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Appello per una nuova sinistra delle libertà

“Serve lanciare un messaggio forte che riaccenda innanzitutto nei giovani,  ma non solo, la voglia di impegnarsi in politica. Una politica  intesa come passione civile disinteressata e come strumento capace di tradurre gli ideali in pratica quotidiana”. L’appello di Marco Mayer e Valeria Fargion

di Marco Mayer Valeria Fargion | 3 Dicembre 2022

Ci sono alcuni tabù della sinistra che nessuno fino a oggi  ha avuto il coraggio di smantellare.  Il più importante riguarda la pace e la non violenza.

E’ grave che quasi nessuno ricordi un dato di realtà. Da 70 anni non ci sono state guerre tra  stati democratici né in Europa né nel mondo. 

Ciò significa che le libertà civili, la divisione dei poteri,  lo  stato di diritto e la democrazia politica servono a prevenire violenza e conflitti armati. 

Il.paradosso è che questa grande virtù della democrazia  è ignorata da una parte della sinistra  pacifista.  Al contrario essa tende ad  adottare  due pesi e due misure. 

Quando nel 2003  gli Stati Uniti hanno invaso  l’ Iraq la sinistra pacifista ha  protestato (giustamente) nelle piazze di tutte le città europee e i balconi si sono riempiti di bandiere arcobaleno.

Quando la Russia, invece,  ha invaso  l’ Ucraina il movimento pacifista non ha organizzato una mobilitazione  paragonabile né per ampiezza  né per durata.  Come se non bastasse alcuni dei loro leader  hanno incolpato  la NATO, legittimando le bugie di Putin e le sue campagne di disinformazione. 

Anche Papa Francesco, pur ribadendo l importanza primaria di lavorare per la pace,ha valorizzato  l’ amor di patria con cui il popolo ucraino combatte per la libertà e l’ indipendenza del proprio paese. 

Il diritto di difendere la propria libertà (a livello internazionale e interno) è  fondamentale  e per  la sinistra dovrebbe essere un   tratto genetico del proprio DNA. Purtroppo non  è cosi , perché  i pregiudizi verso la NATO e gli Stati Uniti sono duri a morire.

Il mondo è  cambiato in peggio  negli ultimi dieci anni perché nuove minacce autoritarie si sono  profilate all’ orizzonte. 

All’ inizio del millennio nessuno aveva previsto i processi di restaurazione autoritaria che si sono  progressivamente consolidati a Mosca e Pechino.

C’ é una  domanda che tutti dovremmo porci. Perché  Finlandia e Svezia (paesi che per  decenni hanno rivendicato con orgoglio la propria neutralità)  vogliono entrare il prima possibile nell’ Alleanza Atlantica? 

La sinistra deve dire cosa pensa di Russia e Cina e non deve temere  di  disturbare il manovratore . Non si puo’  ignorare la rilevanza degli  interessi geoeconomici e geopolitici,  ma tutto ha un limite. 

Perche’ la sinistra italiana ed europea non si mobilita in massa per difendere le donne iraniane,  gli studiosi e gli attivisti  di Memorial nella Federazione Russa , gli studenti universitari di Hong Kong, gli operai di Shangai, le donne uigure dello Xinkiang?

Oggi è  di moda affermare che la sinistra deve fare la sinistra. Fare la sinistra significa stare con Memorial o con Gazprom? Sostenere  i  ragazzi di Hong Kong o accodarsi alla Via della Seta?  

Il trasformismo di Giuseppe Conte ,coniugato alla cultura nostalgica di Goffredo Bettini e di Massimo D’ Alema ,  ripropone una area di  matrice catto-comunista che ha fatto il suo tempo. 

Sul fronte opposto , Calenda e Renzi con il Terzo Polo cercano di ricreare  un centro moderato capace di interloquire  con la destra conservatrice di Giorgia Meloni.

In questo scenario e rispetto alle forze reazionarie  e della conservazione oggi in campo  è necessario costruire  una ” nuova sinistra delle libertà”. Come? 

Prima di tutto occorre  riprendere la fondamentale  distinzione tra libertà da e libertà di  efficaciamente richiamata da Norbero Bobbio nelle pagine della Treccani:  https://www.treccani.it/enciclopedia/liberta_%28Enciclopedia-del-Novecento%29/

La sinistra delle libertà deve combattere contro i tanti rischi e le tante paure  che attanagliano il  mondo, rivendicando libertà dalle carestie, dalla povertà, dalle pandemie, dai guasti del cambiamento climatico, dalla sorveglianza tecnologica di massa. E al tempo stesso deve riaccendere i riflettori sulle discriminazioni e sulle repressioni violente che insanguinano i tanti regimi autoritari e semiautoritari che oggi dominano il mondo,facendosi paladina delle  liberta’ civili e dei diritti sociali per tutti e per ognuno.

La sinistra delle libertà deve prendere finalmente atto del fallimento delle presuntuose ricette neo liberiste (fallimento riconosciuto perfino dal fondatore di google…) e aprire un nuovo orizzonte in cui la politica torni centrale. 

