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ASPETTARE OTTOBRE E MORIRE PER PRODI?

Il movimento di Bertinoro deve immediatamente presentare le sue proposte politiche e programmatiche rivolgendosi a tutto l’elettorato ed all’intero arco delle forze politiche.
Attendere ottobre, come propone Boselli, significa autoassegnarsi un ruolo marginale che, peraltro, non si capisce quale potrebbe essere. di Nicola Cariglia

di Nicola Cariglia | 2 Maggio 2007

Non è saggio aspettare ottobre per la Costituente laica e liberalsocialista come ha proposto Enrico Boselli a conclusione del congresso dello SDI. Cerco di spiegare le ragioni di questa mia affermazione aggiungendo anche qualche considerazione sugli obbiettivi ed i comportamenti che dovrà avere il nuovo soggetto: si vedrà che tra obbiettivi, comportamenti e tempi c’è uno stretto collegamento.
Dal seminario di Bertinoro, dove Polo Laico e Liberalsocialista, Associazione per la Rosa nel Pugno, Socialismo è Libertà e FGS chiamarono a raccolta ottanta circoli ed i leaders di partiti e associazioni di area per proporre la Costituente sono trascorsi già due mesi.
Da allora, il progetto di un soggetto nuovo, autonomo e autorevole, che nasca dalla contaminazione delle culture laica, liberale, repubblicana, radicale e socialista è stato ed è al centro di una miriade di iniziative che si svolgono in ogni parte di Italia per germinazione spontanea ed è stato valutato positivamente all’interno di alcuni partiti, soprattutto quelli della diaspora socialista.
Nel frattempo, grosse novità sono maturate nel sistema politico e dei partiti: la prospettiva certa di una nuova legge elettorale, la nascita del PD ed il rifiuto ad entrarvi di una quota consistente di iscritti e parlamentari DS, la fine della CDL e le incertezza sul nuovo assetto del centro-destra aprono nuovi scenari e rendono attuale e credibile il ruolo di un eventuale partito di ispirazione laica e liberalsocialista.
Ad una condizione: che esso abbia l’ambizione di svolgere in totale autonomia, e a tutto campo, il proprio compito che dovrà portare anche a seppellire definitivamente la pagina infinita e ingloriosa della transizione italiana.
Il nuovo soggetto liberalsocialista, per cultura e tradizione, ha i titoli per contribuire alla soluzione di alcuni dei maggiori problemi del Paese. Inoltre si troverebbe in sintonia con aspirazioni ampiamente diffuse nella pubblica opinione che, per diverso sentire o per contraddizioni interne, entrambi gli schieramenti non riescono a soddisfare: innalzamento dell’età pensionabile trasferendo le risorse a tutela di chi resta senza lavoro; drastica riduzione dei costi della politica; trasparenza e regole certe del mercato; crescita graduale del federalismo fiscale; Stato più leggero ed efficiente, eliminazione di Province e Comunità montane, accorpamento dei Comuni minori; solidarietà euroatlantica in politica estera; centralità della politica attraverso il recupero degli spazi occupati da altre istituzioni (Chiesa, sindacati, finanza, etc).
Per assolvere a questo compito i liberalsocialisti devono poter rivolgere le loro proposte a tutti, non ad una sola metà della mela. Si è ben visto quanto siano stati irrilevanti, chiusi nel centro-destra, nei cinque anni del governo Berlusconi e quanto lo siano ora, con il governo Prodi, avendo dovuto prima accettare il declassamento a DICO dei PACS (era la linea del Piave!) ed ora contentarsi di manifestare in piazza l’orgoglio laico, poiché se lo facessero in parlamento secondo i loro impegni elettorali provocherebbero la caduta del governo Prodi.
Dunque, il movimento di Bertinoro, libero da logiche di partito, deve immediatamente presentare le sue proposte politiche e programmatiche rivolgendosi a tutto l’elettorato ed all’intero arco delle forze politiche.
Al segretario dello SDI Boselli va dato atto di aver condiviso l’esigenza della Costituente e mi auguro che concordi nel volere qualcosa di più ampio e innovativo rispetto alla semplice unità dei socialisti. Ma attendere ottobre significa autoassegnarsi un ruolo marginale che, peraltro, non si capisce quale potrebbe essere: non certo quello di mediare tra PD e l’aggregazione che va profilandosi tra Mussi-Rifondazione-PdCI-Verdi.
Meglio, allora, prendere atto definitivamente che non è questo il centro-sinistra che vogliamo (con i suoi tentennamenti in politica estera, i cedimenti confessionali, le intrusioni negli assetti delle grandi imprese). E lavorare ad un progetto che possa coinvolgere i laici, liberali, repubblicani, radicali, socialisti collocati in entrambi gli schieramenti.
Perché solo così, esercitando concretamente e spregiudicatamente la nostra autonomia, guadagneremo la considerazione della gente che privilegia sempre più i contenuti rispetto agli schieramenti.
La scelta delle alleanze elettorali e degli schieramenti, per una forza consapevole del suo ruolo, viene dopo.

Nicola Cariglia
Presidente del Polo Laico e Liberalsocialista

Pubblicato in : Primo piano

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

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