
(fonte Wikimedia Commons)
Attenti al lupo diceva e cantava l’indimenticato Lucio Dalla ma qui bisogna dire attenti al buco, visto che ormai sono più le strade massacrate dai crateri di quelle sane per asfalto omogeneo. Non si vuole dare colpe qui e là, a questi e a quelli, ma il fatto che le strade siano in gran parte e in tante parti dissestate è una pura prevalente verità. Una triste verità. Dissestate è poco per dare l’idea, alcune risultano proprio massacrate: buche, avvallamenti, discese improvvise verso la banchina, sgretolamento dell’asfalto, crateri allargati da un giorno all’altro. In una notte di pioggia insistente. Un destino cinico e baro. Il problema è che il destino ci riserva, a sorpresa, anche un gradino d’asfalto laddove non te lo aspetteresti: all’imbocco di un cavalcavia, all’inizio di un ponte. Non è bello, non è sano, non è sicuro. Non è rassicurante.
Cito un caso a titolo d’esempio. Raccordo provinciale Borgoforte-Gonzaga, svolti per andare alla superstrada Mediopadana e sulla tratta “cavalcaferrovia” della Mantova-Modena ti trovi un gradino, un vero scalino inatteso e inopportuno. Che fare? Sperare nella resistenza di pneumatici vari, confidare sulla resilienza degli ammortizzatori. Ah la resilienza!
Meno male che abbiamo gli ammortizzatori: con le strade massacrate che abbiamo in giro per il territorio dobbiamo ringraziare il destino e il progresso che ci hanno regalato gli “ammortizzatori”. Pensate un attimo se non ci fossero gli ammortizzatori, pensate se le nostre auto, i nostri camion, i nostri suv avessero gli stessi sistemi delle carrozze del Settecento o dell’Ottocento? Quelle delle regine e dei re, quelle dei nobili e dei lord. Addio schiena, addio colonna vertebrale, addio anche! Addio cervicale. Anche le anche soffrono.
Buchi e buche ovunque, crateri dappertutto, mini e maxi, asfalto che cede al primo trasporto eccezionale o alla prima ondata di freddo e gelo tardivo, o fuori luogo. Strade comunali, strade provinciali, strade statali non v’è differenza e rifugio, ovunque trovi qualche pericoloso pertugio. Scusate, mi scappa la rima! E il pertugio sull’asfalto non porta smalto ma ti fa fare un salto che spesso toglie lo smalto. Del viaggio e dell’automezzo. Slalom tra le buche vecchie e nuove: ormai circola tra gli automobilisti, abituali di un certo percorso, una specie di mappa del buco, che viaggia via WhatsApp, e che indica i tratti e i pezzi di strade dell’intorno che hanno buche intollerabili e insopportabili, quelle che fanno fuori pneumatico e a volte pure cerchione. Cerchione, cerchio delle mie brame dimmi in anticipo dov’è il “bucone” del reame, sarebbe la filastrocca adatta di tanti automobilisti.
I rischi sono essenzialmente di due tipi. Il primo è quello del buco piccolo ma profondo, tipo 8 o 10 centimetri, che si può evitare ma a costo di sterzata improvvisa che rischia di portare fuori corsia il veicolo, quindi sbattere sul veicolo che viene eventualmente in senso contrario o finire rovinosamente sulla banchina, molto spesso dissestata. Attenzione: banchina dissestata sarebbe un segnale utile, vieppiù. Il secondo rischio: il buco più esteso e apparentemente meno profondo, che però contiene addentellati e sgranature di evidente immediata pericolosità. Strade, strade del reame siete l’assillo del catrame e anche delle nostre brame di sicurezza e velocità.
Ci sarà l’autonomia differenziate dall’asfalto? Manto stradale più uniforme, meno buche, banchine più banchine. Non che in autostrada manchino buche: alcuni tratti della Brennero e alcuni pezzi dalla Sole hanno asfalti con sussulti, ovviamente non le buche delle provinciali, ma una volta, eh una volta!, non sarebbe mai accaduto. C’è un declino dell’asfalto? C’è un deperimento del bitume? C’è una trasformazione chimico-fisica della strada? E noi che possiamo fare? Armarci di santa pazienza e di buco-visori che ci annunciano in anticipo buche e crateri, banchine cedenti e asfalti morenti. Lo sbriciolamento è un fenomeno, diremmo, diffuso democratico e intersettoriale. Basta fare una “googolata” veloce e vengono elencati centinaia di casi di strade e viali, provinciali e statali che non resistono all’usura e al maltempo. La rete poi ha sempre una marcia in più: se digiti in un motore di ricerca le parole chiave strade asfalto sbriciola ti offre come primo risultato un sito, ovviamente sponsorizzato e indicizzato, di una azienda che aggiusta strade e subito dopo una sfilza di casi di strade sbriciolate degli ultimi mesi e anni, da nord a sud, da est a ovest.
Un fenomeno democratico appunto. Ma mal comune, in questo caso, non è mezzo gaudio. Centinaia di casi gravi e meno gravi. Attenti al buco.
Fabrizio Binacchi

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