L’anticipazione del Governatore di Bankitalia Vincenzo Visco su una crescita “intorno”, forse sopra al 5% del PIL nel 2021, annunciata nel corso del suo intervento all’Assemblea dell’ABI, l’associazione delle Banche italiane, ha dato un segno quasi ottimistico ad un evento per tradizione non solo serioso ma austero e pedagogico.
Di più: questa Assemblea 2021 è apparsa un’occasione per far emergere qualcosa di ancora più importante, quasi una svolta.
L’ultimo incontro pre-pandemia, quello del 2019, era stato ancora segnato da un’ondata culturale e politica di ostilità profonda verso il mondo delle Banche e della Finanza. La stessa Banca d’Italia aveva conosciuto polemiche non consuete in occasione del rinnovo del Governatorato di via Nazionale, ma soprattutto un’intera campagna elettorale, quella del 2018, era stata condotta usando crisi bancarie, che pure riguardavano il 3% del sistema, come clave da comizio. Crisi peraltro risolte con impiego prevalentemente di risorse del sistema bancario, e con processi aggregativi che avevamo riassorbito situazioni difficili ma superabili, oggi in buona salute. I casi di mala gestione erano e sono oggetto di attenzione della Magistratura. Una sola grande Banca, MPS, rientrava in orbita pubblica, dopo l’illusione di restituirla al mercato, peraltro ancora teoricamente possibile.
La pandemia ha rimesso in fila le vere priorità e paradossalmente il Draghi allora demonizzato pur avendo salvato l’euro (o proprio per questo?) è ora chiamato da un largo consenso a mettere ordine dopo una stagione di improvvisazioni, sprechi e incompetenze.
In questo quadro è dunque apparso più credibile il forte richiamo che il presidente ABI Antonio Patuelli ha fatto alla “superiorità morale dell’economia di mercato” quando si esprime nel rispetto della “dignità umana e della libertà”. Da qui la sua condanna, diremmo einaudiana, del “vuoto morale” contrapposto alla “rigida rettitudine” del Catone dantesco con cui ha concluso la sua relazione ricordando da buon ravennate il Poeta nell’anno centenario.
Aggiungendo un punto importante, con citazione di Tocqueville, e cioè che un sistema finanziario equo ed efficiente è condizione di tenuta del “tessuto sociale e democratico”.
Dunque, un’Assemblea diversa da molte del passato, forse per la particolare coincidenza di un ex Governatore oggi a Palazzo Chigi e un ex vicedirettore generale di Via Nazionale oggi Ministro dell’economia.
I tre protagonisti – Patuelli, Visco e Franco – non hanno taciuto ciascuno per la sua parte i motivi di differenza, ma lo hanno fatto con i modi felpati dei piccoli e grandi distinguo, da cogliere nelle pieghe di discorsi di taglio apparentemente solo tecnico.
Patuelli, ad esempio, ha criticato l’incostituzionalità dell’IRAP e l’eccessiva severità delle norme sul default e sul calendario di deterioramento delle crisi bancarie che Visco ha invece sostenuto. Franco è stato più prudente del Governatore sulle prospettive di uscita dalla crisi.
Se Visco ha ricordato la crescita fino ad oltre 1400 miliardi dei depositi di imprese (+16%) e famiglie (+7%), Patuelli ha chiesto allora una fiscalità premiale per sbloccare risorse per gli investimenti.
Il capitolo, assai ampio, dedicato dal Governatore alle Casse Rurali dovrebbe essere riletto con attenzione dagli amministratori delle più piccole, che stentano ad aggregarsi. E’ illusorio, per istituti troppo fragili, l’accesso efficace al mercato dei capitali e in generale a sfide che sono soltanto cominciate.
Di PNRR ha parlato soprattutto Franco, meno gli altri relatori, ma il Ministro non ha nascosto le difficoltà sia quantitative che qualitative, quest’ultime condensate nella necessaria rapidità e nella complessità delle riforme da realizzare. Tra queste, fondamentale quella del fisco, per la quale ha promesso a fine mese un testo (orientato ad una “politica espansiva e meno onerosa per la produzione”) che davvero la dirà lunga sulla capacità complessiva dell’intero Governo di girar pagina con il passato.
Beppe Facchetti

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