Siamo consapevoli che quanto scriviamo appartiene alla dimensione del dover essere, ma una nuova bussola ideale ci vuole per non restare prigionieri del passato. 

Ci auguriamo che gli imminenti congressi del PD e di +Europa – in nome di una nuova  sinistra delle libertà – possano consentire ai rispettivi partiti di  riprendere il ruolo culturale e politico  che hanno avuto nelle democrazie del novecento. 

I partiti hanno.perso da tempo  la capacita’ di rispondere ai bisogni concreti e alle  domande ideali.  La sfida dei congressi sarà quella di offrire nuovamente ai giovani lo stimolo a rivalutare l’ importanza cruciale della politica per poter affrontare efficacemente le sfide contemporanee.  

Serve lanciare un messaggio forte che riaccenda innanzitutto nei giovani,  ma non solo, la voglia di impegnarsi in politica. Una politica  intesa come passione civile disinteressata e come strumento capace di tradurre gli ideali in pratica quotidiana. 

Una ultima notazione. Non basta combattere per liberare le persone  dalla paura (strategia costantemente  perseguita dalle destre  populiste), è la sinistra stessa che deve scrollarsi di dosso la paura della libertà. 

Marco Mayer Valeria Fargion 

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, cina, democrazia, europa, fallimento, giovani, importanza, iraq, massa, meloni, misure, mondo, movimento, nato, pd, persone, putin, renzi, sinistra italiana, stati uniti, studenti, terzo polo

Info Marco Mayer Valeria Fargion

Valeria Fargion è professore associato di scienza politica, titolare ( dal 2004) di una Cattedra Jean Monnet presso la scuola di scienze politiche “Cesare Alfieri” dell’università di Firenze, dove insegna “Politics of European Integration” nell’ambito della laurea magistrale in relazioni internazionali e studi europei (RISE). Fino al 2020 ha coordinato il percorso di Studi Europei ed è stata responsabile delle relazioni internazionali per la Scuola di Scienze Politiche. La sua attenzione prioritaria per la dimensione internazionale e per il dialogo tra studiosi provenienti da ambiti disciplinari e da contesti socio-politici e culturali diversi la hanno portata negli anni a ricoprire ruoli di coordinamento in una serie di reti accademiche transnazionali: è stata per due mandati ( 2002-2006 e 2006-2010) membro elettivo nell’Executive Board del Research Committe 19 “Poverty, Social Welfare and Social Policy” dell’International Sociological Association ; dal 2002 al 2007 membro del comitato esecutivo di ESPANET (il network europeo degli studiosi di politiche sociali) e dalla sua fondazione al 2014 Co-Chair di ESPANET-Italia; dal 2008 al 2010 ha svolto il ruolo di esperto nazionale per la DG Employment della Commissione europea e dalla sua fondazione nel 2014 al 2019 è stata condirettrice e poi direttrice della rivista “Politiche Sociali/Social Policies”, edita da Il Mulino. Nel contesto degli impegni assunti su scala internazionale, ha organizzato nel 2007 un convegno finalizzato ad aprire un confronto tra studiosi del nord e del sud del mondo, con la discussione di relazioni da parte di 90 ricercatori provenienti da tutti e cinque i continenti (https://www.dsps.unifi.it/vp-322-social-policy-in-a-globalizing-world-developing-a-north-south-dialogue.html); per quanto riguarda invece le tematiche connesse all’integrazione europea ha organizzato, in particolare, un ciclo di conferenze sui “Costi della non Europa” cui hanno partecipato anche Romano Prodi e Giuliano Amato (https://www.rise.unifi.it/vp-194-the-costs-of-non-europe-2010-2011.html), e in occasione dei 25 (https://www.rise.unifi.it/vp-211-erasmus-generation-conference-31-maggio-1-giugno.html) e dei 30 anni del programma Erasmus ha realizzato – nell’ambito delle attività del Centro di eccellenza Jean Monnet -due iniziative che hanno permesso a 54 studenti – due per ciascuno dei 27 Stati Membri – di avanzare le loro proposte di intervento sui temi di maggior rilevanza a rappresentanti delle istituzioni europee, tra cui anche l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Federica Mogherini (https://www.rise.unifi.it/vp-343-conferenza-28-ideas-from-the-erasmus-generation.html). Le sue pubblicazioni sono per la maggior parte in lingua inglese; i lavori in lingua italiana hanno riguardato il welfare state italiano in prospettiva storica e comparata, i rapporti centro-periferia, il ruolo delle regioni italiane nell’ambito delle politiche sociali e la performance regionale nella gestione dei fondi strutturali. Nell’arco dell’ultimo decennio, i suoi interessi di ricerca si sono progressivamente spostati dalle politiche dei paesi industrialmente avanzati al ruolo dell’Unione Europea in ambito internazionale, con particolare attenzione per le questioni di Sanità Globale e per l’analisi della cooperazione allo sviluppo in Africa.
Marco Mayer nell’arco degli ultimi trenta anni ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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