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Appunti sulla proposta di Statuto del Partito Socialista

di Daria Veronesi

di Daria Veronesi | 2 Gennaio 2008

La bozza di statuto che oggi presentiamo è un lavoro in costante evoluzione, che ha visto diversi contributi, tanto che il testo ha subito qualche lieve modifica anche rispetto a Terni, in seguito all’inserimento dei suggerimenti di Sandro Natalini e Alberto Benzoni (per citare solo gli ultimi). Questa proposta è quindi offerta al dibattito ed è ovviamente emendabile, con la raccomandazione però di cercare di rispettarne l’ispirazione e la coerenza interna. Per questo ci tengo a sottolineare in partenza i punti che costituiscono l’impianto di base, in gran parte mutuati dallo statuto radicale del 1967, punti che giudico irrinunciabili per non stravolgerne natura ed efficacia. Su questi principi ispiratori e sul tipo di organizzazione territoriale (l’accoglimento dell’associazionismo radicale e l’ampia autonomia concesssa ai partiti regionali), finora si è riscontrata una sostanziale convergenza. Sugli organi del partito federale il parto è stato un poco più complesso, ma con la soluzione che vi presento oggi mi pare raggiunto un equilibrio di compromesso soddisfacente: restano l’incarico politico al Tesoriere, la connotazione federale degli organismi elettivi e il segretario “forte” sul modello radicale, ma su impulso della tradizione socialista il segretario è sfiduciabile, vengono introdotti una Direzione (non esecutiva) e un Collegio dei Garanti (senza potere coercitivo).
In conclusione segnalo le questioni che non hanno trovato al momento risposte convergenti, rispetto alle quali nel testo che vi presento prevale ovviamente il mio punto di vista, ma che certamente potranno essere decise solo dopo ampio e acceso dibattito.

I principi base
Federalismo – Anche in termini di lessico, tutto quello che è “nazionale” in questo statuto diventa “federale”: la struttura è infatti rigorosamente federale, con partiti regionali autonomi (art 5 e 4), la possibilità di adesione di gruppi e associazioni indipendenti (art 7) e una rete di associazioni socialiste (sezioni e leghe, art 6) basate sulla libera e autonoma iniziativa degli iscritti. Approfondirò in dettaglio più avanti.
Referendum e Internet – Nel rifiutare la strada demagogica e plebiscitaria intrapresa dal PD, ci proponiamo di rivitalizzare il modello di partito tradizionale, scommettendo sul pieno coinvolgimento e responsabilizzazione degli iscritti, anche attraverso l’utilizzazione degli strumenti di democrazia diretta offerti da Internet. Oltre alle disposizioni dell’art 2, lo statuto prevede al punto 8.4 la convocazione di referendum tra gli iscritti sulle scelte politiche più importanti.
Iscrizione libera – art. 2 – La decisione di aderire spetta al singolo cittadino: è automaticamente accettata e raccolta a livello nazionale (federale!). Per iscriversi è sufficiente fornire sicuri elementi di identificazione (e acconsentire al trattamento dei dati), pagare la quota e sottoscrivere lo statuto. Se si intende accogliere la tradizione liberale è necessario non imporre ideologia e disciplina di partito e limitare al minimo le dichiarazioni di principio. Con questo statuto ci proponiamo di definire poche regole certe, di fornire un ambito che consenta la più ampia possibilità autonoma di organizzazione e pensiero, da riempire di anno in anno di contenuti.
Segretario “forte” – art 8.4 – Tra i punti qualificanti di questo statuto è quello di più difficile digestione per i “vecchi “socialisti, abituati, a quanto capisco, a calibrare con il milligrammo il peso delle componenti in ogni singolo organismo, risultando a volte più occupati a tenersi in ostaggio gli uni con gli altri che a produrre iniziativa politica. Il Segretario che immaginiamo è eletto dal Congresso Federale, sulla base di una proposta politica che si impegna personalmente a portare a termine nei due anni di mandato: pertanto sceglie da sé i propri collaboratori (la Giunta). E’ come un primo ministro con potere di nomina del governo: detiene la piena responsabilità della guida del partito. Il suo potere tra un Congresso è l’altro è limitato solo dal Consiglio Federale (che può sfiduciarlo, art 8.4) e dal dover trovare l’accordo con il Tesoriere nella gestione delle finanze. Può essere sostituito in ogni momento, ma fino a quando resta in carica gode di piena libertà, con la relativa responsabilità.
Tesoriere e finanziamenti – Per sottolineare l’importanza politica che viene attribuita alla gestione dei bilanci (che devono essere pubblici e trasparenti), occorre mantenere la centralità della figura del Tesoriere, come già accade nel Comitato Costituente. Pertanto, a partire dal Partito Federale, a tutti i livelli di organizzazione, il responsabile della gestione finanziaria deve essere eletto dal Congresso. Le quote individuali degli iscritti vengono ripartite tra Federale e Regionali secondo criteri individuati dal Consiglio Federale, ma ciascun organismo dovrà occuparsi autonomanente di far quadrare il proprio bilancio. In particolare le libere associazioni tra gli iscritti, Sezioni e Leghe Socialiste, dovranno autofinanziarsi. Indipendenza e libertà si ottengono solo con l’autonomia economica: il partito potrà mettere a disposizioni sedi e servizi o sponsorizzare singoli progetti, ma tutto dipenderà dalla capacità di iniziativa politica. Seguendo il modello radicale, servono associazioni “vere”, animate dagli iscritti e in grado di suscitare l’interesse dei cittadini e quindi capaci di autofinanziarsi.
Articolazione territoriale: no alle scatole vuote – L’obiettivo è quello di dare al nuovo partito una capillare articolazione sul territorio, per farne una organizzazione autenticamente democratica e in grado di fungere da cinghia di trasmissione tra cittadini/elettori e istituzioni. Con questo statuto proponiamo di ribaltare il metodo tradizionalmente usato per giungere a questo obiettivo: anziché costituire sezioni, comitati e federazioni con un criterio puramente geografico, “scatole vuote” in alcuni casi destinate a rimanere tali, si immagina di creare organizzazione solo là dove c’è qualcuno da organizzare.

