Sono l’immagine del più incomprensibile enigma della recente storia italiana, almeno per il loro ormai sbalordito elettorato, perché invece a noi sembrano tanto leggibili che in certi loro momenti di fasulla autocritica arrivano a farci persino tenerezza, tanto sono presi dal patetico tentativo di darsi una collocazione, prima ancora che una ragione d’esistere, senza mai avere il coraggio di guardarsi veramente allo specchio. Sono loro, i belli senz’anima della sinistra italiana, quelli che ancora si accreditano come i custodi della morale pubblica, i cantori della democrazia partecipata, gli alfieri del cambiamento, gli anticipatori del futuro – ma non riescono a coagularsi intorno ad uno straccio di idea ed a dirci, finalmente e senza più nascondersi dietro ad un dito, chi siano veramente. L’assemblea di Area Democratica è stata l’ennesima occasione mancata, una apparente seduta di autoanalisi risolta nel solito lancio di pietre più o meno pesanti tra correnti che non ha prodotto altro se non l’evidenza di quanto ormai sanno anche nelle più remote province dell’Impero rosso che fu: il Pd è tuttora un partito che non esiste e che non può trovare motivazioni convincenti né per se stesso né per il nostro paese per assoluta mancanza di ragione politica originaria.
Il ritorno sulla scena del partito del grande perdente Veltroni, venditore di fumo e chiacchiere della più bell’acqua, il j’accuse apparentemente appassionato di Fioroni, l’invito al cambio di passo di Fassino, la rinnovata disponibilità di Franceschini, sono solo il segno di piccole, o grandi ma solo nella astiosità, rivendicazioni personali che nulla aggiungono alla sopravvivenza del progetto Pd se non la consapevolezza, per gli osservatori esterni, che questo paese continuerà a fare a meno di una opposizione sensata e costruttiva, e per gli elettori di una resa incondizionata ad un nulla che non accenna in alcun modo ad assumere un qualche connotato di carattere politico, figuriamoci poi ideologico.
La damnatio memoriae che colpisce chi rinnega la propria identità senza peraltro neanche tentare di sostituirla con un’altra, magari più ragionata e convincente, ha irrimediabilmente affondato l’esperimento di mera contabilità bipolare denominato Pd, poiché la fusione a freddo fra Ds e Margherita non ha mai poggiato su basi progettuali certe e determinate, su convinzioni profonde e radicate, su una consapevolezza di sé tale da diventare forza di peso sulla scena politica, ma ha contato solo sul collante antiberlusconiano e su una fuffa sociologica nebulosa e vaga partorita dalla mente veltroniana con l’ausilio delle sue migliori risorse intellettuali: le figurine Panini e la tarda conversione alle missioni umanitarie. Il risultato è una area sempre meno vasta dove allignano velleità di carattere sociale, riformismi di dubbia provenienza ed ancor più dubbia efficacia, propaggini irritanti del cattocomunismo post-conciliare, europeismi buoni solo ad occupare seggi a Strasburgo, puntigliosità da ex primi della classe, moralismi scadenti e scaduti, sindacalismo che vorrebbe riproporsi dominante ma ha perso la presa sugli operai che adesso votano Lega – la Sinistra italiana oggi è tutta qui, in questo limbo senza luci né ombre, chè per proiettarle è necessario avere una statura e qui latita, parecchio e da molto tempo ormai.
Ma quello che ci fa ridere – amaro, si intende, perché il fantasma dell’opposizione è come il fantasma del padre di Amleto, parla con la voce della nostra tormentata coscienza – è sentire, ad esempio, un Fioroni che in assemblea spara: “Credo che sia normale provare rabbia”, senza che questa rabbia abbia la forza morale ed intellettuale di diventare, finalmente, feroce e lucida autocritica. E senza che nessuna voce, giovane o meno, si levi a dire che senza il riconoscimento del proprio passato, degli errori, degli strabismi, della malafede dovuta alla cieca ortodossia, non si va da nessuna parte: ricordiamo chi fummo, prima di dire chi siamo, questo dovrebbero proporsi i leaders del partito, se davvero volessero costruire qualcosa che si distacchi dal passato ma ne porti dietro gli insegnamenti da esso ricevuti e, con questi, una nuova ragione di contemporaneità che sia prima di tutto approccio diverso e costruttivo alla politica vera, non quella di piccolo cabotaggio fra incarichi e rappresentanze istituzionali solo per piantare bandiera e mantenere poltrone dove conta averle.
Il giorno che i D’Alema, i Veltroni, i Bersani, i Fassino smetteranno di rimirarsi nello specchio deformato della loro spocchia primigenia, e decideranno di spiegarci come mai sono rimasti sotto le macerie del Novecento e del Muro di Berlino, riconoscendo gli errori del passato e ripartendo da lì per la costruzione di una nuova identità convincente perché motivata da un impianto ideologico, intellettuale, politico e morale, avremo di nuovo un partito di opposizione che potrà lavorare per il bene di questo paese su basi chiare e propositive – fino ad allora, saremo costretti a farne a meno, il che rende ancora più povera la nostra già incerta democrazia ormai mero simulacro formale e ridotta ad un gioco del Monopoli per pochi, mentre noi stiamo a guardare come se la gestione del nostro paese non ci riguardasse affatto. Intanto il mondo va avanti, e ci piacerebbe che qualcuno di questi grandi uomini ci spiegasse come mai, nel frattempo, nella patria riconosciuta del bipolarismo si afferma una terza forza come ago della bilancia di un sistema più equilibrato e rappresentativo: non sarà che gli inglesi, invece che alle ammucchiate senza senso e senza ragione, credono ancora nel pluralismo come anima fondante della democrazia autentica?!
ChiBo

Caro Paolo, ma loro si presentano come “belli”, equi, solidali, biocompatibili, buoni anzi buonisti, detentori della morale, e chi più ne ha ne metta. Dunque sono belli senz’anima….
Scusa Chiara, ma il pezzo lo dovevi intitolare “Brutti, senz’anima”.
Dove sono i belli?