Il caso non è molto noto, ma è
tipico della burocrazia e se portato alle conseguenze logiche, sarà esplosivo.
Stiamo parlando dell’IVA non pagata dalle autoscuole dal 1972, non per loro
evasione/negligenza, ma per responsabilità del Fisco italiano, che sembra non
avere intenzione di farsene carico visto che richiede alle autoscuole di
versare il 22% di IVA per gli ultimi cinque anni (per gli anni prima il
pagamento è prescritto)… e le autoscuole potranno fare altrettanto nei
confronti dei loro clienti di questi ultimi cinque anni.
Il caso. Un’autoscuola tedesca, a cui era stata negata
l’esenzione dell’IVA come avviene in Italia e Spagna, si è rivolta alla Corte
di Giustizia europea che, lo scorso marzo, ha detto che aveva torto e che tutte
le autoscuole europee devono pagare questa imposta. L’Agenzia delle Entrate si
è subito mossa, con provvedimento retroattivo, ed ha chiesto gli arretrati per
gli ultimi cinque anni, a partire quindi dal 2014.
Le autoscuole, ovviamente, sono in agitazione ed
hanno previsto già diverse iniziative.
La questione però non riguarda solo le
autoscuole, ma anche tutti coloro che in questi anni hanno usufruito dei loro
servizi. A cui, sempre entro i cinque anni di prescrizione, le autoscuole
potrebbero intimare di pagare il dovuto a colmare l’imposta. E sarebbe una cosa
giusta, da parte delle autoscuole. Ma sorge un problema pratico. Ogni
autoscuola dovrebbe chiedere ad ogni suo cliente che ha questi requisiti, di
versare il dovuto. La richiesta in sé ha comunque un costo, e siccome è molto
probabile che ad una semplice richiesta per posta ordinaria saranno in pochi ad
ottemperare (anche perché alcuni indirizzi non saranno più validi, e per
rintracciarli all’anagrafe ci sono da sostenere ulteriori costi), le autoscuole
dovranno sostenere nuovi costi dovendo procedere con una diffida tramite
raccomandata A/R… a cui non è detto che tutti ottempereranno, per cui, non si
può escludere che le autoscuole debbano attivare le procedure giudiziarie del
caso.
Insomma: un macello! Da una parte per le
autoscuole (che devono pagare e spendere per recuperare il recuperabile),
dall’altra gli utenti/clienti di queste autoscuole che si vedono richiedere
questa imposta. Entrambi i soggetti (autoscuole e loro clienti) solo “salvati”
in parte grazie alla prescrizione quinquennale… che se fosse tutto applicato
dal 1972… fantafisco… ma è bene ricordarlo! Fortuna per quelli prima del 2014!
Tutto questo accade per una ottemperanza del
Fisco italiano che in tutti questi anni ha interpretato in modo no-IVA le norme
del 1972. E che solo per caso, dopo la sentenza della Corte di Giustizia, si è
“svegliato”.
Se si lascia il tutto così come sta procedendo,
il “macello” è triplo:
1 – economico per autoscuole e utenti;
2 – economico per il Fisco, che dovrà spendere
non poco per recuperare il dovuto… e non è detto che alla fine 2+2 faccia 4,
cioè che ci sia un tornaconto economico per lo Stato;
3 – politico, visto che tutti i soggetti
coinvolti si sentiranno presi in giro a dover pagare per colpe non loro e, cosa
abituale purtroppo, la loro fiducia nello Stato diminuirà ancora e non si
sentiranno incivili e asociali quando, alla prima occasione e possibilità,
potranno fregare il Fisco.
Allo stato dei fatti, quindi, le soluzioni
burocratiche non ci sono, se non quelle di cercar di far pagare chi di dovere,
visto che dal punto di vista normativo la vicenda è ineccepibile.
Esiste a nostro avviso solo la soluzione
politica. Un provvedimento legislativo che faccia piazza pulita del trascorso,
una valutazione sull’imposta così come previsto nelle norme del 1972 e, nel
caso, cambiare queste norme oppure prendere atto che dal giorno xx (del futuro
e non del passato) questa IVA è dovuta.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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