
Dopo Ignazio Visco, Fabio Panetta è l’undicesimo governatore della Banca d’Italia.
Il cambio di guardia si è compiuto ufficialmente nella giornata del 1° novembre 2023, con Ignazio Visco che si è spogliato delle vesti di numero uno della Banca d’Italia, consegnandole al successore Panetta, 64 anni, economista e banchiere, ex esponente del Comitato esecutivo della Bce.
Prima di mettere la parola fine al suo mandato, Ignazio Visco ha avuto l’occasione di riassumere il suo pensiero da governatore di Bankitalia nella 99esima Giornata mondiale del risparmio organizzata dall’Acri, che si è tenuta martedì 31 ottobre.
Diverse le questioni trattate da Visco, che non ha risparmiato un monito all’Italia di Giorgia Meloni, nel commentare sia la febbre per i BTP che si è diffusa in questi ultimi mesi tra i risparmiatori italiani, confermata dal doppio successo del BTP Valore, che, più in generale, è considerato il tallone di Achille del debito pubblico italiano, che continua ad angustiare i governi di turno.
Visco ha sottolineato: “Di fatto, le famiglie italiane affidano allo Stato, sottoscrivendo titoli del debito pubblico, una quota non irrilevante della loro ricchezza”.
Di conseguenza, un monito è stato lanciato allo Stato che si sta indebitando con i suoi cittadini, puntando secondo qualcuno alla nazionalizzazione del debito pubblico, Visco ha proseguito: “Come ogni buon debitore, anche l’emittente pubblico (dunque lo Stato, in questo caso il governo Meloni che ha raccolto un bel po’ di miliardi di euro con le due edizioni del BTP Valore) ha il dovere di farne buon uso e di restituirla nei modi e nei tempi promessi. Ma a differenza dei prenditori privati, il compito dello Stato non si esaurisce nella restituzione di quanto preso a prestito. La tutela del risparmio e il suo impiego efficiente richiedono politiche economiche che assicurino il mantenimento di condizioni finanziarie equilibrate, stabilizzino le fluttuazioni cicliche dell’economia e ne migliorino il potenziale di crescita. Per i paesi ad alto debito ridurne l’incidenza rispetto al prodotto è una priorità: un debito eccessivo rispetto alla capacità di crescita riduce gli spazi per le politiche anticicliche, espone l’economia a tensioni sui mercati e aumenta i costi per lo Stato, e in ultima analisi per le famiglie e le imprese. In assenza di interventi, il rapporto debito-Pil rischia di salire”.
Visco ha riconosciuto comunque il processo di riduzione del debito pubblico che l’Italia è riuscita a portare avanti rispetto al boom segnato durante il periodo più buio della pandemia Covid-19, che ha costretto i governi a lanciare diverse misure di stimolo per proteggere le imprese e le famiglie affermando:
“Nel 2022 in Italia il rapporto tra debito pubblico e prodotto (interno lordo) è stato pari al 141,7 per cento, il più elevato nell’Unione europea dopo quello della Grecia, anche se non va trascurata la significativa riduzione occorsa dopo il forte aumento connesso con la pandemia: alla fine di quest’anno quasi 15 degli oltre 20 punti di incremento registrati nel 2020, oltre la metà dei quali dovuti all’effetto meccanico del denominatore, saranno stati riassorbiti”.
Dall’altro lato Visco ha avvertito: “Nel prossimo triennio, tuttavia, la flessione attesa nei programmi del Governo è marginale, visto che, nel 2026 il debito sarebbe pari a poco meno del 140 per cento del PIL”.
Non solo: “Successivamente, in assenza di interventi, il rapporto (debito-Pil) rischierà di salire. In prospettiva, infatti, il costo medio del debito dovrebbe tornare a collocarsi su livelli più elevati del tasso di crescita nominale dell’economia e diventeranno più rilevanti gli impatti dell’invecchiamento della popolazione sulla spesa sociale”.
