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ANCORA SULLA RELIGIONE LAICA DELLA LIBERTÀ

Di fatto, abbiamo accettato che sia lo stato, nella sua estensione partitica e politica, a decidere per noi: chi può avere figli e chi no, chi può tutelare i propri cari e chi no, chi può vivere e chi può morire. Di Chiara Boriosi,

di Chiara Boriosi | 6 Aprile 2009

La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero,
ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta
(Theodor Adorno)

I numerosi interventi che il precedente pezzo ha suscitato tanto su questo sito che su Facebook ci fanno desiderare di tornare sull’argomento con qualche considerazione ulteriore che ci auguriamo possa arricchire il dibattito in corso. La percezione della nostra libertà passa, o dovrebbe passare, da quella della libertà altrui e contemporaneamente da quella di una appartenenza sociale che ha senso di esistere soltanto nel reciproco riconoscimento dell’uguaglianza nella diversità. Questo concetto è il fondamento di una democrazia che voglia dirsi tale e che sia percepita come inclusiva, e non, al contrario, come una conventio ad excludendum dove le minoranze di qualunque genere – razziali, politiche, sociali, religiose, di genere – siano misconosciute o, peggio, ignorate nei loro essenziali diritti. E’una ovvia affermazione, eppure nel nostro paese non attecchisce, lo vediamo in questi giorni in cui le dichiarazioni di Fini sulla laicità dello stato, riaffermata dalla sentenza della Corte Costituzionale sulla Legge 40, risultano persino banali ed invece scatenano reazioni scomposte ed al limite del ridicolo, non foss’altro per la loro palese malafede. Ma quello che colpisce ed amareggia chi crede ancora nella religione laica della libertà, che non può mai essere disgiunta da un profondo senso di responsabilità individuale, è la constatazione amara di una forma di tutela esercitata sulle coscienze dei cittadini che l’intera classe politica italiana ritiene necessario esercitare e rendere obbligatoria per legge, come se tutti noi fossimo un branco di infanti senza cervello e senza discernimento e dunque assolutamente bisognosi di essere protetti da noi stessi in ogni momento della nostra vita, dalla nascita alla morte. Questa espropriazione della nostra libertà individuale in nome di una presunta coscienza collettiva che, di fatto, è la negazione stessa del pluralismo sociale, ha radici profonde nel nostro recente passato allorchè, reduci da una monarchia postunitaria mai in grado di funzionare da collante, seguita da un regime dittatoriale teso all’omologazione culturale e sociale, nel secondo dopoguerra siamo stati affidati ad una doppia gestione ecclesiale: quella del partito dei cattolici, punto di riferimento riconosciuto della Chiesa, e quella del partito comunista, esponente di una ortodossia esattamente paritaria a quella della Chiesa. Non si vuole qui entrare nel merito di tutte le problematiche della ricostruzione, che non ci interessano, ma nella dolente e sempre aperta questione di una clamorosa e disastrosa lacuna culturale, perché gli italiani, stretti tra due chiese egualmente escludenti ed egualmente intolleranti, sono stati formati non già alla democrazia partecipata di stampo liberale, non già all’esercizio del libero arbitrio con conseguente onere della responsabilità delle proprie azioni, ma bensì all’obbedienza agli ordini superiori, fossero essi religiosi o laici, ed alla perniciosa istituzione della tutela statale. Di fatto, abbiamo accettato che sia lo stato, nella sua estensione partitica e politica, a decidere per noi: chi può avere figli e chi no, chi può tutelare i propri cari e chi no, chi può vivere e chi può morire, chi può esercitare un potere e chi no, chi può essere eletto e chi no, insomma abbiamo rilasciato una delega in bianco su tutti gli aspetti fondamentali della nostra vita, ottenendo come conseguenza principale di continuare ad essere considerati come minus habens sotto tutela, ed in seconda battuta di subire quindi una costante, inarrestabile perdita della nostra libertà di scelta che pure dovrebbe essere nostro primario diritto di cittadini di uno stato democratico. Il progressivo assopimento delle coscienze, mascherato da sporadiche piazzate di movimenti che giustificano il loro operato con mobilitazioni popolari prive di senso ma molto utili a gettare polvere negli occhi – vedi, siamo ancora in grado di alzare la voce e protestare – è il male che ci corrode, è il vuoto che ci sta ingoiando, è l’ignoranza della libertà che ci sta piegando. Se sul voto di una legge come quella sul testamento biologico, Berlusconi dichiara di lasciare libertà di coscienza ai suoi parlamentari, a patto che siano “leali con il partito”, mentre il Pd procede in ordine talmente sparso da far sembrare che la prossima tappa dei propri esponenti sia l’anarchia, ciò significa una cosa sola: la coscienza non richiede più libertà ma asservimento, perché è l’unico stato che le è stato insegnato a riconoscere. E per votare secondo libertà e secondo coscienza bisognerebbe innanzitutto possedere il concetto di questi due elementi – oggi, sono solo due parole del tutto svuotate di ogni significato, due trappole linguistiche tese ai minori sotto tutela che siamo noi, per toglierci anche l’ultimo briciolo di indipendenza intellettuale rimastaci.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Chiara Boriosi

Pubblicato in : Primo piano

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. gp

    19 Agosto 2009 alle 21:53

    il sublime nulleggiare del nienteggiare….non insegno mulla a nessuno…..

    Rispondi
  2. Marzio Siracusa

    10 Aprile 2009 alle 23:53

    Ascolta cretinetti: se tu credi che darsi al filosofume significhi darsi all’intelligenza hai sbagliato vita di centottanta gradi. Rassomigli a quelli che credono d’essere filosofi perché insegnano filosofia, matematici perché matematica, o scrittori perché insegnano lettere. Ma sbagli anche nella pretesa di sottendere delle qualità superiori che nemmeno tu hai. Scannare un libraccio e appiccicarlo su Pensalibero sanno farlo tutti, una, dieci, cento pagine poco cambia. Rassegnati a restare il cretinetti che sei, ma invito la redazione a aprire uno spazio per le tue masturbazioni. M.S

