E’ bastato che Berlusconi accennasse la classica mossa del cavallo per mandare all’aria i disegni dei partiti di opposizione, in particolare del PD, tutti basati sull’ostinata e quasi paranoica demonizzazione dell’uomo di Arcore. Dunque: mentre tutti si aspettavano che il Cavaliere disertasse le udienze dei processi che lo attendono, a cominciare dal Rubygate, il suo difensore, l’avv. Ghedini, ha annunciato a sorpresa che Berlusconi sarà presente ai dibattimenti. Roba da tramortire tutti quanti per anni non hanno trovato di meglio che attaccarsi alla massima “difendersi nei processi, non dai processi”. Le reazioni di costoro alla mossa a sorpresa del presidente del consiglio dimostrano ancora una volta il desolante vuoto di iniziativa da parte di chi vorrebbe proporsi come alternativa al centrodestra. La parola d’ordine, lanciata da Repubblica, ovvero dalla direzione strategica di questo centrosinistra eterodiretto, è che in questo modo Berlusconi vuole trovare una cassa di risonanza per la sua offensiva contro i giudici: insomma, farsi pubblicità. Anche noi lo pensiamo. E allora? E’ l’ennesima dimostrazione che portare lo scontro politico sui temi dei processi e della giustizia non giova al centrosinistra. Se alle prossime elezioni lo scontro dovesse essere su questo, la vittoria di Berlusconi sarebbe assicurata. Ecco perché ( ci ripetiamo perché lo sosteniamo da tempo) il PD farebbe bene a non sfuggire, oggi, al confronto sulla annunciata riforma “epocale” della giustizia. Vada a vedere le carte, e scopra se veramente il progetto annunciato dal ministro Alfano persegue: 1) la parità tra accusa e difesa in modo da assicurare un giudizio equo e imparziale; 2) la responsabilità civile dei magistrati che sbagliano come qualsiasi servitore dello Stato e qualsivoglia libero professionista; 3) la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, in modo che l’indipendenza dei magistrati sia assicurata anche nei confronti di possibili condizionamenti “interni”. Già che siamo in argomento, il partito di Bersani potrebbe anche pretendere che nel pacchetto siano inserite misure da concordare che riguardano la giustizia civile che è praticamente semiparalizzata. Non sono principi scandalosi. Lo scandalo, casomai, è che la “sinistra” italiana se ne sia discostata, talvolta al rimorchio di un tribuno della destra più rozza e retriva come Antonio Di Pietro.
Se il PD avesse questo coraggio (il coraggio di cavalcare temi di sinistra!) raggiungerebbe alcuni buoni obbiettivi. Contribuirebbe a migliorare lo stato della giustizia italiana, come è nell’interesse dei semplici cittadini, quelli che non possono permettersi i costi insostenibili del suo cattivo funzionamento. Toglierebbe a Berlusconi la sua arma elettorale maggiormente efficace. Potrebbe dedicarsi molto più proficuamente ai temi propri di un partito riformista e di sinistra come l’occupazione, le pensioni, la sanità, lo smantellamento senza regole del welfare, il fisco e le pensioni: tutti temi sui quali sarebbe molto più difficile per Berlusconi uscire vincitore alla luce dei risultati concreti del suo governo.
Infine, ma non da meno: si fa ormai fatica a riconoscere nel PD il perno dello schieramento di centrosinistra. Il partito di gran lunga maggiore della coalizione non può esaurire tutta la sua iniziativa nell’applicare i suggerimenti di De Benedetti e del suo giornale o nel cercare di ricucire continuamente con Di Pietro e Vendola o, ancora, nello sfogliare la margherita primarie si, primarie no. Accettare il confronto sulla giustizia sarebbe l’occasione per recuperare iniziativa e ruolo nei confronti degli alleati e agli occhi del Paese.
Nicola Cariglia

Articolo assolutamente condivisibile. Aggiungerei la necessità di reperire in finanziaria la copertura per assicurare uno scivolo con ricco premio di prepensionamento ai magistrati e ai docenti dei dipartimenti di diritto che abbiano compiuto i cinquanta anni. E infine proporrei una revisione radicale dei concorsi per entrare in magistratura.
Ho provato invidia per i giapponesi dopo aver letto sul sito liberalsocialisti.org di Nicola Terracciano la notizia delle dimissioni del Ministro degli Esteri del Giappone per aver ricevuto un contributo di 2 (due) mila euro da una cittadina sudcoreana.
Altri luoghi, altre civiltà.