Notizie di ordinaria cronaca quotidiana, ovvero episodi di vita che lasciano indifferenti.: “Cinque ragazzi cinesi sono stati insultati e minacciati domenica pomeriggio a Roma da un gruppo di adolescenti”; “Insulti a Firenze nei confronti dei turisti cinesi. In un video un uomo dall’accento fiorentino insulta un gruppo di cinesi che camminano sul Lungarno alle Grazie”; “200 al giorno sono le offese e gli insulti nei confronti di Liliana Segre, senatrice a vita” ; “Ferrara: insulti a ragazzino ebreo a scuola”. Ma ce ne è per tutti, purchè diversi e vittime designate del pregiudizio: “ragazzo di colore aggredito a Bagheria”, “Prima Casal Bruciato, ora Torre Gaia: ancora proteste nella Capitale per l’assegnazione di una casa popolare a una famiglia di nomadi”. E, poi, le violenze e gli insulti contro uomini e donne omosessuali, gli immigrati irregolari ma anche regolarmente registrati all’anagrafe.
La reazione, diciamolo francamente, non c’è. Piuttosto prevale l’ipocrisia, e tutti negano che questi fatti debbano intaccare la solida e stolida certezza che nella nostra bella penisola non possa mettere radici la malapianta del razzismo. “ Il problema – suona il ritornello – è che non abbiamo governato il fenomeno immigrazione ed ora la gente non si sente sicura”. E che c’entrano gli ebrei con tutto ciò? E i cittadini cinesi che vivono da anni in Italia? O i gay?
Difficile assegnare il podio più alto nella gara dell’ipocrisia, perché in questo, destra e sinistra pareggiano. Prova ne sono le reazioni sul voto con il quale il Senato ha autorizzato la magistratura ad accertare (eventualmente fino a regolare processo) se l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini ha agito per un preminente interesse pubblico tenendo segregate a bordo della Gregoretti 131 persone. Lasciamo perdere la risibile giustificazione dell’ex ministro di avere agito per difendere i “confini della patria”. La “difesa dei sacri confini” e “la patria” sono valori troppo seri e importanti per essere strumentalizzati a fini di propaganda. Il fatto sconvolgente è che si è discusso e si discute molto sulle conseguenze che l’eventuale processo potra’ avere sui risultati elettorali: cioè se favorira’ o penalizzera’ la Lega. Chi ha voluto usare argomentazioni più “elevate” si è cimentato sul tema dei rapporti tra politica e magistratura. E’ un argomento che ci sta come il cavolo a merenda. Il Senato, autorizzando il processo, non ha lasciato alla magistratura niente altro che il suo mestiere. Infatti, come previsto dalla Costituzione, è stato proprio il Senato a stabilire, a torto o a ragione, se il comportamento del ministro dell’interno rispondeva ad un rilevante interesse dello Stato. Assente dal dibattito, qualsiasi riferimento ai 131 disgraziati trattenuti a forza, e per giorni, su una nave contro la loro volonta’. Noi non siamo razzisti. E ci abbiamo un cuore grande grande.
Nicola Cariglia

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