    Rispondi
  3. Anonimo

    10 Aprile 2009 alle 20:03

    disvelò l’apeiron spazio temporale quale physis infinita e senza fine infinitamente sublime, mentre Diodorus e Democritus differenziarono l’apeiron e l’archè nel cosmo quale cosmesi o bellezza finita dell’infinito sublime anaximandreo: delicate membrane spaziali o topologiche, quali varietà sferiche consentiva la sensibilità dell’apparenza o phenomena quali imago dell’estasy eonyka platonica o ideale Cronotopia della Physis Ontologica. La frattalità kronotopica dell’apeiron di Anaximandro o i frammenti dell’archè di Anaximandro consentirono alla Ontologia dello spaziotempo di Anaximandro di dispiegarsi nel vuoto nulla di Melissus, per eventuare una Philosophy a della temporalità nel Timaeus Platonico:lì l’apprensibile modello paradigmatico svela il comprensibile Platonico Cosmos quale adeguatezza alla verità Platonica paradigmatica. E’ l’universo paradigmatico dello spaziotempo Platonico quale estasy exstatica dell’eternità,o paradigma della physis eterna che si dà solo quale fenomeno visibile dell’ideale invisibile, ma intuibile con la metafisica della verità o logos animato. 1Solo così è possibile percepire le differenze spaziotemporali dei phora o dei periodos o delle periphoras o dei kykleseos: tutti misurabili secondo il paradigma pitagorico dell’identità tra aritmos e curvatura dello spaziotempo, in una sublime armonia cosmica e mousikale quale perfezione ideale delle eterne sphere spiralimorfe Platoniche. Si dà così la continuità dello spazio tempo in dinamica sublime e in infinito apeiron sublime ma apparente nei fenomena quale discreto e finito,anzi aritmos,senza ritmo,in stasi inerziale ocontrastanza ob-gettata o gegenstand istantanea,attimo,momentanea o atto, o essere solo in atto,o apparire nei fenomena solo nell’esserci dell’atto discreto quale singoralità temporale del presente, o apriorità dell’archè della kronotopia infinita. E’ la differenza nella temporalità che si dà quale aritmos della presenza per creare la trascendenza al passato ed eventuare la possibilità eventuale del futuro, o futuro anteriore o eterno ritorno o apokatastasy ciclica o in lineare sequenza: Zeno Docet.Finito ed infinito non sono possibili nella stessa frazione di tempo: l’apeiron dovrà essere frammentato ed i suoi frattali fondare la rigorosità e l’esattezza, altrimenti la divisibilità o l’analitica o la dyairesis infinite possono creare dei paradoxa spaziotemporali infiniti. Aristotele inventò così le distanza discrete irriducibili nella temporalità kategorica memore delle omeomerie anaxagoriane, ma sempre nella dynamis dell’essere in atto nella presenza e di essere in potenza nel futuro o nel futuro anteriore quale passato.Leibniz nei Fundamenta Theoria Motus Abstracta del 1671 svelò una Philosophy Ontoteologica dello spaziotempo quale relatività Leibnizia della simultaneità degli eventi:Gödel si ispirò a quel paradigma per immaginare l’apokatastasy kaosmika, ma quella sarà un’altra sublime story, qui invece si è in presenza del versus Newton o della monade versus la gravità. Newton pensò al paradigma del tempo ab-soluto quale ab-soluta verità del tempo mathematico, la cui durata può essere misurata con il pensiero calcolante degli infinitesimi microkronotopici ma non-infinitamente divisibili. 2E’ il Newton versus Leibniz o la syntesy dell’analitica degli eventi temporali: Gravità-Newtoniana dello Space-Time in contrastanza con la relatività della simultaneità degli eventi della monade sublime. Newton nei Principia immagina gli eventi istantanei con un paradigma empirista o non si cura di spiegare la struttura ontologica dell’evento, mentre Leibniz con la sua ontoteologia della monade svela una metafisica ermeneutica della verità che si eventui sia nei fenomena, sia nelle verità nascoste o kryptate o non ancora in dis-oblio nella mente sublime ed infinita della divinità: è la Leibniz-Theory della Temporalità Ontoteologica che si dà quale nuovo paradigma della Leibniz-Theory dello spazio tempo, giacchè nella struttura ontologica della monade non c’è più differenza sia nell’intra che nell’extramonade, quale mondità, o mente sublime ed infinita della divinità. Leibniz nei Mathematicarum Metaphysica del 1715 explicita definitivamente la struttura ontologica degli eventi simultanei dello spaziotempo quale dynamis sublime delle intramonadi o delle extramonadi in sistole e dyastole o quali intermittenze sublimi della struttura ontologica della monade.E’ l’ermeneutica della temporalità o l’interpretazione dello spazio tempo intuitivo, quale consapevolezza dell’adeguatezza della metafisica della verità fenomeniche, o kriptate quali eventi virtuali nella mente sublime della divinità o monadea o eventi sublimi noumenici o noetici del pensiero pensante. Russell nella sua riscoperta critica del paradigma Leibniziano introdusse l’immaterialità post-newtoniana, ma le conferì un paradigma logico e non ontologico, tanto da intraprendere una controversia con il suo coevo Whitehead, più in proximità con il paradigma Leibniziano. Axiomi degli eventi dinamici delle monadi eventueranno una cronodinamica della Philosophy del Tempo di entità imaginarie o entità metafisiche immateriali e virtuali, un bel paradosso giacchè le entità nell’immaginaririo non ci sono o sono latenti o kryptate nella mente sublime della divinità monaDea. 3Gottfried Leibniz pensò quegli assiomi virtuosi e virtuali come paradigmi epistemici o metaontologie o ontoteologie matematiche.Christian Wolff invece quali axiomi della mathematica della physis e quindi dello spaziotempo: è il Methodo dell’Analytica dello spazio tempo che tanta fortuna addusse a Kant e ai Mathematici della Durata e della magnitudine dei quanta spazio-temporali, così Christian Wolff eminente philosofo della Germany promosse Leibniz nella philosophya universale. Leibniz aleggiò quel paradigma nell’ Analysis Situs, o Geometrya della Situatione emotiva o cronodinamica della monadea. Lì gli axiomi della Geometrya Euclidea si disvelano quali assiomi della metafisica delle verità fenomeniche e virtuali e perciò assiomi di una geometria immaginaria, senza entità ilemorfiche, quasi un’ontoteologia topologica o una metaphysica topologica o geometrica o metamatematica o ontologia della mathesis della monadea. Leibniz, nei fragmenti del 1671, definì la quantità come se fosse il chiasma o l’apokatastasy della qualità spaziale e simbolica: l’infinito è il simbolo della qualità di un logos virtuale e così l’infinitesimo, o lo zero della mathesis. Quantità e adeguatezza degli eventi si riflettono nella qualità della monadea, quale innovativa Philosophya del Tempo in alterità con la Classica Philosophya che da Aristotele dominò in Europa , una differente versione del Mythos Rhapsodico di Chronos: quale movimento o ontodinamica immaginaria dell’ eternità o ontokronia cronodinamica della monadea.Leibniz nella celebre controversia si ispirò a Plotino quasi presago di una virtuale relativity-theory. Plotino disvelò l’estasi del tempo quale autoevento dell’esserci nella mondità o dell’esserci della monadea. Plotino decostruì sia l’ilemorfica interpretanza del tempo sia l’ideale armonia cosmica platonica per eventuare una paradigmatica e ab-stracta interpretazione della temporalità sublime: definì quasi una philosophya del tempo immaginaria, cioè senza l’entità ilemorfica. 4Leibniz dispiegò quella intuizione per immaginare l’interpretanza o l’ermeneutica dell’evento immaginario nell’intra-extramonade virtuale, quale struttura ontologica o gestell dello spazio-tempo immaginario o metalogica matematica immaginaria come entità immaginaria.Plotino fonda sull’Essere Infinito evento della singolarità, quale Abisso vertiginoso di oscurità, perché insondabile, l’Essere di Parmenide che tutto comprende e, perché tutto comprende, di esso non si può dire nulla. L’abisso assoluto dell’Essere è una intuizione sfuggente che può divenire però più “stabile” quando c’è nell’Abisso e Silenzio la prima intuizione della consapevolezza come Infinita singolarità nella sua assolutezza vertiginosa di Abisso e Silenzio , l’Infinità in sè assolutamente vuota, atto puro: trascendenza della purezza, pensiero pensante, oltre cui c’è l’abisso e silenzio mistico.Essere abisso infinito dell’essere in Essere come “momenti all’interno” dell’Infinito: Agostino docet: Platone, il più puro e il più luminoso di ogni filosofo, ha dissipato le tenebre dell’errore ed ora risplende specialmente in Plotino, un platonico così simile al suo maestro che si penserebbe vissuto insieme o piuttosto, dato il periodo così lungo che li separa, che Platone sia nato di nuovo : attorno alla rosa c’è il profumo e il profumo non nasce dopo, nasce con la rosa, e, se essa è eterna, coeterno è il profumo in essere perfetto che si crea dal niente: vibrazioni coeternamente esistenti nell’essere infinito. Infinito nei suoi infiniti livelli di manifestazione, la dimensione immateriale del mondo: l’Infinito si pone su infiniti piani con vibrazioni diverse: l’Essere costituito da infinite vibrazioni è l’intuizione di Plotino e verrà poi ripresa da Leibniz: il discorso di Plotino sarà il discorso di Leibniz, ma in Plotino si intuisce la relatività del tempo. Platone pensò al tempo quale immagine dell’eternità o spazio di tempo dell’ eternità dell’essere: se nessuno chiede cos’è il tempo io so che cos’è, lo intuisco, ma se qualcuno chiede di spiegare che cos’è il tempo di Plotino o Tempo immagine il più possibile perfetto dell’eternità del mondo ideale, non si trova niente di meglio che l’immagine mobile dell’eternità che procede secondo il numero. Giorni, notti, anni, sono forme del tempo che imita l’eternità e si muove secondo il numero. 