Considerati ai confini della periferia dell’Europa, che normalmente comprende Italia, Grecia e Spagna, i Balcani occidentali sono tornati alla ribalta grazie a un rinnovato slancio del loro processo di adesione. La recente strategia della Commissione europea per l’allargamento ha infatti sottolineato come il destino dei sei Paesi dell’Europa sud-orientale, ossia Serbia, Montenegro, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Albania e ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom), sia quello di diventare membri dell’Unione a tutti gli effetti entro il 2025.
Uno scatto delle istituzioni con diverse motivazioni
Questo scatto propositivo da parte delle Istituzioni europee è sicuramente dovuto a diversi fattori. Da un lato, è una risposta europea alla Brexit e al fatto che sarà proprio Londra ad ospitare il prossimo vertice del Processo di Berlino, un Summit intergovernativo nato su impulso tedesco nel 2014 per rilanciare il dialogo sull’ allargamento europeo.
Dall’altro, l’Unione europea, come sottolineato dal nuovo approccio della Strategia Globale (EuGs), ha tra i suoi obiettivi quello di proteggere i propri cittadini e Stati membri. I Balcani occidentali si trovano già all’interno dei confini dell’Unione, pur non facendone parte, e rappresentano in questo frangente un pericolo alla sicurezza dei Paesi membri. Senza una chiara prospettiva europea, i sei Paesi balcanici potrebbero cedere alle ingerenze di stampo politico, culturale, sociale ed economico delle grandi potenze regionali che li circondano, come la Russia, la Turchia, i Paesi del Golfo e persino la Cina, che sta investendo moltissimo nella regione.
Inoltre, nel caso in cui l’accordo sui migranti con la Turchia non dovesse tenere, i Paesi dell’area diventerebbero di nuovo una via facile per le ondate migratorie da Asia, Africa e Medioriente verso la più ricca Europa occidentale. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2018/03/balcani-allargamento-ue-33/

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