Questi fatti dovrebbe rendere ancora più responsabile lo Stato, che si è imbarcato con il governo Meloni nell’impresa di convincere i risparmiatori italiani ad accollarsi ulteriori fette di debito pubblico del made in Italy.
L’appello di Meloni finora è stato accolto dai risparmiatori, ma preoccupa Visco che con il discorso proferito alla 99esima Giornata mondiale del risparmio, ha reso noto: “Nei primi sei mesi di quest’anno, in particolare, si sono registrati oltre 70 miliardi di acquisti netti di titoli del debito pubblico, un valore molto elevato nel confronto storico. Al punto che la quota di questi titoli detenuti direttamente dalle famiglie sul totale delle loro attività finanziarie ha raggiunto il 4,2 per cento, il valore più alto dal 2014, mentre quella dei depositi il 26,0 per cento, il valore più basso dal 2008”.
Il discorso di addio di Ignazio Visco ha praticamente confermato il monito che l’ex numero uno di Bankitalia aveva già lanciato all’inizio di ottobre, quando l’ansia scatenata sui mercati dalla pubblicazione della Nadef (Nota di aggiornamento al Def) del governo Meloni lo aveva portato a consigliare alla presidente del Consiglio e all’Esecutivo, con una intervista rilasciata al Financial Times (FT), di dare ascolto ai timori che gli investitori tornavano a esprimere nei confronti del debito pubblico italiano e dei BTP.
Visco aveva detto: “Ovviamente bisogna comprendere il motivo per cui i mercati potrebbero essere preoccupati.” Visco, tra l’altro, ha aggiunto, di non credere che quei movimenti dello spread (scattato subito dopo la pubblicazione della Nadef oltre la soglia dei 200 punti base) e poi anche dei tassi decennali dei BTP (che arrivavano a sfondare la soglia del 5%), fossero frutto di “una speculazione” contro l’Italia.
Questa, invece, la convinzione di Ignazio Visco: “Credo piuttosto che si tratti di una preoccupazione sul potenziale di crescita di lungo termine dell’economia italiana (dunque del Pil)”.
Preoccupazione che sarà stata a questo punto alimentata ulteriormente da quella crescita pari a zero che il Pil dell’Italia ha riportato nel corso del terzo trimestre del 2023, messa in evidenza dalle stime preliminari comunicate giorni fa dall’Istat.
Non sarà dunque facile il compito del successore di Ignazio Visco, Fabio Panetta, nuovo governatore di Bankitalia, che finora si è messo in luce per essere stato tra gli esponenti più dovish del Comitato esecutivo della Bce, avvertendo Lagarde e i falchi dell’Eurotower sulla necessità di “non guidare come pazzi a fari spenti nella notte”, con le loro strette monetarie lanciate in modo incessante per contrastare la crescita dell’inflazione dell’area euro.
Agli inizi del 2023, Panetta sottolineava: “Emerge quindi l’esigenza di considerare il rischio che la stretta monetaria possa rivelarsi eccessiva. Dopo anni di bassa crescita, una nuova recessione potrebbe danneggiare in modo permanente la nostra capacità produttiva e pregiudicare le opportunità di lavoro, soprattutto per i cittadini economicamente vulnerabili. Anche se venisse successivamente corretto, un eccesso di rigore monetario risulterebbe inevitabilmente molto costoso, data la scarsa flessibilità dell’economia europea”.
Dal canto suo, l’ormai ex governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha ricordato come la Banca Centrale Europea sia stata costretta ad alzare ininterrottamente i tassi, prima della pausa della scorsa settimana, in quanto arrivata troppo tardi a capire la portata della crescita dell’inflazione nell’Eurozona, dopo aver ignorato avvisaglie che avrebbero dovuto invece farla scattare sull’attenti.
Visco ha commentato di fatto le strette monetarie varate dalla Bce facendo notare: “Vi è chi ritiene che tale intensità sia dovuta a un possibile ritardo della politica monetaria nel contrastare fattori inflazionistici già in atto dai primi mesi del 2021, quando, anche e soprattutto grazie all’inizio della campagna di vaccinazione, già erano venuti meno gli straordinari timori connessi con l’esplosione della pandemia.