L’Organizzazione
Lo statuto prevede di separare l’organizzazione della militanza, affidata alle associazioni (Sezioni Leghe) da quella della rappresentanza, riservata al Partito Federale e ai Regionali nelle loro articolazioni.
Per dare attuazione al “principio di economia” sopra enunciato, che vuole creare strutture solo per rispondere a reali bisogni, si prevede una organizzazione federale basate su tre livelli:
– l’ adesione di gruppi e associazioni non socialiste (art 7) consente di concludere patti associativi anche con veri e propri partiti (come Radicali Italiani);
– la promozione della militanza attraverso il riconoscimento di libere associazioni socialiste (Sezioni e Leghe, art 6), ha lo scopo di raccogliere le istanze diffuse tra le “gente” e di convogliarle direttamente in politica: il Congresso è infatti diretta espressione di Sezioni e Leghe (art 8.1)
– l’organizzazione della rappresentanza è delegata alla iniziativa dei Partiti Regionali, con piena autonomia decisionale sulla articolazione territoriale e in occasione delle elezioni regionali e amministrative. Il controllo sulla politica del partito federale è poi assicurato dalla presenza diretta di segretari e tesorieri dei regionali negli organismi elettivi (Direzione e Consiglio Federale, art 8.2 e 8.3)
Alcuni dettagli aggiuntivi:
I partiti regionali si danno propri statuti (con organi però specificati e la ratifica nazionale) e decidono autonomamente come organizzare le strutture all’interno della regione. L’istituzione di federazioni provinciali e comitati cittadini è a loro discrezione, mentre è obbligatoria la costituzione di Comitati Elettorali con il coinvolgimento di tutti gli iscritti residenti nella circoscrizione in occasione delle consultazioni (art.4)
Le Sezioni – territoriali – (art 6) si chiamano ancora così, ma solo per designare la libera associazione tra iscritti che intendano cooperare in base a una comunanza geografica. Poiché in un medesimo territorio possono esistere più sezioni o leghe, verrà evitato il rischio di esclusione di interi gruppi di iscritti dalla militanza a causa di semplici antipatie, come purtroppo a volte accade, animando eventualmente una sana competizione per la conquista della rappresentanza.
Le Leghe – tematiche – sono lo strumento per dare veramente aria alle nuove istanze che si possono organizzare in rete, a tutti i livelli, anche mondiale. E’ importante perciò che, nell’immaginare ad esempio i meccanismi di elezione dei delegati al congresso, si mantengano i due canali, territoriale e tematico, prevedendo collegi regionali, ma anche un buon numero di delegati, presumibilmente l’espressione delle leghe, eletti sulla base di un collegio nazionale attraverso libere elezioni su internet.
Sulla organizzazione non posso poi fare a meno di ridadire con forza quanto ho già detto sia a Torino che a Terni: in questo quadro non ha più senso mantenere una organizzazione separata dei giovani, poiché le energie che fino ad oggi venivano marginalizzate nella FGS potranno e dovranno costituire il nerbo dell’intera struttura del partito. Tutti gli iscritti saranno liberi di costituire Leghe o Sezioni caratterizzate come meglio credono, di giovani, vecchi, donne ricce o gay sardi, e tutti insieme saranno il Partito Socialista.

