Nelle prime sedute della commissione parlamentare di inchiesta sulle crisi bancarie è emersa una notevole incomunicabilità tra Bankit e Consob, probabilmente dovuta alla diffidenza di Bankit nel comunicare dati sensibili a un organo di nomina politica, che più volte ha avuto a capo personaggi discutibili di designazione berlusconiana. E’ vero che molti funzionari sono stati presi da Bankitalia, ma poi la loro carriera è stata determinata da un organo di nomina politica. E probabilmente quelli rimasti in Bankit hanno un complesso di superiorità nei confronti dei colleghi esodati nelle authorities. Naturalmente, su tutto questo aleggia la cronica incapacità dei nostri legislatori di fare leggi chiare, evitando di sovrapporre funzioni molto delicate.
Tutto ciò premesso, mi sembra che Bankit arranchi nella sua difesa sulle scarse comunicazioni e, soprattutto, visto che la vigilanza è l’unica funzione che le è rimasta, non sembra molto etico che funzionari che hanno condotto ispezioni complesse, che han messo in evidenza grosse criticità, si dimettano da Bankit per passare a lavorare nella banche da loro ispezionate, come risulta essere avvenuto in più casi, e non solo in Veneto. D’accordo, nella burocrazia romana succede di peggio, ma la gente si illude che ci sia una differenza tra i funzionari di Bankit e quelli del comune di Roma…Anche perchè c’è una grossa differenza nelle retribuzioni…
Insomma, il dogma dell’infallibilità del governatore mi sembra molto scricchiolante. Vi darò altre notizie dopo aver letto un pamphlet giornalistico dal titolo “Morte dei Paschi”.
D’altronde, le crisi bancarie han contraddistinto la storia del nostro paese dopo l’Unità, anche se i nostri storici contemporanei non sembra se ne siano accorti , preferendo, se mai, occuparsi di redditizie monografie celebrative delle singole banche …Eppure è una storia importante: è nelle Casse di Risparmio e nelle amministrazioni comunali che si attivano la borghesia e la nobiltà cattolica, impedita di entrare in parlamento dal non expedit; nelle banche popolari invece si determina un condominio con la borghesia massonica al centro nord. La nobiltà nera dello stato della Chiesa si dà al saccheggio della Banca Romana , sotto la guida del principe Pacelli, cugino primo del futuro papa, che finanzia la speculazione edilizia nella capitale del nuovo regno. Le altre due banche di emissione, il Napoli e il Sicilia, restano nelle incapaci mani della nobiltà del decaduto regno di Napoli. E’ la crisi di queste 3 banche che segna il passaggio dall’era crispina a quella giolittiana. E si può immaginare che una delle spinte al Concordato da parte cattolica sia stata la necessità di garantire la continuità della presenza cattolica nelle casse di risparmio, i cui organi erano designati dagli enti locali, diventati organi della dittatura.
Claudio Bellavita

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