
Date e ricordi, ferite che hanno segnato di recente, anche in Italia, la storia degli ebrei. Una storia da non consegnare all’ oblio.
27 aprile 1973, Roma: l’impiegato El Al Vittorio Olivares viene assassinato da un militante di Settembre Nero.
17 dicembre 1973, Roma, Fiumicino: un commando incendia un aereo Pan Am e dirotta un volo Lufthansa. Trentaquattro morti.
9 ottobre 1982, Roma, Tempio Maggiore: granate e armi automatiche all’uscita della Sinagoga. Muore Stefano Gaj Tachè, due anni, “colpevole” soltanto di essere in braccio ai genitori al Tempio. Decine di feriti.
27 dicembre 1985, Roma, Fiumicino: sparatoria e granate contro i banchi El Al. Quindici morti, oltre settanta feriti.
Questa è la lista degli attentati palestinesi in Italia. Non vanno ricordati per difendere o condannare una qualsiasi parte politica, ma per rispetto delle vittime. e per non permettere che la storia venga distorta e inghiottita nell’ oblio.
Non serve far finta di niente, come spesso ha fatto una parte della sinistra. I regimi comunisti di Stalin, Mao, Pol Pot e Castro/Guevara hanno lasciato dietro di sé circa 130 milioni di morti, sapientemente cancellati dalla storia con una coltre di silenzio cementizio, tale eliminare tali eventi persino dai libri di storia delle scuole.
Fa impressione constatare come una parte della sinistra italiana abbia rimosso pagine così pesanti. Si parla di pace a slogan, si fa scena con gli hashtag, ma poi non si riconoscono i fatti, non si ricordano i nomi. Il metodo è lo stesso, staliniano ieri, putiniano oggi: tenere il popolo silente, ignorante, ubbidiente. Una manifestazione “di pace” e la coscienza e’ salva. Gli incidenti di piazza? Solo pochi i responsabili ed estranei al corpaccione della sinistra.
Un paese senza memoria è un paese senza futuro. E bene fa l’esecutivo a rimettere gli interessi nazionali davanti a tutto e a considerare gli incidenti di questa settimana per quello che sono, solo piccoli intoppi di percorso. Finita la domenica di campionato, certe sceneggiate svaniscono, ma le date restano.
E qui entra in gioco la vera partita, quella che decide il domani, cioe’ i mercati. Non parlano ma danno la misura dei costi. Se annusano instabilità, trasformano la sfiducia in spread, rating, costi del debito. Se percepiscono che baratti i conti con l’applauso di piazza, girano i tacchi e ti lasciano in braghe di tela. Questo esecutivo non si è fatto cogliere impreparato. Ha mandato un messaggio chiaro. Ordine pubblico sotto controllo, conti in carreggiata, riforme concrete portate avanti a testa bassa. È questo che evita la punizione.
La sinistra non lo ha ancora capito. Scambia i mercati per un tribunale morale, quando invece sono un termometro. E se la febbre sale, non chiedono spiegazioni, vendono. Per questo la linea di governo che punta alla stabilità è l’unica possibile. La credibilità non si twitta, si costruisce giorno dopo giorno.
Il mercato ti perdona errori sinceri, non l’odore di bruciato. E la memoria, come i conti, è parte di quell’odore. Mettiamoci l’anima in pace, dopo “i novanta minuti di calcio” nessuno ricorderà le polemiche di piazza, ma le stragi, quelle sì. E se vogliamo che il Paese tenga la testa alta, serve memoria e solidità, non slogan e caos.
Aspettiamo che Landini, Schlein, Fratoianni, Bonelli e Conte se ne rendano conto.
Piero Terracina

Lascia un commento