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Appello ai Liberali e ai Riformisti

Partirei da un dato: in Italia vigono, più o meno, 250.000 leggi ma, in realtà, nessuno ne conosce il numero esatto mentre in Francia ve ne sono 7.000, in Germania 5.500 e nel Regno Unito appena 3.000, scrive il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre Paolo Zabeo. A tale follia hanno contribuito quasi tutti, nessuno escluso dal 1945 ad oggi. Infatti l’italiano medio è convinto che bisogna fare leggi per imporre lo Stato e le sue leggi. Ma siamo sicuri che sia così?

di Raffaele Romano | 10 Settembre 2023
Lo storico manifesto dei Riformisti italiani


Un caro gruppo di cari amici ed amiche sta cercando di ridare dignità e linfa al pensiero politico liberale. La concezione liberale dello Stato si fonda sull’idea di un governo limitato, in cui l’autonomia del singolo individuo e la sua libertà vengono considerate come valori primari. Nel corso del tempo questa prospettiva si è evoluta, dando origine alle democrazie liberali attuali. Nonostante la sua forte evoluzione, il modello liberale non ha mai abbandonato le sue radici antiautoritarie. Nel corso della sua storia, i vari pensatori liberali hanno sposato principi comuni come le libertà civili, i diritti inalienabili, lo Stato di diritto, la separazione tra Chiesa e Stato, uguaglianza di fronte alla legge, il diritto di proprietà, l’economia di mercato ed i doveri di ogni cittadino. Mi perdoneranno se cercherò di offrire qualche spunto e non consigli, lungi da me.
Nel campo riformista, invece, pur avendo ancora là qualche amico non mi sembra che ci sia nessuno, al di là dei nomi che portano, in grado di rappresentare quest’altra vitale famiglia politica che rapportandosi con quella liberale sono le uniche due in grado di risollevare e far rinascere un Paese. Il Riformismo, in estrema sintesi, è il metodo d’azione politica che, respingendo sia i sistemi rivoluzionari e sia il conservatorismo, riconosce la possibilità di modificare l’ordinamento politico socio economico esistente solo attraverso l’attuazione di riforme organiche ma graduali. Storicamente esso è legato all’affermazione del sistema parlamentare e alla forte convinzione che sia possibile realizzare una trasformazione sociale attraverso lo strumento legislativo.
Partirei da un dato: in Italia vigono, più o meno, 250.000 leggi ma, in realtà, nessuno ne conosce il numero esatto mentre in Francia ve ne sono 7.000, in Germania 5.500 e nel Regno Unito appena 3.000, scrive il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre Paolo Zabeo. A tale follia hanno contribuito quasi tutti, nessuno escluso dal 1945 ad oggi. Infatti l’italiano medio è convinto che bisogna fare leggi per imporre lo Stato e le sue leggi. Ma siamo sicuri che sia così? Non è che, senza volerlo, siamo degradati verso le grida manzoniane? C’è una funzione che, invece, è quasi del tutto scomparsa: “la funzione del controllo da parte dello Stato”.
Non esiste più, infatti i controlli dovrebbero essere a monte e durante la gestione di tutte le funzioni dello Stato a tutti i livelli. Ma questa funzione che dovrebbe essere esercitata dagli apparati a ciò preposti è, sostanzialmente, disattesa se non del tutto scomparsa. Le violazioni ed i reati vengono, in minima parte, accertati ex post e, a quel punto, si invoca la “giustizia giustizialista” che rimane sui giornali ed in Tv per qualche giorno per poi finire nel dimenticatoio mediatico e giudiziario visti gli eterni tempi della magistratura con le conseguenti prescrizioni.
La grida erano una vera e propria forma di una comunicazione ufficiale che era decisa dalle autorità e che veniva ovviamente “gridata” sulla pubblica piazza da un banditore specifico, mentre oggi è gridata dalle Tv. “Illustrissimo ed Eccellentissimo signor don Carlo d’Aragon, Principe di Castelvetrano, Duca di Terranuova, Marchese d’Avola, Conte di Burgeto, grande Ammiraglio, e gran Contestabile di Sicilia, Governatore di Milano e Capitan Generale di Sua Maestà Cattolica in Italia, pienamente informato della intollerabile miseria in che è vivuta e vive questa città di Milano, per cagione dei bravi e vagabondi, pubblica un bando contro di essi. Dichiara e diffinisce tutti coloro essere compresi in questo bando, e doversi ritenere bravi e vagabondi… i quali, essendo forestieri o del paese, non hanno esercizio alcuno, od avendolo, non lo fanno… ma, senza salario, o pur con esso, s’appoggiano a qualche cavaliere o gentiluomo, officiale o mercante… per fargli spalle e favore, o veramente, come si può presumere, per tendere insidie ad altri… A tutti costoro ordina che, nel termine di giorni sei, abbiano a sgomberare il paese, intima la galera a’renitenti, e dà a tutti gli ufiziali della giustizia le più stranamente ampie e indefinite facoltà, per l’esecuzione dell’ordine.” Dopo di che nessuno si muoveva! Tanto la legge, grida, era stata fatta.
Questo al nord e per “par condicio” al sud: “All’ordine, Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora: chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta: tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio passann’ tutti p’o stesso pertuso: chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à”.
Senza voler polemizzare con questo governo e con chi legittimamente lo appoggia, ma solo per evidenza fattuale, come tutti gli altri che si sono succeduti dal 1992 in poi, invece di annunciare, grave errore, e poi fare un “blitz” con centinaia di addetti delle nostre molte polizie con al seguito telecamere e giornalisti avrebbero dovuto pensare al concetto generale di “controllo” prima richiamato ed applicarlo, nel caso specifico, al “controllo del territorio” non più esercitato! Tale vitale funzione non si attua con i tanto ed inutili pubblicizzati blitz, bensì con presidi H24 sui territori. Come è possibile che alti dirigenti dichiarino che Caivano, solo ultimo esempio, è una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa e non si provvede a presidiarla?
E qui, molto probabilmente, verranno fuori le solite lagnanze sulla mancanza di personale. Invece secondo i dati forniti da Euronews, la CNN europea, l’Italia si conferma uno dei paesi europei con il maggior numero di agenti di polizia. Stando ai dati pubblicati da Eurostat ci sono 453 agenti ogni 100.000 abitanti, una cifra che ne fa il sesto paese con più poliziotti dell’Unione europea dietro solo a Cipro (573), Malta (505), Grecia (492), Croazia (490) e Lettonia (461).

