• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Antisemitismo vecchio e nuovo

In Occidente l’odio verso Israele divenne un facile surrogato dell’antisemitismo tradizionale e si diffuse in maniera crescente nella misura in cui non veniva risolto il problema palestinese. Di Valentino Baldacci

di Valentino Baldacci | 13 Giugno 2022

Appare opportuno procedere a una riflessione sull’uso dei termini “antisemitismo” e “antisionismo”, non solo per ragioni euristiche ma anche per ragioni pratiche: mentre per i sostenitori di Israele l’antisionismo è una forma di antisemitismo, al contrario tra chi avversa lo Stato degli ebrei è frequente l’affermazione di essere contrario all’antisemitismo ma di non avere lo stesso atteggiamento di fronte a chi fa professione di antisionismo.
Un aiuto per far chiarezza sull’uso di questi termini lo dà la definizione di antisemitismo elaborata dall’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) che, dopo aver indicata genericamente l’essenza dell’antisemitismo nell’odio contro gli ebrei, elenca una serie di esempi che chiariscono in cosa consista tale odio. Di questi undici esempi, ben sette hanno per oggetto lo Stato d’Israele, mentre i primi quattro si riferiscono a forme tradizionali di antisemitismo. Da questa esemplificazione si capisce quanto sia sbagliata la distinzione o addirittura la contrapposizione tra antisemitismo e antisionismo, quando invece di tratta di fenomeni caratterizzati da una continuità storica e concettuale.
In realtà il ritorno a Sion è stato un principio essenziale nella storia dell’ebraismo. Tuttavia non è stato vissuto e praticato con le stesse modalità nel corso della sua storia, in particolare nel corso del XX e nello scorcio del XXI secolo. Dalla nascita del sionismo moderno con il congresso di Basilea del 1897 fino alla proclamazione dello Stato d’Israele nel 1948 la sottolineatura dei principi sionisti è servita soprattutto ad operare una distinzione nei confronti di altre correnti dell’ebraismo: nell’Europa orientale, in particolare, nei confronti del bundismo; nell’Europa occidentale nei confronti del rischio dell’assimilazione.
Il Bund (Federazione generale dei lavoratori ebrei di Lituania, Polonia e Russia) sosteneva che l’emancipazione dei lavoratori ebrei doveva avvenire sulla base di principi socialisti all’interno dei territori dove storicamente la Diaspora si era manifestata. Il ritorno a Sion era perciò qualcosa solo di ideale mentre i lavoratori ebrei dovevano battersi per il miglioramento delle loro condizioni di vita e per l’affermazione della loro identità all’interno dei territori che facevano parte, allora, dell’Impero Russo. Il bundismo ha continuato ad avere una sua influenza, anche se declinante di fronte allo sviluppo del sionismo, nel periodo tra le due guerre, per poi decadere definitivamente con la II guerra mondiale, durante la quale ebbe la sua ultima eroica manifestazione promuovendo e dirigendo l’insurrezione di Varsavia dell’estate 1942. La feroce repressione nazista segnò la definitiva scomparsa del bundismo, mentre il sionismo rimase l’unica, e vincente, alternativa per gli ebrei scampati alla Shoah.
Con la nascita dello Stato d’Israele non scomparve certo l’antisemitismo tradizionale, quello che si era manifestato, in contesti diversi, nel corso di più di venti secoli, prendendo alimento da pregiudizi di tipo religioso, razziale, economico, di costume, che riguardavano non soltanto il mondo cristiano ma anche quello islamico. Ma la nascita dello Stato ebraico catalizzò buona parte della tradizionale ostilità verso gli ebrei che aveva caratterizzato la storia sia del mondo cristiano che di quello islamico, dando così luogo alla distinzione tra antisemitismo e antisionismo che fino ad allora non aveva avuto modo di manifestarsi. In realtà quello che è stato chiamato antisionismo non ha sostituito il tradizionale antisemitismo ma vi si è innestato, in particolare nel mondo islamico; ma in una certa misura ha riguardato anche il modo cristiano o, in termini più generali, il mondo occidentale.
In Occidente la tragedia della Shoah ha inciso così profondamente nelle coscienze che non era possibile, almeno nell’immediato dopoguerra, riproporre negli stessi termini gli stereotipi antisemiti che erano stati diffusi per secoli. L’odio verso Israele divenne un facile surrogato dell’antisemitismo tradizionale e si diffuse in maniera crescente nella misura in cui non veniva risolto il problema palestinese, che dava nuova esca alle campagne contro lo Stato ebraico, campagne che hanno coinvolto in maniera crescente non solo frange estremiste ma anche strati apparentemente più moderati dell’opinione pubblica, fino a toccare istituzioni come l’Onu (in particolare alcune sue agenzie) e l’Unione Europea, per non parlare del ruolo di alcune strutture universitarie, in particolare inglesi e americane, e di alcuni enti che hanno mascherato dietro finalità umanitarie il loro odio contro Israele: l’esempio più noto è quello di Oxfam ma non mancano anche in Italia esempi simili.
In questa situazione si capisce come la distinzione tra antisemitismo e antisionismo non abbia più senso: essa serve soltanto a quegli antisemiti che – avendo difficoltà a manifestare apertamente i loro sentimenti – si rifugiano dietro questa distinzione. Ma in realtà – come dimostrano infiniti esempi – il nuovo antisemitismo – che ha nello Stato d’Israele il suo bersaglio esplicito – 2comprende e ripropone anche le più tradizionali forme di odio contro gli ebrei, da quelle di matrice religiosa a quelle economiche, utilizzando in particolare il mondo incontrollato dei social media, dove conta essenzialmente la ripetitività delle accuse e non la dimostrazione della loro veridicità. Appare perciò opportuno – seguendo le indicazioni dell’Ihra – parlare di vecchio e nuovo antisemitismo, avendo sempre presente la continuità tra queste diverse forme, che hanno in comune sempre e comunque l’odio contro gli ebrei.

