Il Psi tra il1976 e il 1992 è stato benedetto. Di nome e di fatto. Da Benedetto Craxi, detto Bettino. In questi giorni se ne parlerà molto, per lo più senza cognizione di causa, anche da parte di chi lo ha conosciuto e che lo usato per fare fortuna.
Il Psi tra il1976 e il 1992 è stato benedetto. Di nome e di fatto. Da Benedetto Craxi, detto Bettino. In questi giorni se ne parlerà molto, per lo più senza cognizione di causa, anche da parte di chi lo ha conosciuto e che lo usato per fare fortuna. Come in molti libri che lo hanno ricordato.
Io non l’ho conosciuto personalmente. Me lo immagino così. In ordine alfabetico.
Anticonformista. Rivoltò il Psi trasformandolo da un Partito in via di estinzione, al motore della politica italiana. Idee, spunti, proposte non ne furono fatte tante come in quel periodo. Fu l’anticipatore della terza via blairiana.
Arrogante. Più spesso lo era con i forti e faceva bene, ma nell’ultimo periodo lo fu forse troppo con le minoranze del partito e a volte anche con qualche poveraccio. Era anche un suo modo per difendersi, ma spesso esagerò.
Coraggioso Simboli del suo coraggio furono l’episodio di Sigonella, il referendum sulla scala mobile, vinto contro tutti i comunisti, e le battaglie per le libertà fatte contro le lobby.
Decisionista e operativo. Non aveva paura. Se era sicuro che un’azione poteva essere efficace, la portava fino in fondo. Andando anche contro i poteri forti. Che poi lo massacrarono.
Esperto. Conosceva benissimo la politica italiana e internazionale, i sistemi di governo e l’organizzazione necessaria per governare. Aveva fatto fin da giovane della politica la sua grande passione e questo gli permise di arrivare sempre preparato agli incarichi che gli furino affidati
Intellettuali. Ne fece fuori troppi. Giornalisti, universitari, professionisti che non la pensavano come lui. Per ripicca, intellettualmente giusta in alcuni casi, costoro lo indebolirono, denigrandolo.
Lungimirante, innovativo. Questa è una caratteristica che non ha nessun politico odierno. Se riascoltate i suoi interventi negli archivi, potete constatare come riusciva a parlare del futuro come se lo vivesse al presente. E molte delle cose previste, si sono realmente avverate. Le frasi impietose sulla rigidità europea del 1997 sono oggi macigni che se affrontati 15 anni fa sarebbero stati sassolini.
Nemici. Troppo spesso erano i suoi amici, i leccapiedi che gli stavano intorno perché lui (e solo lui) garantiva fama e potere. Molti dirigenti del Psi, appena hanno potuto, gli voltarono le spalle, senza difenderlo. Alcuni, i peggiori, lo difesero postumo.
Onesto. Non era sicuramente un ladro, nell’eccezione etimologica del termine. Ha usato, come molti, forse tutti i Partiti della Prima Repubblica, il metodo del finanziamento illecito, facendolo diventare una prassi sbagliata, che ancor oggi, purtroppo, è usata.
Sinistra. E’ stata la sua unica collocazione, quella naturale. L’ha rinnovata, modernizzata, adeguata ai tempi, contro la cultura bigotto-comunista, maggioritaria nel Paese, ma assolutamente incapace di governare. Non avrebbe mai potuto stare a destra, tra i conservatori.
Trascinatore, leader. Il suo modo di fare, calmo, pacato ma risoluto, con quel ghigno un po’ beffardo era l’espressione della sua leadership. Grande oratore, grande motivatore, ha convinto e dimostrato a molti cittadini italiani che il Psi poteva essere protagonista della sinistra italiana, del riformismo socialdemocratico e dell’Italia moderna. Prima del Muro di Berlino, prima di altri in Europa.
Riposi in pace.


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