• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Antefatti assemblea Telecom/2: conflitti d’interesse vs mercato

di Giuseppe Mele | 29 Dicembre 2013

I colossi finanziari hanno cercato di premunirsi dal destino incombente di quest’assemblea dove per la prima volta, si va alla conta senza risultati certi, senza la retorica della nova innovazione, dell’agenda digitale, della public company, del web che ci rende liberi.

telecom2Puntata precedente. Verso l’assemblea degli azionisti di Telecom Italia del 20 dicembre. Le banche nazionali, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Generali, tanto sostenute dal governo e dalla Bce, invece di supportare l’azienda, l’hanno scaricata, accettando per un premio esclusivo di consegnare il controllo all’incumbent spagnolo Telefonica. Silenziosamente e sornionamente il governo Letta ha soffocato l’indignazione del neo onorevole democratico Muchetti e, con essa, le illusioni sindacali che a qualcuno interessi il destino del lavoro digitale. Agcom a voce dell’incrocio tra Pd e finanza, ha dettato una condanna per l’azienda, anche contro l’aiuto ritardatario e inatteso di Bruxelles. Poteri forti e governo sostengono nei fatti l’acquisizione della rete telefonica da parte degli spagnoli. La grande platea dei piccoli azionisti ha però ancora il mercato dalla sua. Il mondo finanziario invita a cacciare dalla stanza dei bottoni il capitalismo di relazione italiano, per evidente gestione fallimentare. Per le strade camionisti, contadini, piccole imprese, allevatori, artigiani, senza uno straccio di copertura politica, sono scesi a reclamare la possibilità di sbarcare il lunario e di vedere pagato il proprio lavoro. Hanno richieste così elementari e antiche che gli hanno dato un nome da movimento medioevale, quello di forconi, in una rinnovata voglia delle jacqueries contadine di gettare a fuoco carte burocratiche ed i loro estensori. Anche nell’assemblea azionaria della principale impresa del settore più innovativo, c’è una forca o tridente; è il simbolo del bluetooth, sofisticato dialogo senza fili tra telefonini, apparati ed accessori. Anni fa, l’assemblea Telecom era andata in diretta per ogni dove, per evidenziare, proprio su wi-fi e wireless, improbabili incompetenze del management. Bisognava dare largo spazio allo show di Grillo (nel cui orecchio sussurrava Casaleggio, ex piccolo manager Telecom) e Di Pietro, ad usum Santoro, per divertire gli azionisti e ridicolizzare i manager di destra, Tronchetti, Ruggiero, Buora, Luciani. Allora una lava concentrata di terrore puro di forze, grandi e piccolissime, dalla magistratura a Grillo e samizdat interni, si era rovesciata sul manager Pirelli Al suo settennato si imputavano oltre gli errori propri, anche quelli antecedenti ed i successivi. La sua eresia però è la violazione del muro di Milano, secondo il quale, le Tlc devono essere un feudo di sinistra, perché la Tv lo è di destra e l’editoria è divisa a metà. Tronchetti, però, malgrado le apparenze non è il manager di Berlusconi; da buon interista è più organico al Moratti che alla cognata Letizia ed Arcore. Quando cerca di fondere Tv e Tlc, cerca Murdoch e non Mediaset. Viene demolito per le vendite degli asset patrimoniali di un’azienda indebitata allo sfinimento dai predecessori, loro sì, organici al Pd. Sulle vendite successive degli asset strategici di ricerca e di know how non una voce, se non negli ultimi mesi (“non c’è più know how”nell’incumbent Tlc, se non quello ipermaturo dell’infrastruttura di rete, peraltro disastrata”) ed anche questa ipocritamente spesa solo per facilitare l’abbandono dell’azienda. Nemmeno attorno all’assemblea del 20 dicembre c’è il muro ostile dei grandi talk-show,  nesssun richiamo al povero destino dei call center. Sull’assemblea non c’è traccia di ironia, non una scenetta della solita satira che si guarda bene dal toccare l’argomento. Nessun clown stavolta, non si ride questa volta, in un’assemblea in cui la piccola forca sul display richiama la rivolta in corso degli azionisti Telecom, che è la stessa rabbia dei forconi, delle proteste, degli assembramenti, dei blocchi stradali. Tutti uniti dalla consapevolezza, più o meno chiaramente informata, dello spreco e dell’imbroglio che insidiano il risparmio, le capacità, le tasse, le ricerche, le scoperte, in una parola il lavoro e le aziende, minacciati dalle scorciatoie, dalle svendite, dagli accordi sottobanco fatti dai primi della