Primavera italiana cercasi. Non solo quella meteorologica, che in alcune parti del Paese è già arrivata in largo anticipo con corse al mare e piante fiorite, ma si cerca una primavera sociale ed economica, un risveglio e un riscatto del sistema messo in gran parte in letargo forzato dall’emergenza sanitaria e dalla crisi economica e sociale che ne è derivata. Benedetta primavera!
Pezzi di primavera si trovano qua e là: nell’industria manifatturiera ci sono settori che hanno tenuto abbastanza bene nonostante la crisi sanitaria e i vari blocchi di collegamenti e relazioni, mentre molti settori dei servizi, dal turismo alla ristorazione, dai viaggi al terziario del fitness e del benessere, la primavera è ancora maledetta come nella canzone di San Remo di 40 anni fa di Loretta Goggi. Ci sono aree geografiche e comparti economici che sono veramente alla frutta anzi, come dice un mio amico e collega, dire alla frutta è dire poco sono già al caffè e all’ammazzacaffè e non si sa se i ristori siano utili a riprendersi o un’elemosina finale. Si pensi alle tante attività che hanno vissuto un anno sull’ottovolante tra chiusure comunicate 8 ore prima dell’obbligo di tirare giù la saracinesca e annunci di aperture sventolate come sicure che poi non sono arrivate. Benedetta primavera ben lontana in montagna dove la vera primavera sarebbe stato un inverno di lavoro, ma il lavoro non c’è stato.
Si cerca la primavera del riscatto nelle palestre e nelle piscine che sono ferme e chiuse da tempo immemorabile. Si cerca la primavera nei teatri e nei cinema che non sappiamo neanche più come sono fatti, rispetto ai quali abbiamo perso la memoria dell’atmosfera del cinema e del teatro, l’odore delle poltrone e dei pop corn, il fascio di luce del proiettore e le ombre sullo schermo degli ultimi arrivati.
Si cerca la primavera del riscatto nelle scuole, come si dice, di ogni ordine e grado perché dagli asili all’università, dai liceo agli istituti tecnici e professionali da quel 5 marzo 2020 -che data che tempi!- non è più stata la scuola che conoscevamo. E per la scuola come per tutto il sistema dei servizi non ci sarà un prima e un dopo come dicono in tanti a cominciare dal presidente Draghi, ma ci sarà un lungo durante, un lunga fase di passaggio, quella che si chiama transizione.
Non a caso in questo governo ci sono ben due ministeri che hanno come parola nella loro ragione sociale nella loro definizione proprio la parola transizione: La transizione ecologica che in realtà è proprio un passaggio epocale che coinvolge e attraversa tutte le attività e le scelte, e la transizione tecnologica strumento decisivo per avvicinare e semplificare, per equiparare e riordinare. La primavera benedetta che prima o poi dovremo conoscere non è una stagione soltanto ma un continuo passaggio, un risveglio permanente, un riscatto costante rispetto a debolezze strutturali a cui si sono aggiunte le emergenze epocali. Possiamo avere anche una benedetta primavera in una stagione meteorologica diversa, anche in autunno o addirittura in inverno, se riusciamo a mettere in fila i fattori di risveglio e di riscatto che sono spesso ben individuati e perfino analizzati ma non sono ancora stati risolutivi, non hanno portato risultati al sistema.
La primavera non è solo una rondine libera nel cielo ma un sistema di obiettivi e di metodi condivisi e operativi che innescano una rinascita globale e radicale. Mi si perdoni l’esempio terra-terra ma abbastanza efficace. Se la tagliatella è buona è perché la signora ha fatto una sfoglia perfetta con farina e uova di prima qualità provenienti da galline felici e frumento e mais di qualità. La primavera sarà benedetta se la transizione del sistema interesserà anche le basi più nascoste, le radici più feconde del nostro tessuto sociale ed economico.
Fabrizio Binacchi
Benedetta primavera
Si cerca una primavera sociale ed economica, un risveglio e un riscatto del sistema messo in gran parte in letargo forzato dall’emergenza sanitaria e dalla crisi economica e sociale che ne è derivata.

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