Si suggerisce, in particolare, che siano stati gli errori nella previsione della dinamica inflazionistica, peraltro non confinati al livello delle banche centrali, ad aver determinato tale ritardo e che se l’azione di politica monetaria fosse stata anticipata si sarebbero contenuti sia l’eccessivo rialzo dei prezzi occorso nell’ultimo biennio sia la forte decelerazione dell’attività economica osservata nell’anno in corso”.
Detto questo, Visco ha detto di ritenere che “l’orientamento del Consiglio (direttivo) a mantenere i tassi di riferimento sugli attuali livelli per un periodo sufficientemente lungo, a regolare, cioè, la persistenza della nostra azione più che la sua intensità, sia una decisione saggia”.
Intanto, la Bce ha dato il benvenuto a Piero Cipollone, che sostituisce Fabio Panetta, diventato numero uno di Bankitalia.
L’Eurotower ha fatto gli auguri di buon lavoro a Cipollone, in vista del suo “mandato di otto anni”. La Banca Centrale Europea ha aggiunto: “Molti ringraziamenti a Fabio Panetta e buona fortuna nel suo nuovo ruolo di governatore della Banca d’Italia”.
Dunque, dal primo di novembre sono diventate effettive le nomine di Fabio Panetta alla guida di Bankitalia e di Piero Cipollone nel board della Bce.
In una nota diramata da Palazzo Koch si legge: “Fabio Panetta assume oggi la carica di governatore della Banca d’Italia, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica del 10 luglio 2023, succedendo a Ignazio Visco, mentre Cipollone, già vice direttore generale della Banca d’Italia, termina il suo incarico nel Direttorio per far parte da oggi del Comitato esecutivo della Banca centrale europea”.
La Banca d’Italia è stata istituita nel 1893, per effetto della legge 449/1893. La sua operatività è iniziata il 1 gennaio del 1894. A quell’epoca la massima carica della Banca non era un governatore, ma il direttore generale. Fino al 1899 il direttore e i suoi due vice formavano un Collegio di direzione. Lo statuto approvato con decreto del 18 giugno 1899 abolì il Collegio di direzione e ridusse da 2 a 1 il numero dei vice direttori generali.
Il direttorio fu istituito con la riforma statutaria approvata con Regio decreto 1404/1928. Prevedeva un governatore e, a lui subordinati, un direttore generale e un vice direttore generale. Nel 1969 i vice tornarono a essere due. Con la legge “Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari”, la 262 del 2005, il direttorio è configurato come un organo collegiale composto dal governatore, dal direttore generale e dai vice direttori generali.
Sulla poltrona di governatore della Banca d’Italia si sono seduti, nell’ordine:
Bonaldo Stringher (3 luglio1928 – 24 dicembre 1930);
Vincenzo Azzolini (10 gennaio 1931 – 4 giugno 1944);
Luigi Einaudi (5 gennaio 1945 – 11 maggio 1948);
Donato Menichella (7 agosto 1948 – 17 agosto 1960);
Guido Carli (18 agosto 1960 – 18 agosto 1975);
Paolo Baffi (19 agosto 1975 – 7 ottobre 1979);
Carlo Azeglio Ciampi (8 ottobre 1979 – 29 aprile 1993);
Antonio Fazio (4 maggio 1993 – 20 dicembre 2005);
Mario Draghi (29 dicembre 2005 – 31 ottobre 2011);
Ignazio Visco (1 novembre 2011 – 31 ottobre 2023);
Fabio Panetta (dal 1 novembre 2023).
Luigi Einaudi e Carlo Azeglio Ciampi sono stati eletti Presidenti della Repubblica Italiana. Inoltre, Carlo Azeglio Ciampi e Mario Draghi hanno ricoperto la carica di Presidenti del Consiglio dei Ministri. Mario Draghi è l’unico governatore che è stato presidente della BCE.
Salvatore Rondello

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