5Tutti i movimenti celesti si misurano con i numeri. Tutti i tempi astrali sono coordinati nell’unico cosmo, regolato dal tempo o ciclo universale in cui tutti i celesti ritornano esattamente alle loro primitive posizioni di partenza: il numero perfetto del tempo compie l’anno perfetto.Il tempo in questo senso è un numero, cioè un’armonia matematica. Il tempo cosmico dell’anima mundi. Il tempo fu fatto insieme col cielo, generati insieme, insieme si dissolvano. Il tempo nasce, o il cosmo inizia in assoluto, secondo un’equazione rigorosa:ciò che diviene, ciò che è fisico, per natura nasce , mentre soltanto ciò che non nasce è eterno. La nascita del cosmo procede dal disordine caotico dell’ ilemorfica purezza. L’eventuale dissoluzione ci sarà nel sensibile non perfetto: idee del cosmotrascendente che non inizia in alcun tempo; soltanto Platone fa nascere il tempo. Proclo nella sua Fisica invece immagina ogni anima inserita nel cosmo regolato da rotazioni e apocatastasi immaginarie o l’estasi tempo in estasi, fuori di sé. Tutta l’ esistenza fisica e i moti dell’ anima, si sublima per Plotino in un’estasi suprema, in attimi di felicità.L’intuizione plotiniana dell’aldilà, dell’atemporalità, della sopra-temporalità, o della pre-temporalità del flusso, della costituzione del flusso quale apprensione o varietà d’apparizioni immanenti nel tempo preempirico o oggetto temporale, con la sua durata oggettiva per l’oggetto spaziale o oggetto temporale nel tempo trascendente nell’ eterno flusso eracliteo, secondo una prospettiva temporale analoga alla prospettiva spaziale. Così in ogni istante è custodita, curata,sigillata l’intenzionalità in relazioni temporali di anteriorità e posteriorità in sé, o un principio di descrizione dei fenomeni: il tempo è un fenomeno, un cambiamento immanente complesso, o che trascorra e accada ad immagine del cambiamento, possiede una direzione, una continuità, tutti fenomeni che presuppongono il tempo, dunque il tempo è qualche cosa di temporale: paradosso assoluto della temporalità fenomenica. 6I fenomeni del flusso assoluto, o del flusso in quanto fenomeno temporale dell’intenzionalità longitudinale virutale, quale singolarità dell’evento della monade disvelano l’estasi della trascendenza. L’intenzionalità longitudinale o ab-scissa si differenzia dall’intenzionalità trasversale o transfinita per la sua fenomenologia non inerente o non aderente verso gli oggetti temporali, ma verso le fasi di apparenza delle entità spaziotemporali: le due intenzionalità, longitudinale e trasversale, sono inscindibilmente intrecciate talchè l’intenzionalità longitudinale non si realizzi parallelamente all’intenzionalità trasversale, l’autoapparenza del flusso non implica la confusione dell’intenzionalità pre-egoica o pre-oggettiva: un archi-movimento, un flusso, uno scorrimento, un allungamento, una dilatazione, una distensione si trovano nel tempo come un fenomeno temporale o intratemporale. Platone e Aristotele hanno pensato il tempo-metabolè,ma il tempo non è definito dal tempo:qui c’è il rifiuto di fare dell’anima il sito originario del tempo;senza l’anima che numera e che conta, il tempo,il numero del movimento, non c’è; il tempo, per essere, ha da essere animato; senza l’anima, il tempo esisterebbe solo in potenza, perché ha la sua origine nei movimenti . È aderenza al movimento e non inerenza dell’anima. Aristotele pensò l’esistenza quale movimento interno dell’anima e come tutti gli altri movimenti del mondo, si svolga nel tempo ma la descrizione dello svolgimento temporale è possibile solo su una alterità. Plotino immaginò il tempo con un movimento o un archi-movimento,quale arckè della dynamis dell’anima della mondità. In apparenza il tempo non può essere il movimento, perché il movimento è sempre nel tempo. Plotino identificò il tempo con il movimento della verità o meglio con la disvelatezza, o alètheia, dell’anima come anima del mondo. Ma che cosa è il tempo? Non è niente altro che il movimento dell’anima,movimento da cui provengono originariamente l’anteriore ed il posteriore; ma l’anima non è nel tempo. 7Così l’anima è la prima a giungere fino al tempo, genera il tempo e lo possiede coi suoi propri atti: movimento dell’anima che dà nascita al tempo è un movimento non sensibile. L’anima temporalizza il tempo e la vita stessa dell’anima.Il tempo è la vita dell’anima che consiste nel movimento nel quale l’anima passa da uno stato di vita ad un altro, il tempo è la distensione della vita dell’anima intempora o supertempora: è l’eternità di Plotino o Agostino:il tempo è nell’anima del mondo, o nell’extramonade quale apprensione del tempo come processo compreso e determinato dalla misura dell’intratempora . Agostino vi afferma che il tempo è impensabile al di fuori di ciò che accade nelle tre dimensioni del tempo futurum, praesens, praeteritum. Questi due tempi, dunque, il passato e il futuro, come sono? Poiché, se si tratta del passato, non è più, se si tratta del futuro non è ancora. In quanto al presente, se fosse stato sempre presente e non se ne fosse andato nel passato, nec in praeteritum transiret, non sarebbe il tempo ma l’eternità. Con Plotino la soggettività-spiritualità del tempo diventa possibile. Il tempo è spirituale, soltanto: l’attesa, l’attenzione, la memoria che, tendendosi verso il loro oggetto, provocano nello spirito una distensione come distensio animi. Kant invece distinse il tempo come forma pura dell’intuizione dai contenuti sensibili e dagli oggetti empirici, e concluse per la sua permanenza. Quindi il tempo, nel quale dev’essere pensata ogni variazione delle apparenze, rimane, e non muta, poiché esso è ciò in cui la successione e la simultaneità possono essere rappresentate soltanto come sue determinazioni. Kant rifiutò il tempo passante,ma non rifiutò l’alternativa stessa delcambiamento e della permanenza, poiché attribuì al tempo proprio l’invarianza strutturale, la permanenza, il tempo non passa mai, rimane. 8Kant distinse la forma pura del tempo dalle intratempora fenomeniche, pensò il tempo dell’intratempora, poiché può solo rimanere ciò che è suscettibile di cambiare, oppose la durata al tempo spazializzato,concepì la prima come una specie di flusso, di cambiamento continuo a differenza del tempo matematico che potrebbe accelerarsi enormemente, e persino infinitamente. L’elaborazione del concetto di tempo estatico plotiniana o temporalità non significò una successione delle estasi. L’avvenire non è posteriore all’essere-stato, a sua volta non è anteriore al presente. La temporalità si temporalizza come avvenire essendo-stato-presentificante, il tempo non passa né dimora, ma si temporalizza. La costituzione estatico-orizzontale della temporalità si dà in temporalitàautentica e inautentica: tra una temporalità originaria che appartiene al Dasein, e un tempo derivato o cronometrico. La temporalità originaria è fondata nelle estasy temporali del Dasein: l’attesa, la presenza e la cura: essere-in-attesa, custodire e presenziare non sono soltanto i modi in cui afferriamo l’una volta, il presto e l’adesso, delle modalità della coscienza , ma sono proprio la loro origine; essere-in-attesa non è una modalità della coscienza del tempo, ma il tempo stesso nel suo senso originario ed autentico il tempo è pensato ancora da Agostino nella fenomenologia originaria della soggettività ontologica o Dasein, è il Dasein che dà il tempo ai cronometri.L’aspettarsi-discordante-presenziare dell’esistenza inautentica è la possibilità dell’esperienza volgare di un passaggio del tempo, ciò non implica forse che il passaggio del tempo sia un modo legittimo di apprendere il fenomeno temporale in una coscienza in scorrimento continuo, in un flusso eracliteo. Il tempo è rigido eppure il tempo fluisce. Questo è il problema:comprendere come da una temporalità formale ed immutabile, la temporalità estatica non conosca successione. 9E come si possa derivare qualche cosa come il fenomeno del passaggio delle cose nel tempo, o piuttosto il fenomeno del passaggio del tempo stesso, il tempo appreso come successione di istanti della presenza, nel suo concetto metafisico di tempo o ontologia tradizionale come successione sul modello dell’intratempora. E’ l’immagine ricorrente del flusso, già in Simplicio e nel neoplatonismo, intratempora del tempo e la sua soggettività-spiritualità. Il tempo nasce e si dispiega fra esserci e mondo. Mentre per Aristotele lo spazio è finito in estensione ma continuo e quindi divisibile all’infinito, il tempo è un numero , anzi il tempo è il numero del movimento secondo il prima e il dopo, è l’infinito almeno potenziale. Aristotele pensa che il movimento sia eterno: in particolare il tempo compare come una proprietà del movimento, il suo essere misurabile, cioè numerabile, nel senso di ciò che rende numerabile il movimento. Per Aristotele il movimento è un continuum e il tempo è una misura che appartiene simultaneamente a tutti i movimenti misurabili, v’è un solo tempo che appartiene a tutti i movimenti del cosmo. L’infinito potenziale del tempo si esplora tanto verso il passato quanto verso il futuro. Per Platone vi era un inizio del mondo, l’atto del demiurgo che crea il tempo; Aristotele è un anti creazionista, pensa il mondo intriso di divino, mosso dal motore immobile invisibile, ma la struttura del cosmo è eterna. Aristotele disamina il tempo con un paradosso: il tempo non esiste: il passato perché non c’è più, il futuro perché non c’è ancora, il presente non è nel tempo perché separa ciò che è passato da ciò che è futuro, il tempo non è nell’istante, perché l’istante è dynamis. Agostino dispiega: la memoria è la presenza del passato, l’anticipazione è la presenza del futuro. Il futuro e il passato sono modalità del presente. 