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Assemblea PD/1: la commedia delle regole

di Chiara Boriosi | 6 Ottobre 2012

L’unico elemento di chiarezza è la volontà di una classe dirigente, incistata da decenni nel proprio ruolo, di non volersi fare da parte.

La sintesi dell’Assemblea nazionale del Pd potrebbe dunque stare in un concetto semplice semplice: le regole sono come la coperta, troppo lunga o troppo corta, che di volta in volta deve coprire la testa del partito senza lasciarne fuori i piedi, ma che si può allargare al punto da rischiare di strapparsi e mostrare cosa c’è sotto.

La sudata, faticata ed arrangiata composizione delle regole per le prossime primarie ha infatti messo in evidenza, una volta di più, il limite intrinseco di un partito che, mai veramente capace di una unità di intenti e di una azione convincente in grado di riassumere il suo pluralismo in una sintesi che lo superi, continua a barcamenarsi in un limbo dove l’unico elemento di chiarezza è la volontà di una classe dirigente, incistata da decenni nel proprio ruolo, di non volersi fare da parte.

Al netto di ogni espediente retorico che imporrebbe il giochino delle domande fasulle e delle risposte scontate, va detto infatti che nessuno, crediamo, che abbia un minimo di buon senso possa dubitare della manovra in atto da tempo all’interno del Pd, ovvero il tentativo di ridurre se non addirittura sopprimere le chances di vittoria di Mattero Renzi, il che, da un punto di vista strettamente politico è un controsenso, ma dal punto di vista del partito – o meglio della sua dirigenza – è invece purtroppo una mera necessità di sopravvivenza.

Se davvero il Pd volesse vincere e convincere alle prossime elezioni politiche, ovvero conquistando un bacino elettorale così ampio da poter poi governare, non avrebbe dubbi sulla scelta da fare: sondaggi alla mano, il candidato che ad oggi raccoglie il maggior numero di consensi a livello nazionale è Matteo Renzi, ed in una competizione con Casini che non cresce di un solo voto, il Pdl che non si sa nemmeno se ci sarà ancora e semmai presenterà l’ennesimo Avatar creato da Belusconi, con la Lega in caduta libera e Grillo e Vendola limitati dagli estremismi delle proprie posizioni, non solo Renzi vincerebbe ma conquisterebbe anche i voti al di fuori dell’area del Pd, e dunque potrebbe veramente governare. Cosa che a Bersani sarebbe del tutto impossibile, data la sua incapacità ad attrarre voti al di fuori del proprio schieramento.

Ma questo significherebbe far fuori tutta la vecchia guardia, vedere uscire di scena i D’Alema, i Veltroni, le Bindi e tutto il resto della compagnia di giro, ed aprire una nuova stagione del Pd, con una classe dirigente rinnovata e giovane e con una impronta certamente molto più liberal e riformista che la sinistra italiana non ha mai avuto. Dunque, inventarsi la commedia delle regole e restringere il campo dei partecipanti alle primarie diventa l’obbiettivo principale: visto da fuori, un suicidio assistito, una rinuncia ad una vittoria ampia e trasversale che sembra dettata da un autolesionismo al limite della follia, ma visto invece dall’interno del partito, a quanto pare, una scelta di cui andar fieri, rivendicando con orgoglio la difesa del perimetro invalicabile del proprio elettorato. Un ghetto, non un progetto di ampio respiro.

A Bersani, cui riconosciamo pubblicamente di essere migliore di coloro che, all’interno del Pd, lo sostengono, andrebbero poi ricordate alcune cosette affatto marginali a proposito della breve ma tormentata storia del suo partito, ed anche sulle sue convinzioni in termini di meccanismi elettorali che sembrano variare di volta in volta, a seconda del premio in palio, tanto per sgombrare il campo dalla retorica del gentlemen’s agreement che pare aver deciso le sorti dell’Assemblea, e di conseguenza la stesura delle regole per le primarie.

