Non è saggio aspettare ottobre per la Costituente laica e liberalsocialista come ha proposto Enrico Boselli a conclusione del congresso dello SDI. Cerco di spiegare le ragioni di questa mia affermazione aggiungendo anche qualche considerazione sugli obbiettivi ed i comportamenti che dovrà avere il nuovo soggetto: si vedrà che tra obbiettivi, comportamenti e tempi c’è uno stretto collegamento.
Dal seminario di Bertinoro, dove Polo Laico e Liberalsocialista, Associazione per la Rosa nel Pugno, Socialismo è Libertà e FGS chiamarono a raccolta ottanta circoli ed i leaders di partiti e associazioni di area per proporre la Costituente sono trascorsi già due mesi.
Da allora, il progetto di un soggetto nuovo, autonomo e autorevole, che nasca dalla contaminazione delle culture laica, liberale, repubblicana, radicale e socialista è stato ed è al centro di una miriade di iniziative che si svolgono in ogni parte di Italia per germinazione spontanea ed è stato valutato positivamente all’interno di alcuni partiti, soprattutto quelli della diaspora socialista.
Nel frattempo, grosse novità sono maturate nel sistema politico e dei partiti: la prospettiva certa di una nuova legge elettorale, la nascita del PD ed il rifiuto ad entrarvi di una quota consistente di iscritti e parlamentari DS, la fine della CDL e le incertezza sul nuovo assetto del centro-destra aprono nuovi scenari e rendono attuale e credibile il ruolo di un eventuale partito di ispirazione laica e liberalsocialista.
Ad una condizione: che esso abbia l’ambizione di svolgere in totale autonomia, e a tutto campo, il proprio compito che dovrà portare anche a seppellire definitivamente la pagina infinita e ingloriosa della transizione italiana.
Il nuovo soggetto liberalsocialista, per cultura e tradizione, ha i titoli per contribuire alla soluzione di alcuni dei maggiori problemi del Paese. Inoltre si troverebbe in sintonia con aspirazioni ampiamente diffuse nella pubblica opinione che, per diverso sentire o per contraddizioni interne, entrambi gli schieramenti non riescono a soddisfare: innalzamento dell’età pensionabile trasferendo le risorse a tutela di chi resta senza lavoro; drastica riduzione dei costi della politica; trasparenza e regole certe del mercato; crescita graduale del federalismo fiscale; Stato più leggero ed efficiente, eliminazione di Province e Comunità montane, accorpamento dei Comuni minori; solidarietà euroatlantica in politica estera; centralità della politica attraverso il recupero degli spazi occupati da altre istituzioni (Chiesa, sindacati, finanza, etc).
Per assolvere a questo compito i liberalsocialisti devono poter rivolgere le loro proposte a tutti, non ad una sola metà della mela. Si è ben visto quanto siano stati irrilevanti, chiusi nel centro-destra, nei cinque anni del governo Berlusconi e quanto lo siano ora, con il governo Prodi, avendo dovuto prima accettare il declassamento a DICO dei PACS (era la linea del Piave!) ed ora contentarsi di manifestare in piazza l’orgoglio laico, poiché se lo facessero in parlamento secondo i loro impegni elettorali provocherebbero la caduta del governo Prodi.
Dunque, il movimento di Bertinoro, libero da logiche di partito, deve immediatamente presentare le sue proposte politiche e programmatiche rivolgendosi a tutto l’elettorato ed all’intero arco delle forze politiche.
Al segretario dello SDI Boselli va dato atto di aver condiviso l’esigenza della Costituente e mi auguro che concordi nel volere qualcosa di più ampio e innovativo rispetto alla semplice unità dei socialisti. Ma attendere ottobre significa autoassegnarsi un ruolo marginale che, peraltro, non si capisce quale potrebbe essere: non certo quello di mediare tra PD e l’aggregazione che va profilandosi tra Mussi-Rifondazione-PdCI-Verdi.
Meglio, allora, prendere atto definitivamente che non è questo il centro-sinistra che vogliamo (con i suoi tentennamenti in politica estera, i cedimenti confessionali, le intrusioni negli assetti delle grandi imprese). E lavorare ad un progetto che possa coinvolgere i laici, liberali, repubblicani, radicali, socialisti collocati in entrambi gli schieramenti.
Perché solo così, esercitando concretamente e spregiudicatamente la nostra autonomia, guadagneremo la considerazione della gente che privilegia sempre più i contenuti rispetto agli schieramenti.
La scelta delle alleanze elettorali e degli schieramenti, per una forza consapevole del suo ruolo, viene dopo.
Nicola Cariglia
Presidente del Polo Laico e Liberalsocialista

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