Anno 2030, il futuro dietro l’angolo. La rete tramviaria fiorentina è diventata una maxi ragnatela che collega l’intera Città metropolitana. Magari riunita in un unico comune guidato da un supersindaco. Le iniziali tre linee si sono moltiplicate e allungate come i tentacoli di una piovra. Inghiottono 85 milioni di passeggeri ogni anno. Il problema della mobilità a Firenze e dintorni è stato risolto. Dopo la primordiale linea 1, da Scandicci alla Stazione di Santa Maria Novella, la rete ha iniziato ad espandersi a dismisura. La linea 2, quella dall’aeroporto di Peretola al centro, è stata prolungata verso la stazione di Castello, il Polo scientifico universitario, l’abitato di Sesto Fiorentino. La linea 3 divide i propri binari per raggiungere Campo di Marte fino a Rovezzano, verso est, e Bagno a Ripoli verso Sud. E’ nata anche la linea 4 che raggiunge le Piagge, San Donnino, Campi Bisenzio; sfruttando la sede ferroviaria si è allungata addirittura oltre i confini a toccare Prato. Tram che sfrecciano ovunque e a tutte le ore. Meno code, meno inquinamento e trasporto pubblico finalmente degno di una grande città.
La ragnatela è disegnata nella mente dei tecnici. I progetti di fattibilità tutti avviati. I sindaci del circondario ingolositi dall’occasione. Resta solo un piccolo, marginale, quasi insignificante dettaglio da scoprire: cosa succede al centro della regnatela? In che modo la tramvia bypassa il centro storico fiorentino? Qui casca l’asino, come usavano dire i vecchi. C’è chi è terrorizzato da ciò che potrebbe accadere al traffico cittadino semiparalizzato per i lavori sui viali di circonvallazione. Roba che ciò che sta accadendo in questi mesi a Novoli e Rifredi è una passeggiata di salute. In quei cantieri un Dante 2.0 potrebbe ambientare la versione aggiornata della Divina Commedia in stile Blade Runner. Buttare il tram sottoterra, allora? Qui insorgono i timorosi degli scavi: la falda, le fondamenta, i resti archeologici. Se si perfora il sottosuolo si sa quando si inizia ma non quando si finisce. Il rischio di infilarsi in un buco nero, è proprio il caso di dirlo, è elevatissimo. E allora chiamiamo un vero esperto dell’avvenire, un futurologo di fama che ci sveli se nel 2030 saremo ancora tutti in coda appassionatamente e il tram continuerà a chiamarsi desiderio. Che ne dite del mago Anubi?

Chi legge talvolta può avere competenze tecniche e culturali ben fondate a riguardo dell’argomento complesso e delicato da lei trattato a suon di fanfare. Quelli che lei definisce “i timorosi degli scavi” forse basano i propri timori su dati di fatto e studi già realizzati che lei evidentemente non conosce, ma che descrivono rischi reali e comprovati scientificamente.
Quindi non è proprio una questione di veggenza, e altrettanto dicasi per il bilancio economico, finanziario delle opere realizzate o ancora da realizzare, che è palesemente fuori scala rispetto ad opere analoghe esistenti, nonché per ciò che riguarda il resto: infatti il Comune deve sempre sopperire con fondi propri le passività di gestione.
Con grande soddisfazione di RATP. Con tanti saluti.
Non si tratta di chiedere al mago Anubi oppure a palle di vetro sul futuro urbanistico di Firenze ma piuttosto cercare d’informarsi meglio sulle reali CRITICITA’ nella citta’ D’ARTE……..E chiedersi a chi giova veramente quest’opera da film KOLOSSAL anni ’60.Tanto per dirne una, informi com’è composto il consiglio d’amministrazione della tramvia e a chi vanno i vantaggi della gestione : faccia il suo mestiere,il giornalista !!!!!!!!
La tramvia (sulla cui utilità nessuna persona di buon senso nutre dubbi) è gestita da Gest che è proprietà della francese Ratp, E questo che c’entra col progetto di come attraversare il centro di Firenze? Lei faccia il lettore e quindi almeno “legga” prima di commentare.