
“Ministro Tomasz Siemoniak, dovrei dire quello che mi piacque meno di tutti? Una cosa è certa: egli non è un uomo nato per piancere. È un uomo nato per irritare. Avvertire simpatia per lui è difficile.”
Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt ha incontrato a Varsavia il suo omologo polacco Tomasz Siemoniak. Nel comunicato dei due ministri diffuso si fa riferimento sia alla necessità di proteggere i confini esterni dell’Unione Europea sia di minimizzare gli effetti dei controlli ai confini interni definiti “temporanei”. La visita di Dobrindt era attesa perché la Germania ha introdotto controlli alle frontiere che hanno avuto anche l’effetto di ritardare la libera circolazione tra Germania e Polonia. Questi controlli andranno avanti, sebbene l’obiettivo “deve essere quello di ripristinare il traffico senza controlli all’interno dell’area europea di Schengen”, come si legge nel comunicato congiunto. Il ministro Siemoniak ha sottolineato la necessità di una comune lotta alla migrazione illegale e ha aggiunto “intendiamo intensificare con determinazione le nostre misure per rispondere efficacemente alle minacce poste dal contrabbando e dal traffico di esseri umani”. Dobrindt ha invece affermato la necessità di una comune politica migratoria dell’Ue.
Il direttore del servizio di Intelligence Federale (Bnd), Bruno Kahl, ha messo in guardia dal sottovalutare l’aggressione russa. “Siamo assolutamente certi, e abbiamo prove di intelligence a supporto, che l’Ucraina sia solo un passo sulla strada verso l’Occidente”, afferma Kahl nel podcast Table.Today. “Ci sono persone a Mosca che non credono più che l’articolo 5 della Nato (Trattato che prevede che un attacco armato contro uno Stato membro sia considerato quale attacco diretto contro tutte le parti, impegnando ognuna ad assistere la parte o le parti attaccate, facendo ricorso, se necessario, all’impiego della forza armata) funzioni. E vorrebbero metterlo alla prova”, ha aggiunto Kahl. L’obiettivo dei governanti russi, secondo il direttore dell’intelligence tedesca, è espandere la loro sfera di influenza verso ovest: “Vogliono buttare la Nato allo stato in cui si trovava alla fine degli anni ’90. Il processo di dissoluzione (scioglimento) dell’Unione Sovietica si concluse formalmente alla fine del 1991 ma già due anni prima era caduto il muro di Berlino. Vogliono cacciare l’America dall’Europa e useranno qualsiasi mezzo necessario per riuscirci”. Alla luce di questi piani, Kahl ha intuito: “Dobbiamo stroncarla sul nascere. La deterrenza è il modo meno sanguinoso per prevenire la guerra”. La tortura nelle carceri in Russia sta diventando sistematica. Ne sono vittima tutti i prigionieri di guerra ucraini contro cui vengono anche aperti casi penali, i prigionieri politici ucraini e tutti i prigionieri politici russi condannati per terrorismo, mentre non ci sono dati certi sull’insieme dei detenuti politici russi, denuncia in una intervista all’Adnkronos Oleg Orlov, fra i fondatori di Memorial, nel febbraio del 2024 condannato in Russia a due anni e sei mesi di carcere per discredito ripetuto delle forze militari e poi liberato e fatto uscire dalla Russia nello scambio di prigionieri fra Russia e Stati Uniti dell’agosto dello scorso anno. La società civile rimasta in Russia lavora ora in regime di semi o totale clandestinità e continua a fare quello che faceva prima, ovviamente con risultati meno efficaci di prima”. L’attivismo si concentra nel sostegno ai civili ucraini, ai prigionieri di guerra ucraini e dei detenuti politici russi”, rende noto l’attivista. Il rischio per loro è enorme. Ed è un bene non conoscere i loro nomi o dove si trovano. Continua ad aumentare in Russia il numero di detenuti politici. Sono sempre di più. Memorial ha documentato 975 casi certi (qualche anno fa i dossier nel database aperto dall’organizzazione erano 400, lo scorso anno 700). Chi vuole sapere cosa accade, ha la possibilità di informarsi”, dice. “Come rappresentanti della campagna internazionale People First, per la liberazione di chi è stato detenuto dopo l’inizio dell’invasione, ci rivolgiamo a tutti. All’Europa, alla Turchia. Perfino a Trump. Ai Paesi Brics è un raggruppamento di economie mondiali emergenti, formato dai Paesi del precedente BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) che possono davvero influenzare le decisioni di Putin”, conclude Orlov. “Dobbiamo mirare a iniziare i negoziati di adesione dell’Ucraina all’Unione europea entro questo mese, nel corso della presidenza di turno polacca dell’Ue. La sospensione del processo di adesione dell’Ucraina e la manipolazione del processo di allargamento dell’Ue sono per noi inaccettabili”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri lituano, Kestutis Budrys, al termine dell’incontro con la vicepremier ucraina con delega all’integrazione euroatlantica, Olha Stefanishina, tenutosi ieri a Kiev. È controversa.
Giuseppe Basilico

Lascia un commento