Raffaele Romano

Pubblicato in : EditorialeTag: chiesa, francia, germania, giornali, governo, grecia, italia, Liberali, magistratura, mercato, milano, paesi europei, polizia, riforme, riformismo, separazione, sicilia, uguaglianza, unione europea

Info Raffaele Romano

Raffaele Romano è laureato ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti del Lazio.
Ha fatto studi storici e filosofici.
Da giornalista si occupa di Storia Contemporanea quindi, per inerzia, si deve occupare di geopolitica e di economia e finanza avvalendosi di 15 anni di esperienze in banca.
Non disdegna, ogni tanto, di scrivere articoli sul “Cinema ed il Teatro”.
Ovviamente tifa per il Napoli da sempre.
Ha collaborato con molte testate a partire dal glorioso “Avanti” dove ha imparato il mestiere.
Attualmente collabora con alcune testate on line e, dal 2016, svolge l’attività di volontario per il Messico della Onlus N.P.H. USA (Nuestros Pequenos Hermanos).
Più altre cose.
L’autunno scorso ha pubblicato “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” con documentazione desecretata presso la Centrale di Intelligence statunitense e dal Dipartimento di Stato.
A fine settembre uscirà il sequel che si occupa del movimento sindacale italiano dagli anni ’30 agli ’80 del XX secolo.

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