
Gli intimi di Sergio Mattarella sono tutti dello stesso avviso. Dicono: “Lo hanno votato perché non lo conoscono”. Insomma, se qualcuno – il nome e il cognome mettetecelo voi – pensava di tenere in qualche misura sotto tutela il Quirinale, ebbene si è sbagliato di grosso. Proprio perché il fresco inquilino del Colle è un uomo all’antica, è perfettamente consapevole delle sue prerogative. D’altra parte vorrà forse dire qualcosa il fatto di trovarci di fronte a un personaggio che ha insegnato quelle gaie scienze quali sono il diritto costituzionale e il diritto parlamentare. Che, non dimentichiamolo, è il più politico dei diritti.
A questo punto qualche malpensante supporrà che Mattarella abbia voluto dare il classico calcio dell’asino a Matteo Renzi. Perché quest’ultimo ha portato i suoi cari in vacanza utilizzando un aereo di Stato, mentre l’altro è andato in visita privata a Palermo avvalendosi di un aereo di linea. Due modi di concepire il potere? Può darsi. D’altra parte i due personaggi non potrebbero essere più diversi. L’uno è nel bene e nel male la disinvoltura fatta persona. L’altro è rigido come uno stoccafisso, si spezza piuttosto che piegarsi. Intanto la nomina del segretario generale del Quirinale, nella persona di Ugo Zampetti, da parte di Mattarella ha avuto l’avallo del Consiglio dei ministri. Un tentativo di condizionare gli interna corporis del Colle? Per fortuna non siamo a tanto. Perché non si è fatto altro che ottemperare a una disposizione che risale – pensate – agli albori della Repubblica. Orbene, visto e considerato che è lesiva delle prerogative del Quirinale, prima la si cancella e meglio è.

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