Intanto, continuare a ripetere che l’unico cambiamento delle regole sia stato fatto per permettere a Renzi di partecipare, a parte il tono da concessione padronale più che da convinzione della necessità di un confronto autenticamente democratico, è un comodo espediente per non tornare sui precedenti – Prodi e Veltroni – che videro primarie largamente partecipate, senza vincoli restrittivi, senza doppio turno e con più candidati dello stesso partito. Obbiettare che nel frattempo lo Statuto ha provveduto a blindare il Segretario come candidato unico alla Premiership, è un’arma a doppio taglio, perchè consente di ricordare come quello stesso Statuto preveda il limite dei tre mandati parlamentari che nessuno fin qui si è sognato di rispettare; dunque bisogna stare molto attenti ad invocare l’ortodossia assoluta al feticcio delle regole, quando l’intera dirigenza del partito vive e prospera in deroga a quelle stesse regole. Succede sempre che qualcuno se ne accorga e lo faccia notare ad alta voce, perchè qui non solo il Re è nudo, ma lo è pure tutta la sua corte.

Infine, essendo Bersani un sostenitore del modello elettorale che prevede il doppio turno e non perdendo mai occasione di ricordarcelo, vorremmo proprio vedere se, in caso di elezioni politiche con tale modello, vorrebbe che al secondo turno partecipasse il maggior numero possibile di elettori, specie se la vittoria fosse da giocarsi sul filo di lana, o se invece sarebbe d’accordo, così come ha voluto per le primarie, nel limitarne il numero, consentendo il voto solo a coloro che avessero votato al primo turno. Perchè anche a giocare di fino sui modelli elettorali finisce che ci si possa scottare, e la ribadita restrizione dei votanti al secondo turno è, almeno per chi scrive, la più ridicola invenzione che questa presunta democratica assemblea potesse partorire.

Però la Bindi ha detto che se un elettore si presenta al seggio con un certificato medico che dimostri che al primo turno era malato o con una qualche prova che attesti che in tale occasione si trovava all’estero, sarà riammesso – ecco, se ancora avessimo avuto qualche dubbio, ce lo siamo tolti con questa dichiarazione. Avanti, dunque, con la commedia delle regole – per la democrazia, ancora una volta, bisognerà aspettare.

Pubblicato in : L'Angolo di Chi.bo

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. paolo francia

    14 Ottobre 2012 alle 01:55

    Cara Chiara, mi sottovaluti, purtroppo da quando ho una di queste box infernali, e quando trovo il tempo, mi sorbisco le trasmissioni della Rai dove compare spesso (troppo) Renzi, ultima in ordine quella intervista piaciona in stile Gianni Schicchi sul camper con Fabio Volo. Mi spiace, non corrisponde a quello che io considero una personalità che possa ambire a gestire un Paese, mi pare pure troppo per una città come Firenze, con quella parlata volgare, sguaiata, se non sapessi di chi si tratta, avrei pensato che si trattasse del sindaco di Gaiole in Chianti (senza offendere nessuno, uno dei tanti riedenti paesini che ho conosciuto) o del collaboratore di quel macellaio che é spesso in televisione con le sue poesie sulla “fiorentina” e del lampredotto.
    Forse la distanza dall’Italia mi ha disabituato a questo provincialismo, non posso immaginare il presidente francese, o il cancelliere tedesco (che seguo nei telegiornali quotidianamente, abitando in Francia al confine con la Germania) esprimersi in quel modo. Certo, non ho seguito tutti i programmi, mi saro’ perso quello in cui ci dice dove troverà i soldi, ma l’impressione é esattamente quella che ti descrivo, un incrocio tra Francesco Nuti e Pinocchio.
    Posso sbagliare nelle mie sensazioni, come già ti ho detto, ma se questo é il menu’ del maggiore partito di sinistra…..
    Ma te, non potevi “correre” e presentarti?!? Avresti messo tutti d’accordo, una come ti ci voleva, altro che Renzi!

