La storia è vecchia quanto l’Unità italiana: il peccato originale muove dalla Banca Romana, di origine vaticanesca, in cui fu coinvolto il direttore Bernardo Tanlongo e gran parte della Sinistra storica nel 1889. Tanlongo, per rimediare ad una gestione allegra e ripianare un disavanzo enorme non trovò di meglio che duplicare le banconote; in quei tempi alcune banche potevano emettere carta moneta. Naturalmente il deficit della banca fu causato da improvvidi finanziamenti ad amici degli amici con il concorso disattento se non disinteressato di alcuni politici fra cui Crispi e Giovanni Giolitti, ministro del Tesoro, che lo avverte nel trasmettergli la relazione, delle gravide conseguenze, anche penali, nel rendere di pubblico dominio la verità. Crispi insabbia, come insabbierà la successiva la Commissione approntata da lì a breve.
Del resto vogliamo ricordare i due Istituti pubblici del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli ai quali per la loro sopravvivenza per decenni lo Stato (il Tesoro) a fine di ogni esercizio ripianava i miliardi di debiti? Si disse era una forma di aiuto per il Sud disagiato. Strano, i buchi maggiori si verificavano al Nord; per il Banco di Sicilia anche a Parigi e Londra ed ad Abu Dhabi, si avemmo pertinenze anche lì. Che c’è di strano: più Sud di così! Il Banco di Sicilia finì con l’uccisione da parte della mafia del Direttore Generale, onorevole Salvo Lima (Palermo, 1928 – Ivi,1992), un democristiano referente di Giulio Andreotti in Sicilia assieme ai fratelli Salvo ed altri… .
Ma per capire qualcosa di banche occorre rileggersi la Relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia in cui perno centrale fu il banchiere Michele Sindona (1976). Anche in questa Commissione i politici andarono tutti assolti ad iniziare da Guido Carli, Governatore della Banca d’Italia e artefice di tutte le operazioni più torbide a favore del bancarottiere siciliano e a danno dei piccoli risparmiatori, premiato con un seggio al Senato. Tutto ciò mentre Eugenio Scalfari dalle pagine de “La Repubblica” dava al popolo italiano lezioni di moralità sulla finanza pubblica e privata. Oggi consiglia Berlusconi.
La domanda sorge spontanea sulla Commissione Casini (nomen omen): Una classe politica capace di questi secolari spettacoli, ha le carte in regola per cercare la verità sulle quattro o cinque banche (vogliamo essere responsabili e prudenti) sotto inchiesta?
Perché la classe dirigente di allora, la classe politica, che non ebbe il coraggio di affondare il bisturi nelle proprie carni dovrebbe averlo adesso questo coraggio?
Quale avvenire può avere la Patria in queste condizioni? Può solo aspettarsi la continuazione di tali furti a danno dei più deboli.
La “mafia” (fra virgolette) non è più un fenomeno regionale ma si è propalato ovunque; ha invaso le zone più torbide del mondo politico e finanziario; ha corroso gli apparati statali, i partiti, le banche, i giornali.
La mafia è stata nazionalizzata, ha invaso tutto e tutti e così gestisce, amministra, uccide , finanzia , ricicla, decide , giudica, scrive , lottizza, e talvolta governa.
Guglielmo Adilardi

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