10Le relazioni temporali si ispirarono tutte al Timeo di Platone: la vera dimensione ontologica del mondo è quella dell’eterno; il tempo, pertanto, è solo la dimensione del cosmo e dell’essere fisico. Il tempo è stato creato dal demiurgo insieme con il mondo, e quindi prima della creazione del mondo non ci fu tempo. In Plotino la funzione temporalizzante dell’anima si svelò metafisicamente determinante. Il tempo è una distensione o una estensione dell’anima e l’ estensione può essere indivisibile, divisibile in maniera finita o infinitamente divisibile. Se c’è un movimento in un atomo di tempo, c’è anche in un istante, quindi sarebbe divisibile ulteriormente, un intervallo di tempo infinitamente divisibile dove la separazione è dynamis o ontodinamica dell’essere dell’ente, quale cronodinamica dell’esserci. Il presente è un intervallo di tempo di ampiezza arbitraria e struttura infinitamente divisibile. Il futuro è anticipazione di ciò che sta per accadere, il passato è attesa: è necessario che ci sia un futuro a causa del persistere del movimento e del cambiamento, ma il futuro è del tutto indeterminato nei suoi dettagli e sulla sua esistenza è solo potenziale. Dunque non esistono oggetti futuri se non in potenza, in senso potenziale: c’è però una aporia, il passato ci appare quale presenza di infinità, infinite rivoluzioni celesti, infiniti generi. Il finitismo di Aristotele implica che il passato, gli eventi del passato o i cambiamenti passati siano solo un’esistenza potenziale. Il passato, o il tempo passato, può essere infinito, apeiron, ma nel senso non quantitativo di essere senza limiti, come in una sfera. Il tempo dipende dalla numerabilità dei movimenti e niente è misurabile se non dalla mente e quindi niente è misurabile se non c’ è simultaneamente una mente . 11Aristotele pensò al tempo come ontologicamente secondario, in quanto non esiste autonomamente ma nella morfogenesi del movimento o cambiamento.Il tempo non agisce sull’essere dell’ente perché non ha autonomia ontologica. C’è asimmetria tra passato e futuro:l’asimmetria ha un significato metafisico e fonda la teoria metafisica del divenire nella struttura fisica del mondo o la nozione di istante- eventi simultanei nei paradossi di Zenone in soluzione,somma finita di infiniti infinitesimi quale premessa per la concezione galileana dello spazio-tempo o il tempo con lo spazio- luogo-topos e spazio-chora. La fisica è scienza dei corpi in movimento ed è nel luogo che in senso primario si svolge il movimento di una sua potenza, dynamis quale ontodinamica dell’essere dell’ente stabile in uno spaziotempo. Ma allora che cos’è lo spazio? Pare che il luogo coincida con ciò che delimiti un corpo, con la sua forma, e la sua estensione sia commisurata alle dimensioni della grandezza delimitata, della materia del corpo, di cui la forma è limite. Ma è impossibile, dal momento che la forma e la materia non sono separabili da un corpo, mentre il luogo può esserlo. Corpi e luogo sono tra loro distinti, ma correlati,in contatto ma non sovrapponibili, l’uno è contenente,l’altro contenuto; nessuno dei due è assolutamente in se stesso, bensì l’uno in funzione dell’altro, ma l’uno è ciò in cui qualcosa è contenuto,l’altro invece ciò che è in qualcos’altro ed essi non appaiono coincidenti né all’evidenza, né al ragionamento. Si può perciò dire che ogni cosa è in un luogo come in un recipiente, è cioè circondata da qualcosa che la contiene e la delimita e che è perciò ad essa commisurato, ma non si identifica con essa né con la sua forma. Il luogo è quindi il limite primo del contenente, ossia ciò che immediatamente delimita un corpo in quanto suo recipiente, ma non è parte del contenuto né ad esso eccedente: il luogo sia un intervallo che si frapponga nei corpi come una porzione di grandezza capace di sussistere separata e per sé, indipendentemente dal movimento. 12Ma non può esserci limite se non di ciò che è da esso limitato, né contenente se non di qualcosa che è da esso contenuto e nessun interstizio, vuoto, può dividerli. Aristotele inventò la dynamis relativa col fenomeno imitato da quasi tutti o almeno da Galileo a Kant, una nave in movimento sul fiume: è il luogo contenente di tutto ciò che si trova a bordo e si muove in quanto è mossa da sè; il fiume è invece il luogo nel quale la nave si muove. Ma in quanto tale non è il fiume che si muove, bensì la nave che muovendosi in esso occupa una posizione sempre diversa, nessun movimento sarebbe possibile senza punti di riferimento fissi e determinazioni spaziali stabili, il luogo è il primo limite immobile del contenente senza l’esistenza del vuoto, là dove non c’è alcun corpo, c’è vuoto, quel che è in realtà pieno d’aria, è il vuoto o quale luogo vuoto nel quale non c’è nulla: nel vuoto nessun movimento locale pare sia possibile. Nel vuoto la velocità dei corpi potrebbe essere incalcolabile e tutti i corpi equiveloci, infatti la velocità di un corpo differisce. Ma nel vuoto la resistenza è nulla, perciò in un tempo ci si muoverebbe con velocità smisurata. Newton per risolvere simili paradossalità immaginò il tempo e lo spazio quali assoluti ove gravitino solo entità in movimento, Leibniz,invece, nella celebre controversia, immaginò la relatività dello spaziotempo in relatività con la dynamis dell’essere dell’ente in una temporalità extatica plotiniana quale disvelatezza della verità o aletheia, o ontodinamica della kronodinamica della monadea relativa ad una temporalità immaginaria cioè priva di entità sia pure della purezza trascendente:il tempo immaginario di Leibniz o di Plotino è il tempo della verità immaginaria giammai degli enti, se mai sempre del non-ente, del niente, del nulla abissale. Apollodoro definì il tempo quale interspazio finito ove abiti l’infinito o apeiron nell’archè o spazialità finita ove si dà l’infinita temporalità, ma se quella si configuri in una topologia qualitativa si eventua la monade leibniziana o il Syntagma Philosophico della kronotopiadynamica. 13Leibniz disvelò così la Temporalità Ontologica quale kronodinamica della verità o disvelatezza plotiniana: ontologia della verità dell’ontologia del tempo ontodynamico, o ontologia immaginaria nonlineare o ab-scissa dall’esserci ontologia della curvatura del tempo o dello spaziotempo.Leibniz,nel 1684, immaginò fosse possibile una ontodinamica infinita in uno spaziotempo finito o definito in monade, quale apeiron nell’apriori o archè Spaziotemporale, assolutamente estraneo alla meccanica Newtoniana intrisa di accelerazione assoluta, per sistemi di riferimento in moto relativo rettilineo ed uniforme. In relatività in verità invece non c’è mai separatamente lo spazio e il tempo, ma solo lo spaziotempo. L’idea che la relatività possa essere una teoria geometrica dello spazio tempo è una disvelanza dell’ontologia della verità qualeTemporalità ontologica dello spazioTempo Ontologico o autentico in relatività all’estasi dell’esserci e giammai dell’ente: le varietà , quali monadi dello spaziotempo ontologico, in estasy TRANScendenti transfinite è già presente in Leibniz nel suo paradigmatico TempoEvento nello spazioTempoImmaginario, quale nonlineare ontologia dell’evento della monade in un originale spazio tempo a curvatura immaginaria. La nonlineare ontologia plotinoleibniziana svela una nonlineare spaziotemporalità ontologica in transcedenza transfinita, quale spaziotemporale ontologia ontodinamica dell’esserci. Leibniz svelò l’infinito o l’infinitesimo nell’evento temporale finito e lo calcolò quale spaziotemporalità ontologica dell’evento dell’esserci ontodynamico denso di infinite dimensioni, non solo quelle immaginate o quantiche della compresente m-theory, anzi quella non è altro che una singolarità della pl-theory, quale ontodinamica della multy-super-dimensionalità dell’ontologia Nonlineare della Curvatura dello spazioTempo o nonlineare dynamica delle superdimensioni sublimi della monadea. 14 pl-theoryL’ analytica nonlineare chaotica e ontodynamica lì trovò la sua ontogenesi fino al Lorenz-model del 1963, ove c’è lo strange-attractor della celebre butterfly: eventi infinitesimi posso creare ontodinamiche imprevedibili ed indicibili. Lorenz modellò i suoi paradigmi sulla pl-theory o pl-Ontology dei creodi delle Monadi. Kant attaccò Leibniz e in apparenza anche Clarke nell’estetica trascendentale. Kant definì l’ontologia spaziotemporale plotinoleibniziana una chimera, Leibniz non fu in grado di repliche, ma il tempo e i dispiegamenti risposero per lui. Leibniz ha sostenuto che l’ilemorfica era un’apparenza fondata sulle monadi metafisiche: singolarità qualitative, impenetrabili, indistruttibili spatio-temporalità. Kant rifiutò quell’idealismo, ma dedusse la scienza fisica dall’ a-priori. Non ci sono atomi materiali; la materia è divisibile all’infinità ma l’oggetto transcendentale è sconosciuto:capire niente tranne qualcosa nell’intuizione, non può essere afferrato, nella purezza. Leibniz disvelò invece una teoria relazionale spazio-temporale. Senza le monadi non ci sarebbe spazio e senza eventi non ci sarebbe tempo. Lo spazio ed il tempo non sono contenitori in cui le cose e gli eventi possano essere inseriti ma può rimanere vuoto spazio-tempo: l’ evento è una singolarità senza coordinate dello spaziotempo. Il presupposto è che il tempo non esiste indipendentemente dai rapporti di spazio-tempo degli eventi di una singolarità, le teorie relazionali implicano che lo spazio-tempo sia gli eventi ed i rapporti spaziotemporali i loro eventi. Leibniz è contro Newton e la sua teoria del tempo e spazio assoluto, Kant è entrato nell’arena dal lato di Newton: se c’ è uno spazio in sè allora la teoria assoluta è migliore della teoria relazionale. 