Per questa serata al Politeama di Prato, giovedì 24 Marzo, potremmo dire: “All list volbracht”, ovvero “Tutto è compiuto” in questa composizione del vasto repertorio della musica sacra barocca. Ospite della Camerata, infatti, ed interprete della “Passione secondo Giovanni” numerata come la BWV 245 di Johann Sebastian Bach, è il St. Jacob’s Chamber Choir di Stoccolma, diretta dallo statunitense Gray Garden. Tra i più celebrati d’Europa, quello scandinavo è il vincitore di numerosi festival, come “l’European grand Prix” nel 1992 ed altri concorsi, apprezzato e conosciuto da tempo in Italia. All’ascolto un vasto pubblico, che a Prato non manca ad appuntamenti di questo rilievo, Gray Garden ha condotto uno dei lavori di musica sacra più importanti del grande musicista tedesco. Bach scrisse due Passioni, la prima, questa di oggi, e la “Passione secondo Matteo”. Le due opere hanno impostazioni e lunghezza differenti; quanto teologica la prima, tanto drammatica e teatrale, la seconda e di durata doppia. Nonostante la “durezza” di questa opera, che descrive attraverso l’Evangelista la passione di Cristo, i tratti corali e le voci soliste, hanno stimolato sul pubblico un’attenta meditazione. E’ il coro d’apertura, derivato nel testo, dai capitoli 18 e 19 del Vangelo secondo Giovanni, almeno per i primi tre versi dal salmo VIII, l’architrave dell’opera rappresentata per la prima volta a Lipsia il venerdì Santo del 7 aprile1724. Due ore di musica sacra, eseguita da un eccellente coro e dall’orchestra, capace, duttile, rigoroso quanto l’interpretazione dei solisti, molto apprezzati. Tutto lo spirito sacro e severo raccolto nella descrizione musicale degli episodi della passione, raggiungono, nel cromatismo musicale, l’esperienza del percorso cristico, espressione dell’austero Pietismo luterano, vertici d’alta poesia. L’aspetto teologico qui si fa pressante e mal s’addice alla mia anima di laico. La musica riesce, però, ad oltrepassare i confini della metafisica religiosa, comunica sempre qualcosa in più ad ogni ascolto. I due grandi cori della Turba, animati e ripetitivi, lungo il percorso dell’opera, percuotono l’animo di chi ascolta traendo dal simbolismo della legge di Mosè, una volontà disattesa dall’uomo, quella di non uccidere. Le tenebre non raccoglieranno la luce, in fine. Per il credente è un inno di fede armonizzato nel credo. Chiude il corale, l’intensa Passione secondo Giovanni nel linguaggio antico delle cantate, una serata percepita per pensare ed amare la musica di Bach.
Enrico Martelloni

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