    Rispondi
  2. Chiara

    13 Ottobre 2012 alle 10:48

    Caro Paolo, probabilmente, non vivendo tu in Italia ormai da tempo, non segui i talk show televisivi, altrimenti sapresti che Renzi lo spiega eccome dove prendere i soldi e dove recuperare risorse per attuare il suo programma. Inoltre, se vincendo le primarie non avesse la possibilità di far fuori la vecchia nomenclatura, non si spiegherebbe come mai i vecchi del Pd siano tutti compatti nel combatterlo senza esclusione di colpi. Vedi, io non soo affatto ottimista, sono e resto tremendamente realista, ovvero faccio i conti con ciò che ho davanti e non con quello che vorrei vedere, però mi documento ed esprimo opinioni avendo un’idea piuttosto precisa della situazione, cosa che, invece, ad altri fa difetto.

    Rispondi
  3. paolo francia

    12 Ottobre 2012 alle 10:32

    Non basta enunciare a parole quello che si vuole fare, son bravi tutti ad avere delle idee, pero’ Renzi non dice dove e come trovare il denaro per attuare, quello deve dire! Belle parole, etichette (liberale, socialista ecc.) hanno ancora senso?!?
    Non capite a che punto di non ritorno sia la crisi e vi affidate a belle parole.
    Tutte le Regioni d’Italia si stanno rivelando per quello che sono, covo di gente che si arricchisce alla facciaccia delle persone oneste, tutte amministrati da persone carismatiche, che hanno avuto il voto dei cittadini, che avevano tante belle parole in testa, esattamente come Renzi! Diffidate voi liberali o socialisti, già se volete mettere a capo di un partito di sinistra un “liberale” state scombussolando logica e buon senso, anche e se sarà eletto, il suo partito , il PD, sarà composto dalle stesse persone che gli detteranno il da farsi, oppure lo faranno fuori politicamente alla prima occasione per poi prenderne il posto.
    Ragionate con vecchi criteri che alla luce del cambiamento nel mondo appaiono obsoleti.
    Meglio un pessimista ben informato, uno che dica la verità anche se fa male, che un ottimista che racconta ovvietà per farsi eleggere. Siate un po’ piu’ critici verso Matteo Renzi, prima che sia troppo tardi.

    Rispondi
  4. Chiara

    11 Ottobre 2012 alle 11:17

    Amico mio, noi liberali ci capiamo sempre:))

    Rispondi
  5. pio borri

    9 Ottobre 2012 alle 19:16

    Brava Chiara! La vicenda delle “regole” per le primarie del centrosinistra, nonostante la rabberciata conclusione, continua ad avere aspetti grotteschi, dovuti soprattutto ad una classe dirigente che in realtà le primarie le ha subite puntando a farne una questione d’immagine. Appena la situazione le ha rese “vere”, è caduto il velo d’ipocrisia e si è manifestata la verità di un partito nato dalla fusione delle vecchie leadership del Pci e di parte della Dc. Aggiungi che le primarie, come logica, si accompagnano a sistemi elettorali uninominali e maggioritari, mai accettati da politici nati e cresciuti nel proporzionale e nel mito del CLN. Chapeau a Veltroni che al Lingotto provò a cambiare strada. Il suo errore è stato di non avere avuto il coraggio di insistere. Le primarie sono rimaste fortunatamente, e sono la sola – esile – speranza che si possa avviare una stagione di cambiamento. Renzi non è il “liberale perfetto”? E allora? Vorrei dire ai liberali che, invece di fare i professorini col dito alzato a rilevare i suoi errori o le sue provenienze cattoliche, si diano da fare per dare spessore e contenuto ai temi che, almeno a parole, il sindaco di Firenze ha più volte enunciato. Inoltre vorrei ricordare che la campagna elettorale è avviata e la priorità in questo momento è quella di vincerla. Le trappole seminate sono ridicole e frutto di quella cultura che ho prima indicato. Documento comune dei candidati, registrazione all’albo degli elettori del centrosinistra…….. Ma mi facciano il piacere. Vorrei ricordare che nell’urna, da sempre e sotto qualsiasi bandiera vige sempre la regola del ’48: “Dio ti vede, Stalin no..” e ci ricordiamo come andò a finire.