15Ma la teoria della relatività speciale risollevò le sorti della teoria relazionale; la relatività generale indica che la curvatura dello spazio-tempo è influenzata dalla distribuzione delle interazioni gravitazionali, quindi la relatività è ontologica . La geometria fisica non è a priori, ma soprattutto è non-Euclidea, Kant invece pensò sempre ad una geometria euclidea quale conoscenza a priori. Così l’avvento della relatività generale, fondata sulle geometrie non-Euclidee per lo spaziotempo ha gettato nella crisi il pensiero di Kant o il suo paradigma anche perchè la grande eccezione ontologica fu proprio il suo avversario Leibniz. La geometria non-euclidea e la relatività speciale si disvelano proprio dalla sua idea di spazio-tempo con l’abbandono della simultaneità assoluta; dalla relatività generale viene l’idea che lo spazio-tempo è dinamico e che la gravità dovrebbe essere relativa. Leibniz o la scienza di Leibniz fu oscurata da Kant-Newton ma l’esistenza di punti spazio-tempo o di spaziotempo quali eventi ontologici o punti di spazio-tempo sull’ontologia dello spaziotempo disoblia quel paradigma o quell’ontologia della monade o quanta immaginarii dell’ontologia dello spaziotempo.Newton attribuiva al tempo e allo spazio una realtà di tipo sostanzialistico del tutto indipendente dagli eventi , mentre Leibniz li considerò come relazioni secondo uno statuto ontologico degli eventi. Gottfried Wilhelm Leibniz versus Samuele Clarke-kant o clarkant? Pare proprio così: klarkant e l’ontologia dello spaziotempo della pl-theory . Loro non furono d’accordo sullo status ontologico dello spazio piuttosto che sulla sua struttura geometrica o fisica:confutare la voglia di quelli che pensano lo spazio possa essere una sostanza, o almeno un assoluto,non solo c’è l’incoerenza in Newton, ma lo spazio denota condizioni di possibilità, un ordine di cose che esistono insieme, lo spazio è un ideale. Leibniz dà la definizione: il luogo è la relazione della co-esistenza è perfettamente la relazione della co-esistenza, le relazioni della co-esistenza sono completamente in co-esistenza con relazioni della co-esistenza. 16 spazio tempoQuali “relazioni della co-esistenza” Leibniz aveva in mente? La “situazione” di un oggetto non è una relazione, ma le “relazioni attinenti della co-esistenza” . Leibniz presuppose che le distanze tra oggetti fisici definiscano una funzione di distanza più forte, o di gravità attrattiva quali “relazioni geometriche più complesse di co-existenza, lì lo spazio non è nulla altro che un ordine dell’esistenza di cose, osservate come insieme. Il tempo varietà dei paradigmi della fisica,eventuati dopo la metafisica ininfluente ontogenica classica, non sono ancora riusciti a disvelare la differenza ontologica tra l’ontofisica dell’essere e la fisica delle entità ilemorfiche.Nell’ultimo secolo, alcune teorie della mathesis,alcune intuizioni del pensiero ontologico hanno eventuato la presenza di una struttura ontologica nei modelli ontologici per l’ontofisica. Là ove l’essenza dell’essere è la misura del tempo ontologico,della velocità del tempo in relatività alla velocità della luce: sia nell’astrofisica kaosmica,sia nella microfisica quantica della Gestell,dell’impianto della struttura topologica fluttuante planckiana dell’ ontofisica con le sue ermeneutiche ed i suoi paradigmi,sia nella struttura ontologica del chaosmos.Nella struttura ontologica dello spazio-tempo della cronotopia della fondatezza della Physis si svela una paradigmatica sistemica per la fisica, c’è una tematica prioritaria noetica,ma non c’è ancora una noematica,né l’ermeneutica,né un’ontologia della physis, men che mai per l’ontofisica o la struttura ontologica dell’esserci dell’evento. E’ essenziale analizzare,studiare,interpretare gli eventi caotici o meglio kaosmici della temporalità,della singolarità spaziali ,dei vuoti del tempo immaginario delle fluttanze nelle regioni planckyane o nella Gestell di Planck ma la fisica sia pure quantica supergravitazionale che sia influenzata dalla metafisica,nulla può di fronte ai nuovi eventi e perciò si può solo rifugiare nel frattale,sia grazie alla replicabilità ricorsiva computazionale.Ma chi non si arrende e non cede alle lusinghe ortogonali,canoniche,clonabili è nella libertà noematica di svelare modelli ontologici dell’ontofisica anche nella struttura ontologica del kaosmos. 17Con il consenso nolente o volente del pensiero gli attrattori,delle varietà topologiche della stabilità strutturale,dei modelli godeliani,dell’ermeneutica epistemicadel tempo immaginario nella gravità quantica o meglio la struttura ontologica dell’epistemica delle verità. La differenza ontologica essenziale tra l’epistemologia abitata dalla metafisica influente,ininfluente e l’epistemè in relatività con l’ontologia influente è l’ermeneutica della temporalità: per millenni la visione del tempo si affida alla ortogonalità lineare canonica,cosmica nella pl-theory si eventua il tempo ontologico, virtuale, immaginario, trascendente e transfinito. La struttura ontologica transfinita trascendente ed i modelli ontologici ontofisici consentono il dispiegamento di singolarità ontovarietà non solo con la temporalità immaginaria ma di più e oltre con la temporalità ontologica,virtuale transfinita trascendente,kaosmica sia nella Gestell planckyana,sia nella supergravità quantica.Si eventueranno anche gli attanti ontologici,al di là degli utilissimi fin’ora attrattori strani, la struttura ontologica degli attanti immaginari gli attanti virtuali consentiti dall’ontovarietà gli attanti trascendenti. Solo con quelle varietà o strutture ontologiche sarà consentito eventuale le velocità del tempo superiori alla canonica velocità gravifotonica.La velocità del tempo non sarà più solo una formula estetica della ontologia influente della nuova epistemica o noematica della ontofisica. Ma l’ontologia dei modelli per l’ontofisica consentirà anche di svelare l’ontologia della verità soprattutto e per lo più quella inerente all’ontologia ed ermeneutica dell’essere in velocità nel mondo dell’essere in elasticità nel vuoto nel kaosmo dell’essere la velocità e l’elasticità del tempo delle superonde, supercorde, metacorde, metaonde, ontoboliche o ontovarietà delle ontosingolarità quantiche, virtuali, immaginarie, transfinite.L’ontologia dei modelli per l’ontofisica consente il disgelarsi della interazione ontologica ontomorfica o formattanza per le ontologie dell’elasticità nella Gestell planckyana ontoelasticità delle ontosingolarità delle onde. 18Il dispiegarsi dell’ontologia dell’ontofisica consentirtà la disvelatezza della ontologia del campo immaginario, virtuale, campo transfinito trascendentale. Ontocampo cosmico utile per l’ontoelasticità virtuale immaginaria transfinita trascendente ma di più e meglio dell’interessere nella sua isteresi virtuale, immaginaria, trascendente, transfinita.L’ontologia del campo nellla Gestell planckyana consente il disvelarsi di modelli della topologia fluttuante per le supercorde l’ontovarietà creodale nelle differenze di creodi quantici, creodi gluconici o gravifotonici, creodi quarks.O di meglio i creodi ontologici sentieri ontologici della topologia planckyana ontogenesi quantici, quarks virtuali, immaginari, transfiniti, trascendentali, kaosmici,la ontologia kaosmica qual è l’ontogenesi dei sentieri creativi che dall’ontovarietà planckiana si disvelano nel tempo ontologico nella velocità del tempo nel vuoto virtuale quantico immaginario, transfinito, trascendente o vuoto ontologico.L’ontologia delle singolarità creodali o virtuali immaginarie, transfinite, trascendenti, kaosmiche si eventua nella Gestell planckiana quali ontovarietà, cuspidali, ellittiche, iperboliche, metaboliche, ontoboliche, è il modello della topologia fluttuante delle singolarità dei sentieri creativi con la sua isteresi pregnante di almeno quattro valenze sinestetiche.C’è di meglio per lo più l’ontologia dei sentieri creativi nella Gestell planckyana eventua la differenza tra attanti ove l’ontologia della temporalità è caosmica, ove la temporalità si dispiega virtualmente, ortogonalmente, canonicamente nella supergravità quantica.Nell’attanziale invece c’è ancora una sinestesia o un’indeterminatezza tra la temporalità immaginaria e la transfinita trascendente: è l’ontologia dell’infinitesimo kaosmico immaginario che dà increspature al vuoto e crea il sentiero dell’essere o creodo ontologico metastabile ontobolico, della ontovarietà. I creodi dell’ontogenesi ontologica si gettano nel campo della Gestell o struttura ontologica planckiana con ontocronie indeterminate fluttuanti, instabili, virtuali, immaginarie, trascendenti ,transfinite, kaosmiche, solo la differenza tra il sentiero creativo e i creodi si dà quale evento della temporalità della mondità. 19La differenza ontologica della velocità del tempo getta sul campo diverse ontocronie da quelle più canoniche ed ortogonali quali la supergravità quantica a quelle più affascinanti quali le singolarità immaginarie dal caosmo ma nella Gestell planckiana fluttuante cripta e si decripta un sentiero creativo ove si eventua il transfinito, isteresi creodale dell’indeterminatezza tra le due differenze contemplate dall’epistemè paradigmatica.Lì i creodi ontologici custodiscono e disvelano sia l’ontocronoia quantica sia l’altra immaginaria superdeterminatativamente ed eventuano così anche il tempo ontologico trascendente kaosmico.Il sentiero creativo che si getta nel campo della Gestell planckiana è il creodo dell’ontocronia fluttuante tra le differenti velocità del tempo contemplate dall’epistemè paradigmatica: la velocità del tempo supergravitazionale quantico, la velocità del tempo immaginario, la velocità del tempo transfinito trascendente, la velocità del tempo ontologico kaosmico.E’ evidente l’ortogonalità della velocità della velocità del tempo quantico supergravitazionale ancora sperimentale la velocità del tempo,superiore alla costante fotonica, immaginario delle singolarità nichiliste cosmiche nel campo progettuale di ricerca, la presente e viva la velocità del tempo virtuale, transfinito, trascendente kaosmico: l’ontologia del tempo ove oltre all’attrattore temporale, ortogonale, strano o frattale che sia,si eventua anche l’attante immaginario, l’attante transfinito, trascendente, l’attante kaosmico.L’ontologia delle ontovarietà del tempo getta nel campo della Gestell planckiana l’ontopoiesi dei sentieri creativi, le singolarità virtuali, immaginarie,trascendenti ,trasfinite, kaosmiche, le singolarità ontologiche attanziali criptanti e decriptanti la velocità del tempo prima che sia tempo del mondo o tempo dell’esserci o tempo dell’essere nel mondo o tempo nel tempo della mondanità.Nel campo della Gestell o struttura ontologica planckiana oltre agli eventi virtuali o immaginari si gettano in interazione gli attanti degli eventi transfiniti trascendenti cosmici: è l’interessere tra gli eventi dei sentieri creativi che si dà quale topologia fluttuante delle ontovarietà dell’ontopoiesis dell’ontofisica. Il pensiero kaosmico è sceso nel campo dell’imprevisto frattale,ma non ancora si è gettato nel campo della Gestell immaginaria, virtuale, transfinita, trascendente. 