
Ana Maria de Jesus Ribeiro de Silva, questo il suo vero nome. Aninha per i suoi affetti più cari. Anita per la Storia che la consacrò a Eroina dei Due Mondi, per aver combattuto, a fianco al marito, sia in Brasile, contro l’oppressione imperiale, che in Italia, contro l’oppressione pontificia e clericale.
Ragazza ribelle sin da bambina e amazzone senza pari, mal sopportò il matrimonio che la famiglia le impose con il calzolaio Miguel Duarte, che lei mai amò e che morirà pochi anni dopo, combattendo nell’esercito imperiale contro i rivoluzionari.
Si innamorerà subito di Giuseppe Garibaldi, il rivoluzionario, il democratico, il repubblicano venuto dall’Italia, amante della causa degli oppressi, che sposerà e con lui intraprenderà la lotta per l’indipendenza del Rio Grande dall’Impero del Brasile e, successivamente, dopo aver dato alla luce Menotti, Rosita (che morirà di scarlattina a soli 2 anni), Teresita e Ricciotti, si trasferisce a Genova dalla madre di Garibaldi ed il marito la raggiungerà qualche mese dopo, assieme ad Andrea Aguyar, ex schiavo di colore, originario dell’Angola ed ormai divenuto fedelissimo Tenente del Generale in camicia rossa, sino alla morte avvenuta nel corso della battaglia in difesa della Repubblica Romana del 1849, contro le truppe franco-pontificie.
Anche in Italia, Anita, seguirà le imprese del marito, sino alla morte prematura causata dalla malaria e che la colpirà proprio allorquando la Repubblica Romana sarà ormai perduta., con Garibaldi in fuga e lei che viene trasportata dal marito e dai compagni su un vecchio materasso, nei pressi di Mandriole di Ravenna.
Una grande perdita per un grande uomo. Una grande perdita per l’Italia che, da tempo, l’ha dimenticata e da tempo tende a voler dimenticare Garibaldi o a sminuirne l’opera di eroe senza macchia e che, a sprezzo del pericolo – cosa che oggi pressoché nessuno avrebbe il coraggo di fare – combattè, armi in pugno, per un’Italia libera e sovrana, oltre che per un’Europa di nazioni sorelle e unite dall’ideale repubblicano e socialista umanitario. Pochi infatti sanno o ricordano che, Garibaldi, assieme a Mazzini, a Bakunin, a Marx e ad Engels, fu fra i fondatori della Prima Internazionale dei Lavoratori, nel 1864.
Oggi l’Italia, schiava dei tecnocati di Bruxelles e l’Europa, schiava del Grande Mercato Transatlantico e del Fondo Monetario Internazionale, necessiterebbero di una nuova Anita e di un nuovo Giuseppe Garibaldi in grado di liberare ancora una volta i popoli dai nuovi oppressori: politici, imprenditoriali e finanziari.
Oggi, l’Italia e l’Europa, necessiterebbero di un nuovo moto d’orgoglio e di riscatto nazionale e morale, sull’esempio seguito dall’America Latina degli ultimi quindici anni, con particolare riferimento all’Uruguay dell’ex Presidente José “Pepe” Mujica, garibaldino dei giorni nostri.
Studiamo e diffondiamo la Storia, per quel che ci riguarda e compete. Evitando soprattutto di scadere in sciocchi e stupidi revisionismi neoborbonici e neoclericali, che certo non onorano la memoria dei combattenti di ogni epoca, ideale e Paese d’origine.

Complimenti per lo splendido articolo, esposto con chiarezza, non meno nella sua integrità e valenza storica. Un vero documento che rinviene a noi tutti chi era Anita Garibaldi, così meramente conosciuta nei testi scolastici. Una donna, una mamma, una moglie che amò il suo uomo fino alla fine la sua breve vita, Garibaldi mai dimentico la sua amata, che serbo’ sempre nel suo cuore, anche nella sua vecchia a Caprera con accanto la sua nuova famiglia.
La presentazione del libro su Anita Garibaldi si terrà giovedi 11 febbraio, alle ore 17,00, nella sede de Il Tirreno, in via Alfieri 9, a Livorno appunto
La diffusione della conoscenza dela storia, di quella italiana ( ovviamente con i riferimenti essenziali a quella europea e mondiale ), a partire dal nostro Risorgimento, alla Grande Guerra ed oltre, dovrebbe essere obbiettivo primario di un governo e di un ministero dell’Istruzone degni del nome e del compito. Bagatin fa bene a sottolinearlo; Pensalibero fa bene ad evidenziarlo. Con l’occasione faccio presente che ANITA GARIBALDI sarà ricordata prossimamente a Livorno, per iniziativa dei Comitati per la promozione dei valori risorgimentali, in occasone della presentazione del libro di Giuseppe Bandi a lei intitolato, nell’edizione curata da Elisabetta Benucci. Interverranno, oltre alla Benucci, Omar Monestier e Alessandro Guarducci, direttore e vicedirettore de Il Tirreno, il professor Fabio Bertini e l’ammiraglio Luigi Donolo, del coordinamento toscano dei Comitati per il Risorgimento