    Rispondi
  6. Chiara

    8 Ottobre 2012 alle 12:29

    Paolo, come sempre ho proposto in questo spazio la mia personale analisi dell’Assemblea del Pd, analisi che è aperta ai vostro commenti e che può essere condivisa o meno ma sempre analisi resta. Le incongruenze – per usare un gentile eufemismo – emerse riguardo le regole delle primarie sono evidenti a prescindere dai candidati, e d’altra parte io sono la stessa che in altri tempi ironizzava sulle primarie con il candidati unico, del tutto inutili ma buone a fare scena. Vorrei che vi fosse chiaro che, avendo io sempre sostenuto la validità dello strumento primarie, le seguo e ne scrivo non da oggi ma da anni, e certo oggi il tema è più avvincente perchè per la prima volta in Italia assistiamo ad una sfida autentica.

    Rispondi
  7. paolo francia

    8 Ottobre 2012 alle 11:15

    Chiara, non trasformarmi l’angolo di Chi Bo nell’angolo Mat Re, non per criticare ad ogni costo, ma pensar libero significa porsi dubbi anche sulle persone nelle quali si crede. Mi sforzo di capire cosa puo’ andare nella volontà di Renzi, ma non trovo alcuno spirito critico nei suoi confronti, questa sinistra si trasforma in destra, credo che Vendola ne approfitterà, tra i 2 litiganti…..
    La sua é una politica buonista, un colpo al cerchio, uno alla botte, per avere voti a destra e a manca. Quando ci sarà un candidato vero del centro-destra, gli equilibri cambieranno-

    Rispondi
  8. puccio cartoni

    8 Ottobre 2012 alle 01:25

    In tutta questa faccenda ,con aspetti da operetta ,l’unica vera anomalia sta nel disconoscimento continuo del significato di “elezione” e nel pervicace annullamento del senso da dare alle previsioni dell’art.48 della nostra Carta Costituzionale : “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. ” Questa sarà anche una previsione frutto del peggior liberalismo possibile ,caro Siracusa , indegna di una sinistra virtuosa ,ma a me pare ricetta degna della casa di tutti , e non solo degli amici degli amici. Anzi ,non “pare”…ne sono convinto ! Certo, è poco political correct !

    Rispondi
  9. marzio siracusa

    7 Ottobre 2012 alle 11:23

    Boh!

    Rispondi
  10. Chiara

    7 Ottobre 2012 alle 09:16

    Caro Marzio, ho fatto un paragone fra primarie e politiche solo per sottolineare il fatto che Bersani, che ama tanti il doppio turno, lo declina poi come gli fa comodo a seconda dei casi. E mi sembra una ridicolaggine non permettere di partecipare al secondo turno a coloro che per un qualche motivo non hanno votato al,primo, una contraddizione assurda. Se poi la mia opinione ti pare tanto stupida, pazienza, io la esprimo liberamente e tu sei libero, come sempre, di criticarla. Detto questo, io mi appassionerei volentieri ad una rinascita del pensiero liberale, se ve ne fosse traccia nel nostro paese, ma siccome non è così, mi accontento di seguire l’unico vero confronto politico che vedo in questo momento.

    Rispondi
  11. Marzio Siracusa

    7 Ottobre 2012 alle 08:58

    Chiara, Renzi non mi interessa tanto lo considero ininfluente. Mi interessi tu. In soldoni ti chiedo: ci fai o ci sei a continuare a confondere tra la partecipazione di tutti al secondo turno delle primarie del PD e le elezioni politiche nazionali “tout court”. Comincio a pensare che tu ci faccia. E poi invece di spendere tanta passione per una sinistra liberalcattolica ( ossimoro spaventoso! ) e intrufolarti a cucinare in casa d’altri, non potresti appassionarti al liberalismo per farlo uscire dalle secche del liberismo? Che è il vero problema d’un liberale senza acquasantiera nell’armadio?

    Rispondi

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