“Non ci sono più quelle belle nebbie che si tagliano col coltello” lamentano i nonni della pianura Padana.
Eh sì, anche la nebbia si squaglia. Lo dice il Cnr dopo vent’anni di indagini e raccolta dati. Nostalgia dei nebbioni di una volta. Ricordi di quella soffice impalpabile caligine pericolosa e biancastra che da Venezia a Torino, da Bologna a Verona nei mesi dell’autunno inverno dominava giorni e notti, traffici e vite. Strappandole, a volte. In pianura come nelle valli del centro e delle regioni di mare. La nebbia non faceva grossi sconti.. Veniva, ti inghiottiva e ti selezionava. “Non ci sono più quelle belle nebbie che si tagliano col coltello” lamentano i nonni della pianura Padana. Ed in effetti un po’ di ragione storica e scientifica c’è. La nebbia si sta squagliando come le care vecchie mezze stagioni di una volta, appunto. Effetto crisi? No, qui i cicli economici non sono coinvolti, almeno direttamente. Effetto congiunture astrali? No, qui non ci sono magie di sorta o supposte profezie dei Maia. Qui c’è il clima che cambia, c’è l’atmosfera attaccata e intaccata che reagisce e a volte non rimedia. La notizia è questa: in circa vent’anni la nebbia padana si è dimezzata. Vi ricordate che addirittura quarant’anni fa c’era chi ipotizzava l’abbattimento del monte Turchino (al Portobello dell’indimenticabile Enzo Tortora) per fare entrare dal mar Ligure l’aria per spazzare la nebbia? Sarebbe stata pure inutile come operazione. La nebbia ci pensa da sola ad assottigliarsi. Dai primi anni ’90 ad oggi, sono diminuiti di circa il 50% gli episodi di nebbia, si è abbassata la concentrazione di inquinanti in essa contenuta e ridotta di 10 volte l’acidità che oggi è prossima alla neutralità. Questi primi risultati di uno studio ventennale, condotto dall’Istituto di scienza dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (ISAC-Cnr) di Bologna, pubblicato sulla rivista internazionale Atmospheric Environment, e coordinato dal ricercatore Isac Cnr Sandro Fuzzi. La Pianura padana è una delle aree più inquinate d’Europa con una orografia che favorisce, durante la stagione invernale, la stagnazione dell’aria intrappolando gli inquinanti nei bassi strati dell’atmosfera. Con la nebbia, l’alta concentrazione di microscopiche goccioline di acqua riduce sensibilmente la visibilità, con pesanti ricadute su traffico e viabilità. Spiega Sandro Fuzzi che le “stesse goccioline agiscono, inoltre, come veri e propri assorbitori e concentratori degli inquinanti presenti nell’aria, che in tal modo sono più facilmente trasportati nell’atmosfera, depositati sulla vegetazione e inalati nelle nostre vie respiratorie”, Lo studio evidenzia una tendenza alla diminuzione della frequenza degli episodi di nebbia in Val padana del 47%. Secondo i ricercatori la diminuzione va di pari passo con l’aumento della temperatura dovuto al riscaldamento climatico. “La notizia buona è che negli ultimi decenni anche la concentrazione di inquinanti nelle goccioline di nebbia –dice Fuzzi- si è parallelamente ridotta, di circa l’80%, riflettendo una riduzione delle emissioni dei principali inquinanti: anidride solforosa, ossidi di azoto, ammoniaca, rispettivamente del 90%, 44% e 31%, e soprattutto sono diminuite le emissioni acidificanti portando l’acidità della nebbia in condizioni prossime alla neutralità.” . Diceva il saggio: la nebbia delle nostre parti è persino utile perché ti fa distinguere le ombre dalle persone vere. Forse ci vorrà più fantasia per capire nelle nebbie moderne se una persona è vera o è solo l’ombra di sé stessa. Ma saremo meno acidi.

Caro Fabrizio,
Non bleffare, se davero tu avessi parlato coi nonni della Pianura Padana, ti avrebbero detto che la nebbia è scomparsa di colpo, fino circa sette anni fa qui nelle Prealpi, spariva dopo Rosà, mai prima e arrivava a Bassano solo di notte: segno di come sia un fenomeno delicato e l’ultima volta che ho atterrato a Trieste per la nebbia è ricordo antico, ma non sono ancora nonno altrimenti ti racconterei della Serenissima Repubblica di Venezia, di come abbia dominato su tutti i mari e difeso tutte le Isole dell’Adriatico col suo sangue.
Ti racconterei come invitta fu tradita dal Corsaro Napoleone che venne a promettere giustizia ma poi tentò di farsi Imperatore, di come fu spogliata e imbrogliata dai perfidi Pemontesi, e come l’Italia l’abbia rovinata nella più profonda degradazione mai raggiunta dall’umanità dal tempo della Crocifissione dell’Innocente.
Ti racconterei di un popolo nuovo che vuole risorgere e ridarsi uno scopo, riprendere a dominare le esplorazioni e creare giustizia, ti racconterei di come si sia disposti a lottare fino alla morte per sciogliersi da un legame atroce e degradante e noi tutti si vuole a qualunque costo separare per sempre da chi rimane e sempre resterà fascista nel più profondo.
Ti racconterei di come nelle Calli di Venezia, stia tornando a camminare il Dio della vita e di come noi si sia ora pronti a difendere la sua vita da Voi Romani: Noi non lo tradiremo più e vi combatteremo, combatteremo il vostro fascismo, la vostra falsa identità nazional socialista che prevede un Ducetto perenne, le vostre ipocrisie e falsità, i vostri furti continui e le vostre ricchezze mafiose che nessuno sa come formate, i vostri malafari e i vostri Giudici che non conoscono la matematica, i vostri medici che non fanno sport e i vostri politici tutti marci.
Però alla fine anche tu rimpiangeresti la nebbia della Val Padana.