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Berlusconi detta la linea: Draghi resti fuori dalla corsa per il Quirinale…….altrimenti rischia anche il posto da premier

Di fronte ai coordinatori regionali azzurri una affermazione assai ambigua: “speriamo che Draghi possa svolgere una funzione importante anche dopo”.

di Daniele Marchetti | 14 Novembre 2021

Tra indiscrezioni dettate, veline diffuse ad arte e frasi “sfuggite” ai sodali, Silvio Berlusconi delinea in modo chiarissimo la posizione di Forza Italia su tutte le questioni in campo: sostegno al Governo, rapporto (anche in vista delle prossime amministrative) con gli alleati e, soprattutto, la corsa al Quirinale.

C’è di tutto nelle parole pronunciate dal Cavaliere di fronte ai coordinatori regionali azzurri. Innanzitutto il bastone e la carota per Matteo Salvini e Giorgia Meloni: «Nessuno di noi immagina né di subire l’egemonia dei nostri alleati, né di costruire alleanze alternative e fuori dal centrodestra». Tradotto: attenzione a sottovalutare Forza Italia!

Quindi l’immancabile lusinga e la rassicurazione per i parlamentari di prima nomina: «Siamo i primi sostenitori del governo Draghi che proprio noi abbiamo voluto e che deve continuare a governare fino al 2023. Sappiamo che l’unità nazionale è una soluzione temporanea e che alle elezioni si tornerà alla contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra».

Poi la bomba (assai ambigua): «Ma speriamo che Draghi possa svolgere una funzione importante anche dopo» accompagnata ad una sottile ma formidabile precisazione: «Draghi funziona in Italia, in Europa e nel mondo».

Infine l’affondo (sotto forma di scherno): «Sento che si fa il mio nome per il Quirinale; una candidatura che mi onora ma che non ho chiesto e che non sollecito in alcun modo ma che sarebbe comunque una dimostrazione della nostra centralità.» e l’ennesima precisazione: «ma nessun giro a vuoto. La mia storia non lo permette».

Tutto specchiato tranne l’avverbio. Tutto si gioca su quel “dopo”. Dopo cosa? Dopo il 2023 (come molti lo hanno interpretato) oppure dopo le elezioni?

Silvio Berlusconi si lascia tutte le porte aperte con quel “dopo” ma non certo per fare la “staffetta” a Mario Draghi come ipotizzato da Alberto Gentili, bensì per l’opposto ovvero per far demordere il Premier dalla corsa al Colle più Alto.

Il Cav. sembra intendere: se tu Mario Draghi ti farai da parte e sarò io il 13° Presidente della Repubblica, potrai contare sul mio appoggio sia per portare a termine il lavoro di Presidente del Consiglio fino al 2023 sia per un posto di prestigio in Europa come possibile Presidente della Commissione (nel 2025).

Ma quel “dopo” potrebbe avere un altro valore assai meno personale e molto più politico. Non riferito alla persona del Presidente azzurro quanto alla posizione di Forza Italia in Parlamento.

Infatti quel “dopo” viene pronunciato successivamente alle considerazioni sulla divisione elettorale come dire: alle elezioni andremo divisi, ma dopo tutto potrebbe essere possibile anche una nuova “unità nazionale” e, comunque, per Forza Italia Mario Draghi resta il papabile nuovo Presidente del Consiglio. Sempre che abbia rinunciato -per tempo- alla corsa al Quirinale.

Uomo avvisato….

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: berlusconi, commissione, considerazioni, draghi, elezioni, europa, governo, italia, lavoro, mario draghi, meloni, parlamento, presidente del consiglio, presidente della repubblica, repubblica, silvio berlusconi, soluzione, sostegno

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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