I punti controversi
Le incompatibilità e le misure di garanzia – All’ultimo comma dell’articolo 4, quello sulle elezioni, ho previsto l’ incompatibilità tra incarichi di rappresentanza nel Partito e candidatura alle elezioni. Su questo ho riscontrato consensi entusiastici e obiezioni altrettanto decise: c’è chi suggerisce in alternativa una incompatibilità tra incarichi amministrativi, elettorali e di partito, altri, come Lanfranco Turci, che sono totalmente contrari all’inserimento di queste norme restrittive. Il dibattito è aperto.
Nonostante i diversi punti di vista sulle soluzioni da adottare, l’esigenza di introdurre norme di salvaguardia, degli antivirus che ci garantiscano dal ricadere negli errori del passato ( non si è trattato di pura persecuzione giudiziaria!) mi pare unanimemente condivisa. In particolare ho riscontrato un accordo sulla necessità di promuovere una revisione della attuale legislazione sulla natura dei partiti, per attribuire loro una personalità giuridica, come avviene per le fondazioni e le associazioni legalmente riconosciute, in modo da consentire la perseguibilità per legge delle violazioni dello Statuto.
Alcuni compagni hanno poi sollevato obiezioni sul sistema di raccolta delle iscrizioni o sul meccanismo di elezione dei delegati in Congresso, chiedendo di introdurre norme di salvaguardia non meglio precisate. Chi individuasse vistose crepe nel sistema o efficaci meccanismi anti-truffa è invitato a comunicarli a stretto giro. Non facciamo però la fine di quelli che per paura dei banditi si barricano in casa, con inferriate alle finestre, sacchi di sabbia e mitraglietta. Noi dobbiamo avere porte e finestre aperte per accogliere la marea di gente per bene che si vorrà unire a noi e isolare e denunciare la piccola minoranza di truffatori che pur sempre esisterà.
Le quote di genere – L’articolo 9, l’ultimo, prevede che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore al 50%. L’articolo 4, sulle elezioni, obbliga a una alternanza di genere nelle liste elettorali. Curiosamente tra i pareri raccolti fin qui, favorevoli e contrari sono divisi in maniera equanime tra i sessi. Lo so bene che attualmente nel Partito non ci sono un numero di donne sufficiente per rendere immediatamente operativo tale principio: ma intanto cominciamo ad affermarlo e a spingere quelle poche a crescere e ad assumersi delle responsabilità! Si potranno di anno in anno prevedere norme transitorie in deroga, da innalzare gradualmente con l’aumento delle presenze effettive. E’ una misura drastica e antipatica quanto volete, ma non c’è altro modo per invertire una abitudine atavica in politica, quella di trovarsi sempre e solo tra maschi (o femmine non proprio tali…). Una abitudine talmente radicata che io stessa nella tavola rotonda del convegno di Torino sullo statuto venivo inserita, con errore ripetuto, come Dario! Il dibattito andrà approfondito in altra sede, soprattutto tra le donne: qui concludo solo dicendo che non ci si può definire democratici accettando che il 52% della popolazione sia di fatto escluso dalla politica. Nel Nord Europa non è così: che c’entri l’influsso di Santa Romana Chiesa?

Nell’attesa che l’anno nuovo ci porti gli attesi frutti, auguro a tutti … buon lavoro!

Daria Veronesi

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