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Barcellona: il disastro dei ‘tregediatori’

di Franco D'Alfonso | 9 Ottobre 2017

C’è una parola del dialetto siciliano per indicare la strumentalizzazione di una situazione alzando il tasso di contrapposizione intrinseco di qualsiasi dibattito ed è il verbo “tragediare” .

“Tragediare” è quello che ha fatto il governo spagnolo guidato da Mariano Rajoi, lanciando la Guardia Civil a manganellare vecchi e bambini per impedire l’esercizio comunque pacifico di un voto a supporto di quello che è, comunque lo si valuti, un orientamento politico, continuando a considerare la trattativa per l’autonomia, dei territori che negli ultimi decenni sono stati fondamentali per lo straordinario sviluppo di tutta la Spagna, un “cedimento” del governo di Sua Maestà cui porre rimedio alla prima occasione.

“Tragediare” è quello che hanno fatto i governanti d’Europa con il loro assurdo silenzio, sopravvalutando il rischio di turbare lo spirito da “hidalgos” degli spagnoli di fronte ad un interessamento UE a quella che ostinatamente è stata ritenuta una questione interna alla Spagna ed invece è, a tutto tondo, “la” questione europea del futuro, vale a dire il rapporto fra autogoverno del territorio ed autorità federale o statale che sia.

“Tragediare” è quello che hanno fatto i “catalanisti” di tradizione liberalconservatrice che di fronte al rischio di essere travolti dalla crisi economica come il governo spagnolo tuttora privo di una sua maggioranza, si sono inventati “indipendentisti”, portando lo scontro dal sistema di governo delle autonomie a quello sull’identità nazionale convocando un referendum chiaramente illegittimo ed incostituzionale.

Distinguere diverse identità nazionali in una città come Barcellona, forse la più europea in senso pieno e moderno fra tutte le città, trovare una differenza fra i giovani e le famiglie che affollano a milioni le Ramblas e che poco più di un mese fa sono state bersaglio di un gravissimo attentato proprio per essere rappresentanti della civiltà e dell’identità europea costruita in anni di relazioni economiche, sociali, culturali, familiari fra i tanti popoli del nostro continente che non vivono più di differenze nazionali, ma di assonanze personali, è un errore tragico che può portare a conseguenze inimmaginabili.

Domenica 1 ottobre è stata la giornata della sconfitta di tutti i protagonisti di governo in Catalogna, Spagna, Europa. Perché la sconfitta di classi politiche ed oligarchie di potere pronte a manipolare vita e sentimenti di milioni di persone pur di guadagnare qualche voto non apra la strada, come già successo in passato, ad un’epoca di scontri e divisioni che in ogni momento possono scatenare tragedie vere, occorre che ritorni subito a farsi sentire la voce di chi pensa che l’identità europea sia l’unica da tutelare e che i problemi di Barcellona, Moleenbeck, Lampedusa, Glasgow siano causati da questioni che interrogano tutti noi e che non possono essere lasciati in mano agli imprenditori della paura e dell’odio fra i popoli, dovunque essi siano e comunque si manifestino.

E’ tempo di allontanare i “tragediatori” e di riprendere in mano il nostro destino, quello dei nostri figli e dei nostri genitori, mettendosi, tutti, a disposizione di un impegno civile e politico che inizia proprio sul proprio territorio che abbia come obiettivo la pace, la convivenza e lo sviluppo della collettività, una parola desueta che deve tornare al centro dell’impegno politico, della “buona politica”.

Franco D’Alfonso
Municipalità Metropolitana

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, convivenza, crisi, crisi economica, disposizione, europa, franco d'Alfonso, futuro, genitori, giovani, governo, orientamento, persone, referendum, scontri, spagna, sviluppo

Info Franco D’Alfonso

Conseguita la laurea in Giurisprudenza alla Statale di Milano, prosegue gli studi con il Master Business Administration, MBA conseguito alla Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi. Dal 1984 al 1998 è stato manager in Fininvest e Mediaset, dove ha ricoperto la carica di direttore delle produzioni internazionali. La sua vita professionale in ogni caso è principalmente incentrata sulla consulenza aziendale nel campo della telecomunicazione e dei media, con esperienze in Alfa Romeo, Finmeccanica e Italtel. E’ stato inoltre amministratore delegato di numerose aziende in settori diversi, dalla discografia al turismo. Giornalista pubblicista dal 1975, è editorialista per quotidiani e periodici locali e nazionali. Socialista storico milanese, è animatore di vari circoli e organizzazioni nati dopo la dissoluzione del Psi. Dal 2006 al 2008 è stato vicepresidente dell’ANMC – Associazione Nazionale Mutilati Invalidi Civili di Milano. Dal 1992 al 1997 è stato Consigliere d’amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, nel periodo della direzione artistica di Giorgio Strehler.
E’ stato coordinatore e organizzatore della Lista Milano Civica per Pisapia Sindaco, con il quale ha svolto l’incarico di Assessore al Bilancio.

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