20Il progranma di ricerca sui modelli per l’ontofisica dispiegherà e svelerà l’ontologia influente per l’ontopoiesis. La Gestell o struttura ontologica dei sentieri creativi che si eventuano di fronte all’essere sono la morfogenesi virtuale,immaginaria,trascendente,transfinita, kaosmica della physis nella sua indeterminatezza dei virtuali, immaginari, transfiniti, trascendent, kaosmici: è l’impianto, la struttura ontologica, la montatura che si getta nel campo della Gestell planckiana prima di fluttuare nella frattalità degli attrattori strani delle teorie del kaos lorenziane. Le sue dimensioni infinitesime non consentono una visione o previsione ma consentono l’eventuarsi delle icone morfogeniche, virtuali, immaginarie, transfinite, trascendenti, kaosmiche.Anzi le isteresi delle icone dei sentieri creativi eventua le differenza ontologica con i creodi,sia pure ontologici, per disvelare l’ontofisica che si getta di fronte dinnanzi davanti libera e sgombra dalle influenze della metafisica imperativa categorica della volontà di potenza sinergetica, sia anche nella versione più epistemica della supergravità quantica.I modelli ontologici delle icone consentiranno d’eventuare le icone morfogeniche, immaginarie, virtuali, trascendenti, transfinite, kaosmiche che si gettano nel campo della Gestell disvelano gli attanti dell’ontofisica, ontopoietici della velocità del tempo, del vuoto ontologico, dello spazio metastabile, delle ontovarietà ontoboliche. L’ icona è una varietà ontologica ontobolica o un ontovarietà kaosmica che ci sta di fronte dinnanzi sempre davanti. Nella Gestell o struttura ontologica planckiana le icone dei sentieri creativi si eventuano nel vuoto ontologico ora quali singolarità kaosmiche, leibniziane, morfogeniche di varietà gluoniche, ora in qualità di singolarità immaginarie ontogeniche di varietà cuspidali, ellittiche, quarks.Nell’isteresi degli eventi della Gestell o struttura ontologica planckiana, le varietà iperboliche si alternano a quelle paraboliche il loro interesserci si dà quali ikone del vuoto ontopoietico fluttuante e dispiegante singolarità virtuali immaginarie, trascendenti transfinite. 21L’ontofisica consente di eventuare modelli ontologici anche per le singolarità immaginarie, supergravitazionali o kaosmiche:immagina quali attrattori unidirezionali e per simmetria, o supersimmetria, aggettanti intermittenze quantiche, cosmiche. Ma in un modello ontofisico si possono eventuale varietà ove l’attante si presenta in tutte le direzionalità kaosmiche, sia in micro che in macro o mega,giacchè i sentieri creativi morfoattanti si gettano in campo globale: ogni infinitesimo per ontogenesi si eventua quale singolarità non solo immaginaria anche virtuale,trascendente, transfinita, kaosmica.Giacchè lì la temporalità si svela trascendente ontopoietica, ma anche disvela la sua differenza ontologica attraverso le increspature metastabili che creano i sentieri irreversibili nel tempo dell’esserci nella Gestell o struttura ontologica planckiana. Morfogenicamente i modelli ontologici eventuano le morfoattanze o le interazioni della Gestell di Planck delle ontofisica: nel disvelare le singolarità della temporalità ellittica la temporalità virtuale parabolica la temporalità transfinita iperbolica la metabolica temporalità dei sentieri creativi delle kaosmiche ontoboliche. Lì nella Gestell-Planck si eventuano reversibili ma nella gettatezza cosmica appaiono irreversibili, ma sempre kaosmici. Il modello ontologico consente di eventuare l’oltre del futuro che ancora non c’è anche della nuova fisica teorica sperimentale risorta dalla superpotenza di calcolo quelle varietà classica emersa nella cromodinamica si disvelerà quale singolarità virtuale o immaginaria dell’indeterminatezza del gluone-quark dell’intermittenza quantica della Gestell planckiana.Il glug-quark è la virtuale singolarità intermittente della Gestell dell’indeterminatezza quale creodo ontologico. L’isomorfismo è l’identità di struttura: una struttura può venire incorporata in un’altra, se la prima è isomorfa a una parte della seconda. A questo punto ci possiamo chiedere che cosa significhi parlare di “verità di una teoria”. 22 veritàChe cosa significa interpretare una teoria e come si applica tutto questo alle teorie fisiche? La nozione di verità rispetto a un modello fisico è di carattere parziale, come quella di ‘adeguatezza empirica’. L’uso di nozioni ‘parziali’ di questo tipo, che sono in qualche modo alternative a quella generale di ‘verità di una teoria’, risponde a un’impostazione che ritiene più opportuno concentrarsi su aspetti pragmatici e empirici che non su domande come “La teoria è vera?” o “Sotto quali condizioni la teoria è vera?”. Ma che cosa si può dire relativamente alla questione generale della verità di una teoria? Se la verità di un’intera teoria è determinata dal fatto che il mondo reale sia effettivamente come la teoria dice che deve essere, che cosa succede nel caso che una teoria ammetta più di un’interpretazione, cioè nel caso che, secondo la teoria, il mondo reale possa essere fatto in due o più modi diversi? La fisica, sia classica sia quantistica, ammette una teoria con diverse interpretazioni; o altrimenti detto, se includiamo nella definizione di una teoria anche la sua interpretazione, due diverse teorie che descrivono gli stessi fenomeni: la meccanica quantistica è una teoria fisica con una definitastruttura formale e una determinata portata empirica, ma con un problema interpretativo ancora aperto. Le interpretazioni di questa teoria sono infatti molteplici: dalla ‘teoria dei molti mondi’ alla ‘teoria della riduzione dinamica’ e alla ‘teoria della decoerenza’. Ognuna di queste interpretazioni ci dice qualcosa di diverso su come è fatto il mondo descritto dal formalismo quantistico:se una particella microscopica come l’elettrone abbia una traiettoria ben definita, secondo alcune intepretazioni la domanda avrà una risposta negativa, secondo altre interpretazioni la domanda avrà una risposta positiva. La verità di una proposizione come “l’elettrone ha una traiettoria ben definita”dipende dunque dall’interpretazione scelta. 23Ma il vero problema è che cosa succede della verità dell’intera teoria. Come possiamo giudicare, in tal caso, della verità della teoria? Ma i problemi per la nozione di verità non finiscono qui:la teoria newtoniana dello spazio, del tempo e del moto e la teoria della relatività speciale di Einstein , viene da dire che la teoria vera è la relatività speciale. Ma la teoria newtoniana funziona molto bene in un certo dominio: relativamente ad esso ‘salva i fenomeni’ esattamente come la teoria della relatività, e la sua descrizione dello spazio e del tempo può essere ‘vera’. La verità di una teoria fisica può dipendere non solo dalla sua interpretazione, ma anche da domini interteorici o interteorica adeguatezza intersoggettiva. La simmetria,intesa nel senso di ‘invarianza rispetto a un gruppo di trasformazioni’, ha ormai acquistato una posizione del tutto centrale nella descrizione, spiegazione e previsione dei fenomeni naturali. Dalla fisica microscopica alla cosmologia, la ricerca scientifica ricorre sempre di più a considerazioni, principi e metodi basati su proprietà di simmetria. Nella fisica contemporanea, le proprietà d’invarianza delle leggi fisiche sono postulate attraverso principi, noti comunemente come ‘principi di simmetria’o ‘principi d’invarianza’. Il primo principio ad essere stato esplicitamente formulato come principio d’invarianza è il principio della relatività speciale, attraverso il quale Einstein stabiliva, nel 1905, l’invarianza delle leggi fisiche rispetto a cambiamenti di sistemi di riferimento inerziali. Dai primi lavori di Einstein sulla relatività alle più recenti teorie quantistiche dei campi, la storia dell’applicazione dei principi di simmetria all’indagine fisica coincide in larga parte con la storia della stessa fisica teorica: basti pensare alla formulazione della relatività generale, all’introduzione delle simmetrie quantistiche, all’estensione della teoria dei gruppi di simmetria all’ambito della meccanica quantistica, e all’elaborazione delle teorie di gauge, le teorie di campo fondate sulle cosiddette ‘simmetrie di gauge’ attraverso le quali si descrivono leparticelle fondamentali e le loro interazioni. 24Nello spirito della teoria della relatività, l’invarianza delle leggi fisiche relative alle trasformazioni spazio-temporali esprime l’invarianza relativa a cambiamenti dei sistemi di riferimento o ‘osservatori’. Su questa base, è quindi possibile porre le invarianze spazio-temporali in rapporto con un criterio di oggettività intersoggettiva della descrizione fisica: le leggi mediante le quali descriviamo l’evoluzione dei sistemi fisici hanno valore oggettivo in quanto non cambianoggettivo è ciò che è invariante rispetto al gruppo di trasformazioni dei sistemi di riferimento, oggettività significa invarianza: una visione della temporalità “altra” da quella lineare: si passa da un’immagine bidimensionale dell’800 ad una tridimensionale ove la visione lineare è semplicemente un aspetto particolare.Qui c’è lo stesso passaggio verificatosi quando la geometria euclidea fu superata dalle geometrie lobacewskyane o iper-euclidee o non euclidee; c’è lo stesso passaggio di quando Copernico scoprì la non realtà delle teorie tolemaiche.Aspetti della ricerca epistemologica,Filosofia della Conoscenza,Filosofia della Scienza, nella scienza stessa.Il tentativo di assorbire integralmente la filosofia nelle scienze trova la sua principale ragion d’essere negli sviluppi del sapere scientifico nella tendenza ad occupare spazi tradizionalmente riservati alla filosofia.Aristotele diceva dell’essere si parla in tanti modi ed alcuni paiono essere ancora utili e sensati.La visione del tempo lineare dipende dalla possibilità di calcolare, con i numeri reali, un segmento e/o una linea retta.Ma ……

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  4. Anonimo

    10 Aprile 2009 alle 17:59

    spazitempo del sublyme h l’ontopologia dellesserit` sublime, h la Gestell sublime dellabissit`, dellAbgrund-sublyme, radura sublime dellinvisibile, sublime indicibile. Il sublyme h la transonanza dellEsserit` che getteggi nello spazitempo il sublyme. Il sublime h la Gestell nellAbgrund-sublyme, senza fondo nellaldil`, oltre lorizzonte, oltre il tramonto, oltre la fine e il fine, oltre leclisse. Il sublyme che spazeggi la Gestell-sublyme, limpianto sublime ove lEsserit` sublime avviene, getteggi dallaldil`, ci viene in-contro e si incontra nella sublyme spazitempit`, quale Esserit` aldil` che si presenta di fronte, davanti, dinnanzi quale intervolto, dellinvisibile, indicibile, inaudito del sublyme.
    Il sublyme-spaziale si presenta sempre aldil`: eventit` che si incontra nei sentieri della gettatezza quale Abgrund-sublyme dellEsserit` abissale che si in-contra nella radura ontopologica, nel vuoto ontopologico, nelle singolarit` della cronotopia sublime. La differenza ontopologica tra il sublime e la sublyme spazit` che eventeggi nella differenza tra lEssercit` sublime dell’onTopologia dellEsserit` sublime che ci viene incontro, che si in-contra, di fronte quale sublymanza dellaldil`, dellabisso, quale matastabilit`, Gestell dellAbgrund-sublyme. La sublyme spazit` dellEsserit` che ci in-contra di fronte: h la sublyme abissit` che ci sta sempre di fronte, ci abita e che ci in-contra quale aldil`. Ma il sublyme si presenta quale struttura ontopologica,in qualit` di salvezza, cura, pensiero poetante del sublyme. La sublyme spazit` h lEsserit`-sublyme: metastabilit` dellabisso sublime, dellinvisibile, dellindicibile, dellinaudito, dellaldil`, h libero, h piy libero, sublyme h la libert` dellEsserit`-sublyme che sublimeggi. Il sublyme h la radura ove getteggia e si incontra sempre di fronte leventit` dellEsserit` sublime. La spazitempit` sublyme h laccadere della presenza dellEsserit` sublime che si dispiega dallabisso, dallaldil`,dallinvisibile, dallindicibile, dallinaudito: decostrueggia il tempo dellEssercit`, o il sublyme spazio eventeggia l’Abgrund-sublyme, d` fondatezza alla Grund-sublyme, si svela in-contro, di fronte, in relativit`, quale Esserit` che sublimeggi lEssercit`, o la Physis, Ikona sublyme del pensiero poetante della Physis-sublyme, h la differenza dellEsserit` sublime che getteggi la Physis dellEsserit` che eventua l’ Esserit` dellAbgrund-sublyme dellEssercit`, o dellEsserit` che mondeggi la Physis-sublyme-ontopologica. Ll la transonanza dellEsserit` sublime ci in-contra, d` senso allontopologia poetante della Physis-sublyme. Ma il campo della Physis-sublyme-ontopologica h l’onTopologia dell’abgrund-sublyme: immagine dellabisso dellEsserit` o dellEsserit` abissale che getteggi il sublyme che sublimeggi il grund-sublyme o gestell-sublyme, ikona-sublyme della struttura ontopologica ove eventeggia lEsserit`-sublyme dellEssercit` Physis-sublyme: si eventua quale essere-sublyme dallabisso dellEsserit` o Physis-sublyme o sua struttura ontopologica. E lEsserit`-sublyme quale eventit` che ci incontra nel chiasma-sublyme dellEsserit` ontopologica e eventeggia la Physis o koinh, disvela la differenza ontopologica della Topologia dellEsserit` sublime: Essercit` sempre nellEssere-sh e nellEssere al di l` dal si, senza-fine-sublyme transinfinitezza della Physis. Una dissonanza cronologica o chronotopia che dissoneggia o cronotopia sublime. Bachtin mutur la cronotopia dall’episteme della physis sublime, h lo spazitempo. Bachtin situa la cronotopia alle origini stesse della narrativa letteraria, con il romanzo greco d’avventure, tra il II e il VI secolo d.C., in cui la narrazione h dovuta a vincoli e impedimenti che si interpongono nella storia d’amore tra due giovani, impedendone lunione. Bachtin svelr tale modalit` nella conferma dell’identit` al tempo dell’avventura. Bachtin pensr il chiasma del chronos indissociabile dal topos o chiamepochh della cronotopia estetica sublime che consente il sublime nel tempo e nello spazio. Il sublime poetante della cronotopia h la relativit` del chiasma tra tempo e spazio sublime. Il tempo si d` visibile, lo spaziotempo diventa visibile nel tempospazio ed emerge come una forza che d` cronotopia allintero romanzo. Nella cronotopia sublime la dimensione temporale diventa visibile nella cronotopia dialogica. H linteragenza del chiasma sublime cronotopia nel mondo in continua interazione, completezza e indivisibilit`. H spazitempo della Physis sublyme che spazeggi la misura dell indeterminatezza, dellinvisibile, dellinfinitesimale, dellindicibile, dellinaudibile, del bene e del male, aldil` del bene e del male, aldil` del mondeggiare e del nulleggiare, aldil` del tempo e dello spazio sublime, Esserit` sublyme, Esserit` in relativit` con lEssere aldil`. Lontopologia del sublyme h la spazialit` dellessere nella physis, o della physis dellessere sublime che sublimeggi. Il disvelarsi dellaletheia ontopologica h il venire alla luce, il darsi alla luce, la gettanza che si d` alla luce nella radura sublime vuota e libera della spazitempit` sublime della physis dellessere sublime. Il venir fuori della disvelatezza discopre la spazitempit` della physis sublime ontopologica dellesserit`. H la spazitempit` della radura sublime vuota, dello spazeggiare ove abita sublime e poieticheggia lessere che disvela physis o aletheia dellesserit`, quale ontopologia poetante, o ontopoiesis sublime dellesserit` nella physis. H lo spazio che spazeggi lesserit` che getteggi le fondamenta, si getta e decostrueggi la radura sublime della physis e eventeggi in spazitempi della physis dellessere e si disveli quale gegenstand sublime, sempre di fronte che sublimeggi l’ontopologia dellesserit`. Lontykona ama disvelarsi nella radura luminosa della physis dellessere quale sublymanza delesseRit`, o per essere laletheia dellesserit` eventit` nel sublyme. La sublymanza ama nascondersi nel sublyme dellesserit` ontykona della physis per eventuarsi quale svelatezza nel gegenstand dell’ontopologia sublime dellimmagine dellesserit`. Ma perchi lontykona si eventua sempre quale sublyme dellesserit` piy tosto che eventit` della nullit` che nulleggi o del niente che nienteggi? Mha perchi la differenza ontopologica svela laletheia della physis dellesserit` sublime ikonica della topologia ontologica dellesserit`. H la physis sublime che si eventua quale sublymanza sia nella ontocronia che nella ontokairosia o cronotopia sublime che sublimeggi: nellontocronia dellessere dellentit`, nella ontokairosia dellesserit` eventit` della singolarit` originaria del sublyme. Spesso h compresente sia lontocronia della physis della mondit` che lontokairosa singolarit` dellesserit`, o meglio nel sublyme h assentemente presente luna o presentemente presente laltra nella stessa radura luminosa dellontopologia dellesserit` sublymanza o ontopologia-del-sublyme, o ontopologia dellikona o dellimago dellesserit` o topologia ontologica dellontikontopia sublime. H quella la differenza ontopologica della temporalit` sublyme: mentre la ontocronia si eventua solo nella physis mondana o dellesserci, lontokairosia si d`, si eventua solo nellesserit`-sublyme. La sublimit` per esserci privilegia sempre e comunque lontopologia. Ll lesserit` sublimit` h custodita nelloblio o nascosta nella physis mondeggiante, o nella mitica origine dellesserci. Ma lontopologia dellontikona si sottrae dalla ontokronia per abitare poeticamente la radura luminosa della sublime ontokairosa esserit`-sublyme-per-lessere che getteggi nella physis mondit` ma che si differenzia sempre nella sua interpretanza infinita, quale ermeneutica ontologica dellessere sublyme per lessRit`. Qui limpianto, la ge-stell dellontopologia del sublyme si eventua sempre quale sublime ontikona ontopologica ontopoietica, anzi la gestell, la struttura ontopologica, h lontikona dellesserit` sublyme dellesseRe, di piy h ontopoiesis dellikona nella radura vuota ontopologica. Lontopologia dellesserit`-sublyme si disvela nellessere-la-radura, lichthung-sublime, quale gestell della radura sublime dellesserit`: ll nella spazit` vuota la struttura ontopologica dellesserit`-sublyme soggiorna poeticamente quale ikona sublime della ontokairosia. Lessere-la-radura sublime del grund sia dellabgrund dellesserit`-sublyme, sia fondamento sia abissit` dellontopologia del sublyme: ll l’eristica sublime si eventua ikona dellaldiqua e dellaldil`. Solo cosl Lontopologia dellesserit`-sublyme discopre linteragenza tra ontokronia e ontokronotopia: nellessere-sublyme si eventua lesserit` della ontopologia kronotopica ikonica che dispiega lontocronia iconica gi` assentemente presente nellontocronopia. Nella physis sublime ch lesserit` gestell-ontokronotopica la quale si d` sia nella gestell-ontopologica, sia nellontopologica gestell-grund come alla gestell-abgrund, alla gestell-abissale, alla struttura ontopologica dellesserit`-sublyme nella gestell che sublymeggi. Ma perchi? Forse lontopologia dellesserit`-sublyme eventua la gestell-ontokronotopica della gestell-ikona nellesserit` sublymanza dellessere oltre che dellesserci. Gi` altri hanno svelato linteragenza del tempospazio o cronotopia, qui si discoprir` lontopologia dellimagine-spaziotempo sublime nella gestell-poetante-pensante dellessere-sublyme-ekstasit`. Ll likona-tempo si disvela sempre nella sua qualit` di ikona-spazio-tempo, quale ikona spaziotemporale dellaletheia-tempo o dellaletheia-spaziotempo disvelante sempre la gestell-aletheia o gestell-verit` o la struttura ontopologica della gestell-sublime, quale gestell-poiesis o gestell-ontopoiesis della gestell-ikona dellesserit`-sublime dellontokronotopia. H la gestell dellontopologia dellesserit`-sublyme che si d` quale sublymanza che sublimeggi, dellessercit` che cura nella radura ontopologica leventuarsi della gestell-ontopoietica. Lesserit`-sublyme h la misura del mondeggiare, dellessercit`, della presenza assentemente-presente, dellesserit` che mondeggia sublime, dellimagine dellesserit` mondeggiante, dellimago dellesserit`, dellikona dellesserit`, della gestell della sublymanza, della struttura ontopologica del sublyme. Lesserit`-sublyme h la misura ontokronotopica della struttura ontopologica dellesserit`, dellessercit` quale gestell-imago, della gestell-imagine, della gestell-ikona della gestell-poetante-pensante. H la prova ontopologica dellesistenza del sublyme o meglio la prova ontopologica dellesistenza della gestell-sublyme

    Rispondi
  5. valerio giannellini

    8 Aprile 2009 alle 00:27

    forse un amico buontempone, poco interessato ai princìpi della democrazia liberale e costituzionale.

    Rispondi
  6. Chiara

    7 Aprile 2009 alle 21:52

    Soprattutto, si potrebbe sapere chi l’ha pubblicato?!

    Rispondi
  7. Marzio Siracusa

    7 Aprile 2009 alle 19:40

    Una monografia a più mani sulla filosofia tedesca non rischia di finire in musica. Si potrebe leggere l’articolo per intero con riferimenti bibliografici precisi?

    Rispondi
  8. Anonimo

    7 Aprile 2009 alle 18:39

    Luigi Pareyson e uomo visceralmente innamorato delle arti e della cultura tedesca, “in grado – osserva, con una punta di rimpianto, Tilliette – di improvvisare una dissertazione sui vini del Piemonte come sulla Sacra Sindone, sui tesori della Galleria di Brera o della Pinacoteca di Monaco come sui viaggi e amori di Goethe” (p. 14). Pertanto, colleghi italiani e stranieri, su invito dell’ex allieva Federica Viganò, hanno deciso di mantenere viva la memoria del grande pensatore torinese attraverso una serie di brevi saggi, riguardanti tematiche affini ai suoi interessi principali. Indubbiamente non può che essere la natura, dal volto “misterioso e patente”, la protagonista incondizionata di un simile progetto editoriale, pubblicato col contributo del Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. “Una natura osservata con quell’invidiabile curiosità per i fenomeni concreti che tanto traspariva dalle sue lezioni; una natura compresa con lo sguardo appassionato e lucido di chi ha profondamente rintracciato il legame tra le scienze e la loro storia, riuscendo a carpirne alcune ‘leggi’ che sfuggono ai più” (p. 12). A partire dai primi scritti del 1968 – come si evince dall’esaustiva bibliografia curata dalla moglie Cornelia Diekamp, in collaborazione con Andrea Potestio – Moiso ha cercato di insinuarsi nei penetrali più reconditi della filosofia della natura, alternando puntuali e minuziose indagini scientifico-morfologiche, incentrate tanto sulle implicazioni culturali dell’Urpflanze goethiana quanto sulle complesse evoluzioni della cosiddetta “scienza romantica”, ad appassionate ricostruzioni tragico-mitologiche poggianti sul fecondo connubio arte/natura. Buona parte del volume riguarda la Naturphilosophie di Schelling, affrontata non solo in relazione alla concitata diatriba con la Wissenschaftlehre fichtiana o in rapporto alle discussioni scientifiche tra fautori del preformismo e fautori dell’epigenesi, ma anche in considerazione delle successive riflessioni contenute nelle Ricerche filosofiche sull’essenza della libertà umana e gli oggetti che vi sono connessi – laddove l’elaborazione della comune nozione di Dio passa attraverso i principi di una filosofia della natura – e degli ultimi interessi per la mitologia e la rivelazione. Curioso risulta, in particolar modo, il saggio di Tonino Griffero, il quale mostra come l’indole irascibile e solipsistica di Schelling sia esponenzialmente foraggiata dalla sua ossessiva plagiofobia, “una patologica mania dell’originalità che si può considerare l’effetto di un’autentica ‘angoscia dell’influenza’, cioè del sentimento ipocondriaco dell’impossibilità di convivenza con altre posizioni filosofiche” (p. 55). Griffero, pertanto, ripercorre le varie beghe giuridiche del filosofo di Leonberg, mettendo in luce il forte attrito con Hegel e gli hegeliani, evidenziando la paranoica allergia schellinghiana nei confronti di appunti e dispense e sottolineando la tragicomica antipatia verso il teologo di Heidelberg Paulus, querelato da Schelling per la pubblicazione non autorizzata di una vasta trascrizione delle lezioni sulla Filosofia della rivelazione.
    Su un piano prettamente ermeneutico si collocano, invece, quei saggi intenti ad affrontare tematiche che concernono l’idealismo tedesco e la Goethezeit: Matteo Vincenzo D’Alfonso si sofferma, per esempio, sul problema dell’impulso nella fichtiana Dottrina della Scienza 1804-II, ripercorrendo i significati principali che il concetto di Trieb assume con il continuo evolversi del pensiero fichtiano, mentre Vittorio Morfino confronta scrupolosamente le interpretazioni elaborate da Herder e Goethe nei confronti della filosofia spinoziana, sottolineando come Goethe, rispetto a un Herder intento a trasformare la sostanza di Spinoza in un soggetto dai tratti hegeliani, evidenzi piuttosto il carattere “acentrico e asimmetrico” di una natura, in cui “ogni forma è l’effetto dell’istantaneo rapporto tra l’infinita variazione cui è soggetto ogni individuo lo sforzo di persistere di questo una volta venuto all’esistenza” (p. 243).
    Due autori particolarmente cari a Francesco Moiso sono, senza dubbio, Kant e Nietzsche. Del filosofo di Königsberg

    Rispondi
  9. Chiara

    6 Aprile 2009 alle 15:05

    Grazie Valerio. Sì, ho aggiunto la poesia finale come una metafora, nessuno deve prevalere su nessuno, e la frase più importante, a parer mio, è: e non era rimasto nessuno a protestare.

    Rispondi
  10. valerio giannellini

    6 Aprile 2009 alle 10:46

    Caro Cartoni, mi pare che Chiara Boriosi abbia fatto riferimento al limite posto dalla Libertà (dalle libertà) altrui, il limite contenuto nella Dichiarazione dell’89, prima che i soliti noti andassero a prendere il Re perchè era il re e non per quello che aveva fatto. Il punto sembra sfuggirLe.
    Valerio Giannellini

    Rispondi
  11. puccio cartoni

    6 Aprile 2009 alle 08:04

    Niente da dire ,la ricostruzione è affascinante. E coinvolgente . Sino alla considerazione “poetica” finale. Ma subito dopo mi chiedo : rubacchiare è normale ,oppure non è da ritenere un propio simbolo di libertà? Da lì si passa ad altre forme di ” fastidio” : debbono tali forme rappresentare la prevalenza? Vorrebbe dire ,in tal caso , che il “fastidioso ” sono io . E la preotesta non mi pare esprima solo richiesta di tolleranza e considerazione.Pare piuttosto pretesa di equiparazione completa o prevalenza.Mi sembra che sia sempre valida la considerazione sociale dei nostri padri : est modus in rebus. Perchè il demos non può essere la minoranza : la contraddizione deve mantenersi , per salvaguardare la logica . Il vero guaio sta solo nella prima parte del poemetto :…”e vennero a prendere”…..la garanzia di libertà deve assicurarne l’impossibilità. Tutto qui.

    Rispondi

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