classe. I colossi finanziari hanno cercato di premunirsi dal destino incombente di quest’assemblea dove per la prima volta, si va alla conta senza risultati certi, senza la retorica della nova innovazione, dell’agenda digitale, della public company, del web che ci rende liberi. Se c’è uno che non è adatto a fare il capopopolo, a saper incendiare gli animi, costui è proprio Fossati, l’ex patron del doppio brodo Star, uno che riesce a farsi sentire e capire dai più a fatica, anche nel più religioso silenzio. Gli imprenditori medi in genere sono così; il loro campo è il fatturato, non la politica, neanche quella alla Confindustria. Fossati di Findim, dal basso del suo 5%  da secondo azionista, con Asati (piccoli azionisti Telecom) vuole sfiduciare le grandi banche ed il feudo politico, azzerando il Cda. Vuole cacciare Telefonica dalla scatola di comando Telco. Senza retorica, parla di “valore aziendale”, reso stantio da pubblicità e mielosa propaganda antimafia, intendendo veri danari versati a investimento, da non sprecare, truffare o minusvalenziare. Senza retorica, solo il fatto che sia in condizione di sfidare i giganti, dimostra che quest’ultimi hanno piedi d’argilla. Va così in onda un incredibile numero di conflitti di interessi, di quelli veri, però. Nessuno nega che Telefonica e Telecom siano avversari in due mercati chiave sudamericani, Brasile e Argentina. O meglio lo erano perché a poche settimane dal controllo spagnolo, Telecom Argentina e Personal mobile sono state svendute. Fossati chiede perciò che gli spagnoli non votino, tanto più che i loro posti in Cda sono deserti per imposizione del regolatorio brasiliano. Dovrebbe fare da presidente l’ennesimo bocconiano, Provasoli, cooptato nel Cda apposta. Invece rinuncia. E’ già presidente Rcs, che finisce l’anno sotto di 200 milioni ed è impegnata con tanto di referendum, a dimissionare 60 giornalisti anziani di Repubblica. Così facente funzioni dell’ex presidente dimissionario Bernabè, lo farà Minucci. Ex consigliere dal ’95 al 2011 di Generali, è visto con sospetto. Generali infatti, è sul banco degli imputati: non solo per la resa a Telefonica. ma anche per la partita di giro argentina che ha liberato l’azienda triestina da debiti in loco. Minucci non dovrebbe far votare la sua ex azienda, né Telco. Se non lo fa sa che la delibera finale verrà impugnata. Nemmeno vuole agevolare un ribaltone. Non dovrebbe far votare nemmeno il gigante dei fondi internazionali, Blackrock, un fatturato doppio del Pil italiano. Chiamato da Telefonica in soccorso, il fondo è stato così precipitoso da acquistare il 10% delle azioni senza nemmeno avvisare la Consob. Alla testa dell’organo di vigilanza non c’è più però l’amico Spaventa che non mosse ciglio all’illegale creazione del più grande debito mai imposto ad un’azienda sana, nell’Opa a debito di Colannino. Ora c’è Vegas che non ha perso tempo e mandato le carte in tribunale. Non è chiaro di quanti voti disponga Blackrock, che, vista la mala parata, si è liberata di un po’ di peso ed ha dichiarato che si asterrà. Anche Assogestioni si dichiara indipendente. L’associazione però è controllata, guarda un po’, da Intesa Sanpaolo, Unicredit e Generali. Il presidente Siniscalco è fornitore di se stesso. La sua Morgan Stanley ha fatto laute commissioni emettendo un prestito obbligazionario da 1,3 miliardi a conversione obbligatoria in azioni a favore di Telefonica e Blackrock. Un altro aiutino appena prima dell’assemblea, che Fossati, escluso dal giro premiale, indica come ennesima dimostrazione dell’eterodipendenza aziendale. Fondi e banche sono azionisti sia di Telecom che di Telefonica, due colossi dal debito complessivo di 70 miliardi. Salotti vasocomunicanti, che al contrario della borsa inglese, dello stato francese e della banca tedesca, a tutto pensano fuorchè al famoso “valore”. Conflitti d’interesse mai visti, mai denunciati, mai giudicati di bocconiani, associazioni, gestori, fornitori, iperfondi, azioni supplettive e presidenze blindate sono scesi in campo, con evidente spirito liberista e capitalista, per arginare le indicazioni del mercato internazionale. A questo punto tutto dipende dalla partecipazione dei piccoli fondi, proprietari dell’80% di Telecom. Dopodichè comincia la telecronaca, anzi la twittercronaca dell’assemblea Telecom, fissata a Milano per le 11 del 20 dicembre.

Pubblicato in : Editoriale

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti