La Lombardia è la quinta regione italiana per numero di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, dopo Sicilia, Campania, Calabria e Puglia.Secondo i dati dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), nel solo anno 2016, risultano confiscati in Lombardia 1.266 immobili, ovvero il 7,2% del totale nazionale.Anche il numero delle aziende sequestrate è significativo: sempre stando ai dati dell’ANBSC le aziende confiscate sono 283, dato che fa delle Lombardia la quinta regione per entità del fenomeno, dopo Sicilia, Campania, Calabria e Lazio.Quasi il 50% dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata è già stato destinato agli enti territoriali.Il 41% è in gestione all’ANBSC, il resto è mantenuto allo Stato.Questi numeri molto significativi fanno certamente riflettere sulla presenza, diretta o indiretta, della criminalità organizzata nella nostra regione nel recente passato e del resto la cronaca giudiziaria di questi anni ci ha mostrato il radicamento delle mafie nella nostra regione, soprattutto a Milano e nell’hinterland.Secondo il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (c.d. Codice antimafia), l’azione dello Stato di contrasto patrimoniale alla criminalità organizzata si articola in due grandi fasi:la prima comprende le indagini e l’attività svolta per giungere all’individuazione, al sequestro e alla confisca dei beni, la seconda concerne l’uso che lo Stato e gli enti locali fanno dei patrimoni e dei beni confiscati.La maggior parte dei beni immobili confiscati si trova nella provincia di Milano dove maggiore è la presenza della criminalità organizzata.Ecco qualche esempio, fra tanti.Gli appartamenti in centro città ottenuti con il prestito ad usura, il negozio a Baggio dove si spacciava la droga e da dove partiva il riciclaggio di denaro sporco attraverso la Svizzera, la lavanderia dove si ripulivano i divani in pelle, ma i soldi si facevano con il traffico di stupefacenti e la villa con rifiniture di lusso a pochi passi dall’Abbazia di Chiaravalle, a mostrare una fortuna raggiunta velocemente grazie ai reati più vari, dal furto, al narcotraffico, alla messa in circolazione di denaro falso.I beni confiscati dallo Stato a Milano ed in Lombardia raccontano storie di malavita organizzata, infiltrazioni mafiose, presenza sul territorio e ramificazioni anche nella politica che hanno portato negli ultimi vent’anni a decine di inchieste e di arresti.Operazioni che hanno coinvolto membri e affiliati di famiglie di spicco della criminalità organizzata, nomi noti per la loro presenza e pervicacia nel gestire attività illecite e nel conquistare fette sempre più grandi di affari, dall’import –export della frutta allo smaltimento dei rifiuti.Insomma, le mafie davvero inserite nel sottobosco della società.Attualmente il patrimonio di beni confiscati e trasferiti al Comune di Milano conta 172 unità immobiliari: 163 assegnate e 9 in fase di acquisizione da parte dell’Amministrazione.Come previsto dalla legge, il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata ha un fine strettamente sociale.I dati sull’utilizzo dei beni confiscati evidenziano come la prima finalità sia riconducibile ad obiettivi di politiche di assistenza sociale.Il 42% dei beni viene utilizzato per finalità di housing sociale, il 10% per finalità educative (asili, centri educativi etc), il 16% per assistenza a disabili e anziani.E’, quindi, evidente che, a latere dell’impegno nella gestione dei beni confiscati, lo Stato e gli Enti locali devono anche favorire, con bandi ad hoc, le associazioni del terzo settore che possano gestire questi beni per finalità utili alla collettività.Infatti, si tratta spesso di immobili di cui è necessaria manutenzione costante ed in alcuni casi veri e propri lavori di ristrutturazione.Sovente le associazioni che operano sul territorio e che si occupano di educazione primaria, servizi culturali o servizi sociali non hanno i fondi per la gestione straordinaria di questi beni e devono essere concretamente aiutati, direttamente o indirettamente, con sgravi fiscali.Solo così i beni confiscati alla criminalità potranno davvero essere messi a disposizione della collettività per il bene dei soggetti più deboli e bisognosi, così creando quel senso di riscatto anche simbolico di cui si sente tanto bisogno.
Ilaria Li Vigni (lavocemetropolitana.it)

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