Gli sbarramenti alti non mettono assolutamente al sicuro le assemblee elettive dal rischio dell’instabilità. Basti guardare alla vita accidentata del Parlamento regionale siciliano.

Da noi tuttavia è una discussione sempre di moda. In genere si comincia a parlarne un annetto dopo il voto e non si smette più. L’eterno tema ha ripreso vigore in questi giorni, pur in presenza di questioni di ben altra urgenza e portata.
Sarà bene che in questa materia il Presidente della Repubblica, cui spetta la parola decisiva, confermi l’intenzione che ha sempre manifestato, e cioè quella di condurre la legislatura al suo termine naturale. E che il Presidente Monti non mostri esitazioni e prosegua nel suo mandato nei tempi previsti, senza prestarsi a strumentalizzazioni di questo o di quello circa le sue intenzioni per il futuro post-elettorale.
Le forze politiche, dal canto loro, ed in particolare il Partito Democratico e l’UDC, che ci interessano particolarmente in quanto nostri principali interlocutori per una eventuale coalizione che punti a governare il Paese, farebbero bene a dare per scontate le elezioni a primavera.
E ad impegnarsi al massimo nel frattempo per correggere e rendere più accettabili alcuni provvedimenti del governo Monti, che in alcuni casi sono eccessivi ed inutilmente iniqui, come nel caso della “spending review”, in particolare per i capitoli riguardanti la sanità e i comuni.
Ed infine si impegnassero per cambiare la legge elettorale. Sulla quale legge elettorale sarà bene precisare, per l’ennesima volta da parte nostra, alcuni punti. La legge “porcata” è stata definita tale, anche dai molti che la avevano approvata o lasciata approvare, per due motivi: le liste bloccate e i premi di maggioranza irragionevoli. Nessuno si è invece lamentato mai delle soglie di sbarramento che quella legge prevede. Tali soglie hanno già impedito l’accesso al Parlamento di numerose forze politiche anche rappresentative e con forti radici storiche, come i socialisti, i verdi, i comunisti.
Ora, manco a dirlo, si parla di ulteriori innalzamenti di quelle soglie per “ridurre la frammentazione”. Senza tenere conto del fatto che, se ci sono stati episodi di frammentazione eccessiva in questo Parlamento, essi sono stati dovuti alle scissioni dai maggiori partiti che hanno dato luogo a formazioni politiche, come l’API, FLI, Popolo e territorio e numerose altre. Si è trattato di gruppi a volte privi di ogni legittimazione popolare ma che si sono invece resi determinanti in passaggi delicatissimi della vita della legislatura.
Del resto le esperienze concrete dimostrano che gli sbarramenti alti non mettono assolutamente al sicuro le assemblee elettive dal rischio dell’instabilità.
Basti guardare alla vita accidentata del Parlamento regionale siciliano.
E allora sarebbe bene lasciare immodificati gli attuali sbarramenti e intervenire, in via legislativa o parlamentare, per scoraggiare i cambi di casacca e la formazione di nuovi gruppi parlamentari. Se si vuole essere seri, naturalmente.

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