Con i suoi scritti autobiografici, Annie Ernaux ci ha insegnato a leggere le vite dei singoli (e dunque anche la nostra) dentro la storia collettiva, nei contesti sociali, nei sentimenti della vita. La grande lezione della scrittrice francese – il saper combinare, appunto, storia ed esperienza individuale – ha molti argomenti e sempre mirati a capire la ‘verità’ dell’esistenza umana. C’è tutto questo anche nel libro che pubblicò nel 1987, dedicato alla figura di sua madre, ora uscito in italiano con il titolo “Una donna” (Edizioni L’Orma).
Il racconto muove dalla morte della mamma, malata di Alzheimer e ricoverata in una struttura sanitaria. Dalla camera di quella casa di riposo inizia l’elaborazione del lutto da parte della figlia e la ricostruzione di una memoria che, ancora una volta, è individuale e corale. Uno spaccato di Novecento si racconta proprio attraverso la vita della madre, le sue umili origini contadine, la sua emancipazione, le molte traversie. E al contempo si scava nel rapporto madre-figlia, segnato da continua conflittualità, da un eccesso di amore materno (l’altra figlia era prematuramente morta), da tormentati distacchi e riavvicinamenti.
Sorprendente, fin dall’incipit, la prosa della Ernaux; asciutta, misurata, eppure così partecipe. Diciamo coerente con le sue intenzioni, laddove avverte esplicitamente: “Spero di restare al di sotto della letteratura”. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/annie-ernaux-quando-l-autobiografia-e-storia-di-tutti_2685.html

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