
L’immaginario collettivo e il martellamento mediatico dell’ultimo anno e mezzo, costruiti attorno a un personaggio che sembra uscito da un cartone su Crudelia De Mon, hanno finito per deformare l’idea dell’America. Un’America che in Italia un tempo veniva raccontata con leggerezza e curiosità, da Renato Carosone fino al mito del viaggio sulla Luna, simbolo di progresso e fiducia nel futuro. Non possiamo però mettere tutto sul banco degli imputati né, come si dice, “buttare il bambino con l’acqua sporca”. Gli Stati Uniti restano una democrazia complessa, contraddittoria, ma capace di correggersi. Il rischio altrimenti è scivolare – anche solo culturalmente – sotto l’influenza di Paesi come Cina e Russia, dove i leader restano al potere per decenni e dove la libertà appare lontana dagli ideali conquistati con la Resistenza e il 25 aprile 1945. Fra due anni il “pistolero” da fumetto verrà archiviato dagli stessi elettori americani, anche da chi lo aveva sostenuto magari sottovalutando episodi gravi come l’assalto a Capitol Hill. È proprio questa la differenza: nelle democrazie mature sono gli elettori a cambiare il corso della storia. Dopo di lui è lecito aspettarsi un ritorno a toni più civili, con una diplomazia più solida e un linguaggio politico meno urlato. Non sarà un processo immediato né indolore, ma la storia americana è fatta anche di cicliche correzioni di rotta. In questo quadro anche l’Europa dovrebbe evitare reazioni istintive e anti-americanismi di maniera, riscoprendo invece una relazione critica ma costruttiva con Washington. Allo stesso tempo si potrebbe rilanciare una riflessione seria sul ruolo delle istituzioni internazionali: un’eventuale riforma dell’ONU, ad esempio, potrebbe renderla più rappresentativa degli equilibri globali attuali, superando logiche di privilegio ormai anacronistiche. Perché l’ONU non è Hollywood, ma dovrebbe essere lo specchio, imperfetto ma necessario, del mondo reale.
Angelo Santoro

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