• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Approvati i 217 articoli della bozza del nuovo Codice degli appalti e delle concessioni: Renzi ne aveva “promessi” 100 o poco più

Delrio fa un raffronto con il numero di articoli ancora in vigore ma … i conti non tornano!

di Giuseppe Macrina | 6 Marzo 2016

Abbiamo aperto l’anno su Pensalibero  ricordando che in Senato, subito dopo la pausa natalizia, avrebbe ripreso l’iter il provvedimento sugli appalti e le concessioni pubbliche che, destinato a recepire nel nostro ordinamento giuridico tre direttive europee del 2014 che riformano questi settori, porta a una nuova riscrittura del Codice dei contratti pubblici del 2006.

In effetti di questa nuova riscrittura ce n’era proprio bisogno giacché, con una abilità tutta nostrana nel riuscire a disciplinare in modo complicato e astruso anche cose relativamente semplici, qui – dove effettivamente la materia è piena di insidie – il nostro legislatore era stato capace di superare se stesso  introducendo circa seicento modifiche al testo del Codice dei contratti pubblici del 2006. Il risultato? una normativa dalle mille sfaccettature e di difficile applicazione. Il paradiso degli avvocati. Ma certamente di scarsa utilità all’economia nazionale.

Da qui l’opportunità di cogliere la palla al balzo e, dovendo recepire i nuovi principi dell’UE, si è pensato bene di procedere al contestuale riordino dell’intera disciplina.

E così, sulla base della  legge delega n.11 del 28 gennaio 2016, è stata predisposta la bozza del nuovo Codice e si è arrivati alla seduta del Consiglio dei ministri del 3 marzo dove finalmente la bozza  è stata approvata. Siamo sul filo di lana perché altri passaggi (Consiglio di Stato, Conferenza unificata e Commissioni parlamentari varie) attendono l’articolato governativo e i tempi impostici dall’Europa scadono il 18 aprile.

Il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, subito dopo l’approvazione, ha tenuto una conferenza stampa ed ha commentato il provvedimento con così tanti elogi che in confronto il comunicato del generale Diaz subito dopo la battaglia di Vittorio Veneto sarebbe parso sobrio.

Semplificazione, lotta alla corruzione, trasparenza e qualità sono – a suo dire –  i cardini su cui poggia il nuovo sistema degli appalti pubblici.

Se così fosse sarebbe stato realizzato un vero gioiello in una legislazione come la nostra confusa e complicata.  Ma è veramente così ?

Non si vuole qui entrare nel merito del  testo che certamente esige una lettura attenta, anche per i profili nuovi e di sicuro apprezzamento che certamente presenta quali –tanto per fare alcuni esempi- le norme a favore delle piccole imprese,  la più vasta gamma di strumenti che offre alle Amministrazioni pubbliche per la scelta del contraente o il dibattito pubblico che deve precedere la realizzazione delle grandi opere pubbliche, quelle che hanno un forte impatto sul territorio e sui cittadini che lo abitano.

Non si vuole qui, come dicevamo, stare a dire la nostra sui contenuti del Codice che sta per vedere la luce anche perché rischieremmo di annoiare tanti  lettori.

Ci limitiamo invece a fare un mero esercizio di ginnastica intellettuale per dimostrare quanto sia facile per i nostri politici vendere chiacchiere ai mass media che le diffondono e magari le enfatizzano nella consapevolezza che,  tanto quasi nessuno andrà poi a controllare la correttezza delle loro parole e comunque, quando mai ciò dovesse accadere, nel frattempo si sarà già insediato un altro Governo e le ciance precedenti saranno sommerse da quelle sopravvenute …

Ciò premesso prendiamo in considerazione uno dei termini adoperati dal titolare delle Infrastrutture e che tutte le televisioni e giornali si sono affrettati a enfatizzare: la snellezza del testo approvato in sede di Consiglio dei ministri.

Sul punto Delrio ha sottolineato come  la sintesi normativa sia stata da lui stesso fortemente voluta  e solo così si è potuto ridurre il numero di articoli dai 660 del vecchio  Codice e del relativo regolamento di attuazione ai 217 del nuovo Codice.  Se però andiamo più a fondo constatiamo come in realtà il precedente Codice da solo contava 257 articolo: dunque non c’è poi una gran differenza con la situazione attuale, anche tenuto conto del fatto che il nuovo Codice ha gli allegati e che molti articoli del rinviano a successivi decreti ministeriali che dovranno  essere adottati .

Il maggior numero di norme era invece contenuto nel regolamento attuativo del 2010 che  ora sarà sostituito dalla c.d. “soft regulation” costituita da  linee guida dell’ANAC: una disciplina flessibile, quindi, in grado di modularsi rapidamente in base alle continue evoluzioni che da sempre caratterizzano il settore degli appalti pubblici.

L’intendimento di consentire un rapido adeguamento delle regole di applicazione delle norme primarie alle mutevoli esigenze che nascono dalla realtà operativa è buono ma, tenuto conto che il nostro ordinamento non conosce forme di “legge dolce”, si è già posta la questione di individuare le modalità per veicolare all’interno dell’ordinamento le linee guida proposte dall’Anac: non può Cantone, per quanto sia omaggiato e riverito in questo momento storico, sostituirsi a Mosè e portare le tavole in Parlamento.

Le linee guida, si dice già nella legge delega di gennaio, andranno trasfuse in un decreto del Ministro delle Infrastrutture previo parere delle competenti Commissioni parlamentari.

Ma non si dimentica –come già alcuni hanno rilevato- che, stante la natura regolamentare del decreto,  occorre anche il  parere del Consiglio di Stato, il visto e la registrazione della Corte dei Conti? E se così è, dove è la snellezza e la flessibilità che le linee guida dovrebbero soddisfare?

Quello che abbiamo appena esposto è poca cosa se confrontato ad altre e ben più gravi occasioni ma il vizio è sempre lo stesso: si vende la pelle dell’orso non solo prima di averlo preso ma anche prima di averlo visto.

 

 

 

Pubblicato in : EditorialeTag: battaglia, conferenza stampa, consiglio dei ministri, conti, corte dei conti, giornali, governo, grandi opere, mass media, merito, natura, parlamento, primarie, renzi

Info Giuseppe Macrina

Vissuto a Roma, dove ha compiuto gli studi laureandosi in Giurisprudenza e specializzandosi in Diritto penale e Criminologia, si è trasferito a Firenze nel 2003. Per oltre trent’anni ha lavorato presso importanti Società autostradali quale responsabile della gestione dei contratti relativi ad appalti di lavori, servizi e forniture. Giornalista pubblicista, è autore di numerosissimi saggi su svariati temi di interesse per le imprese: dalla contrattualistica alle normative di semplificazione amministrativa e a quelle attinenti alle prescrizioni di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri. Su appalti pubblici e normativa antimafia ha
anche pubblicato tre libri.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Giorgio Pizzol su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luca Bagatin su Il disagio giovanile italiano ed europeo
  • Luca Bagatin su Ucraina: il tradimento di Trump mette a nudo le contraddizioni politiche italiane
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Fabio Maiorano su Il Miracolo di San Gennaro: quando il giornalismo diventa superstizione
  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti