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Avanzi di tirannia, solo proletaria?

Per i comunisti la morale va immolata di diritto o di fatto su l’altare della produttività tassabile o rapinabbile a norma di legge.

di Franco Luceri | 4 Settembre 2017

Che il primo grande problema de l’Umanità siano stati, siano e saranno i padroni, credo lo sappiano bene pure loro. Quindi il bravo Karl Marx non s’è perduto in chiacchiere, cercando di capire come cavare dal fuoco la patata bollente del rapporto conflittuale lavoratori-padroni, senza allungare l’elenco già chilometrico dei grandi ustionati.

Ma come tutte le idee innovative, anche la sua ha spaccato l’Umanità in credenti ad est ed eretici ad ovest. I comunisti credenti hanno capito che nella guerra lavoratori-padroni non ci sarebbero mai stati armistizi durevoli, e per far cessare definitivamente le ostilità si doveva scippare i lavoratori dei loro nemici di fiducia: i padroni; dichiarando fuorilegge la proprietà e  proprietari. E passando così dal capitalismo vizioso alla virtuosa dittatura del proletariato.

Così l’abolizione giuridica del padroni, istituzionalizzando la pace, ha scippato di fatto i lavoratori dell’immenso piacere di distruggere ricchezza ai padroni, fingendo di produrla. Chi ha continuato per tre quarti di secolo a non produrre o a distruggere risorse, lo ha fatto a danno dei lavoratori produttivi.

Diversamente da Russia e Cina, Europa e America invece hanno deciso che la guerra è più produttiva della pace e ci hanno visto giusto con questa variante filosofica del comunismo chiamata liberismo.

Finché sono produttivi de l’ovetto fresco della ricchezza, non importa se tirata su onestamente come profitto o da criminali come refurtiva, alle grandi o grandissime galline dalle uova d’oro, chiamate padroni o paperoni miliardari, non va torto il collo manco con una carezza.

Mentre i medi e i piccoli pennuti, (leggi padroncini onesti) con scarsa o scarsissima capacità a reggere la guerra della concorrenza disonesta, e già spennati dal mercato, vanno avviati ai mattatoi sindacali, burocratici, finanziari e fiscali, straripanti di onestissimi strozzini ed esattori, per la definitiva sgozzatura a norma di legge.

Se stentano a capire che i comunisti vogliono solo padroni produttivi che ingrassino di tasse la classe dirigente idiota, ladra e parassita, e non importa un caxxo se i profitti li distillano corrompendo, o sfruttando e uccidendo lavoratori, o importando schiavi da macellare a basso costo, o prostituendo le loro donne fino alle bisnonne e trisavole. Per i comunisti la morale va immolata di diritto o di fatto su l’altare della produttività tassabile o rapinabbile a norma di legge.

A questo porcaio giuridico finto liberale e vero comunista, avrebbero dovuto ribellarsi le vittime: i piccoli e piccolissimi lavoratori “autonomi” onesti. Mentre i grandi industriali e banchieri nati farabutti dalle origini del genere umano, fiutando l’affare, hanno pilotato il mondo della cultura a sostegno del comunismo, perché senza sporcarsi le mani, gli liberava il mercato da quel fritto misto di lavoratori autonomi onesti e capaci, ma ciechi come talpe, perché non vedono e non vedranno mai in che rapporto sono in Italia comunisti e liberali: i caporali e i miliardari.

I liberali fanno il loro mestiere, proteggono i grandi padroni, lasciando ai comunisti rapaci, l’onestissimo lavoro di caporali che offrono ai grandi padroni (leggi macellai) agnelli da macellare: lavoratori da sfruttare e uccidere e piccoli imprenditori da istigare al suicidio dopo averli ripuliti come lische di pesce.

Non so se il povero Karl Marx aveva previsto questa orrenda degenerazione della sua filosofia politica: dal comunismo dei lavoratori, al comunismo salva banchieri, che usa l’intera umanità come fosse limone per le spremute di profitti pubblici e privati, truffaldini o letteralmente criminali.

Questa è la mia umile opinione. I veri assassini dei lavoratori e dei poveri sono due: i comunisti venduti o prostituiti ai banchieri e ai padroni di tutte le razze, per sfruttare o uccidere lavoratori e classe media; e i banchieri che usano i comunisti da salvagente anti bancarotta.

Se questi sono i limiti fisiologici della democrazia, da Platone a Rousseau nessuno avrà ragione di rivoltarsi nella tomba. E non lo farà nemmeno Marx, sapendo bene che la grande marea dei lavoratori, incapaci di essere autonomamente produttivi,  ha solo due possibilità di sbarcare il lunario: vendere o svendere la propria prestazione lavorativa ai padroni.

Quindi, impedire ai padroni di produrre ricchezza onesta è un crimine anche contro i lavoratori. Istigarli a colpi di rapine tributarie e persecuzioni burocratiche ad evadere o a violare la legge per non fallire, è un altro crimine. E perseguitarli tanto da istigarli al suicidio, è un doppio crimine contro l’uomo e l’umanità di cui tutti dovremmo vergognarci, e in primis le procure e i giudici che da sette decenni, davanti alle mostruosità giuridiche a danno dei piccoli e piccolissimi imprenditori italiani, si fingono sordi, muti e ciechi.

 

Franco Luceri

Pubblicato in : EditorialeTag: agnelli, capitalismo, cina, classe dirigente, comunismo, democrazia, europa, italia, lavoro, Liberali, mercato, mondo, sostegno, tasse, usa

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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