Valentino Baldacci

Antisemitismo vecchio e nuovo – Moked
https://moked.it/blog/2022/06/09/antisemitismo-vecchio-e-nuovo-2/

Pubblicato in : EditorialeTag: guerra mondiale, italia, manifestazione, mondo, socialisti, sviluppo

Info Valentino Baldacci

Valentino Baldacci ha insegnato nella Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze. È autore di numerose pubblicazioni, fra le quali: Liberalismo e liberismo, liberalismo e borghesia nel pensiero di Piero Gobetti (1963); Estremismo e catastrofismo in Franco Rodano (1964); Il calcio come ideologia (1970, con Gerhard Vinnai); Pinocchio e la sua immagine (1981, con Andrea Rauch); L’”Encyclopédie” nella Toscana del ‘700: successi e fallimenti di progetti editoriali (1985); II 18 aprile 1948: la campagna di Toscana (1988); Filippo Stecchi. Un editore fiorentino del Settecento fra riformismo e rivoluzione (1989); II lampione e la lanterna: una chiacchiera sulla satira politica nella Toscana del Risorgimento (1993); La satira politica nella Toscana del Risorgimento – Periodici 1848/1860 (1993); Pietro Leopoldo, un grande riformatore (2000); Il sistema dei beni culturali in Italia – Valorizzazione, progettazione e comunicazione culturale (2004); Gli itinerari culturali – Progettazione e comunicazione (2006); Guadagnarsi il pane. Luoghi e tempi del lavoro in Toscana tra ‘800 e ‘900 (2008, con Zeffiro Ciuffoletti); La Toscana nell’età del Risorgimento (2010 – con Cosimo Ceccuti); Ernesto Nathan, Paolo Orano e l’antisemitismo in Italia (2012); Giovanni Spadolini: la questione ebraica e lo Stato d’Israele. Una lunga coerenza (2013); Tre diverse concezioni del patrimonio culturale (2014).

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti