Le cose sono state ben predisposte. Perché accoglienza e integrazio-ne procedano trionfalmente ogni differenza deve essere azzerata, e perché ogni differenza sia azzerata occorre che sia estirpata in nuce ogni fonte di conflitto, occorre che la tecnica sia il brodo anonimo dove fatti e itinerari anonimi e diversi s’incontrano. Uno più uno fa sempre due e lì ci si accorda, allora siamo fratelli, siamo integrati. La tecnica invasiva dell’esistenza spolpa la quotidianità degli itine-rari e dei valori residui, sempre più affidati alla memoria e a pochi momenti di beata solitudo dove si ritrova noi stessi. Ma ciò che il cattocredulone vorrebbe ottenere non è l’integrazione di valori di-versi, ma un accordo generalizzato sull’esistenza collettiva sfruttan-do la tecnica, mentre itinerari tra loro estranei restano cuciti nell’interiorità, un ammasso di nostalgie. Il cattolico sfegatato dell’accoglienza e dell’integrazione che s’imbroda nel sociale a co-sto d’inventarselo si rivela così uno dei più cupi bigotti nella storia della chiesa, un bigotto scaltro, sempre con l’occhio in saccoccia al-la riserva del ben fatto col misurino del concreto amore quotidiano elargito a gran mani da quando il papa buono semplificò la questio-ne mettendo i poveri al posto dei poveri di spirito. Affidandosi all’integrazione attraverso la tecnica il cattocredulone fa abbassare la cresta alle culture d’appartenenza, cioè al satana storico non e-vangelizzabile, e dice sì di volerle potenziare e farle incontrare ma in realtà le pialla, le adatta al mercato che egli vorrebbe odiare, vor-rebbe ma di cui è il più zelante zerbino, fino a pianificare le diverse culture per inquadrarle nella pedagogia collettiva delle esistenze tecnicizzate. Pietro Barsanti e non un algonchino inventò il motore a scoppio, forse anche un cinese lo inventò ma non seppe che farse-ne, eppure oggi i nipoti di Barsanti, dell’algonchino e del cinese u-gualmente stanno nell’automobile in coda ai semafori. In questo scarto inspiegabile nascosto tra cultura e tecnica, tra sentiero che porta alla consolle e uso infantile della consolle il cattocredulone ri-pone le sue speranze, l’azzeramento delle cause, la recisione dei cor-doni ombelicali, perché finalmente gli eredi dei nemici giurati dei sanculotti possano realizzare il sogno sanculotto, la fratellanza uni-versale. In realtà i cattocreduloni dietro al birignao sul rispetto e l’amorevole intreccio delle diverse radici, aspirano all’uomo sradi-cato, al povero diavolo talmente vergognoso di sé da cancellarsi il passato e vendersi al passato altrui. Ma il cattocredulone vede pure che in ciascuno qualcosa di quel passato resta, e allora solo affidan-dosi totalmente alle tecnologie vomitate dal mercato l’integrazione si fa vera come i diversi fiori nel vecchio cesto perdono i singoli pro-fumi e sanno tutti di marcio. Lungi dalle preoccupazioni del catto-credulone è capire poi dove, come e quando il conto per ora nasco-sto nel differenziale energetico verrà pagato alla cultura che regalò alle altre culture consolle e bottoni per governare ciò che non ave-vano progettato di governare. I cattocreduloni neosanculotti fingono che anche quel conto possa dirsi azzerato nel pasticcio della fratel-lanza e che l’eurocentrismo sia una pretesa bislacca e egoista man-data in soffitta dal turismo. Ma i cattocreduloni sbagliano, l’ ”hic et nunc” delle tecnologie non è altro che un paravento passeggero, il conto resta aperto perché Arianna regalò il filo solo a Teseo e solo Teseo uscirà dal labirinto visto che solo lui vi entrò.
Marzio Siracusa

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