Non ci si può riferire al mondo dell’associazionismo, considerandolo una “maggioranza silenziosa” che opera il bene con discrezione, e soprattutto che dà valore alle priorità dell’ascolto e del rispetto di tutti indistintamente. Il mondo dell’associazionismo è vario e le diverse associazioni non hanno lo stesso status di costruttrici del bene collettivo. L’itinerario che porta alla costituzione di un’associazione, quasi sicuramente è uguale per tutte. Persone di buona volontà mosse da saldi e nobili principi, decidono di unire le proprie forze per perseguire un fine. Dopo aver fatto le pratiche burocratiche, nasce l’associazione in quanto ente riconosciuto dalla legge. Poi si passa alla parte operativa, che consiste nel procurarsi un locale che sarà il centro logistico di ritrovo dei soci e il luogo dove si potranno organizzare le diverse attività. Ma il lavoro di organizzazione non è facile. Se tutto va bene il presidente dell’associazione insieme agli altri elabora un progetto o più per la realizzazione di un fine compreso nello statuto costitutivo dell’associazione. Ad esempio prendiamo il caso di un’associazione che vuole operare per combattere la piaga sociale dei minori a rischio, metterà a punto un progetto, cioè stabilirà gli obiettivi a medio e lungo termine, le modalità d’intervento e trattandosi di un’associazione no-profit, stabilirà il numero di operatori impiegati nel progetto, e alla fine dell’elaborazione verrà fuori la cifra economica occorrente per la realizzazione del progetto. A questo punto sarà necessario la collaborazione di un ente pubblico o privato che sostenga l’iniziativa. E’ vero che per un’associazione di nuova costituzione, è difficile trovare subito un soggetto che ne finanzi i progetti. Bisogna entrare prima nel circuito delle conoscenze tra addetti ai lavori per procurarsi quella fiducia e credibilità, magari conquistandosela sul campo: per esempio lavorando inizialmente a piccoli progetti che non hanno bisogno di soldi ma solo di persone volonterose disposte a sacrificare il loro tempo gratuitamente per dimostrare la propria serietà. Poi, dopo queste azioni che leggittimeranno il valore morale dell’associazione, è possibile rivolgersi a un ente pubblico, come il comune, la Provincia di Napoli o la Regione Campania, per cercare sulla base del progetto, di ottenere finanziamenti. E qui scatta la differenza tra le varie associazioni. Ci sono associazioni, che pur avendo fatto un iter più che rispettabile, non riescono mai ad attirare l’attenzione delle istituzioni, altre che invece vengono finanziate con una facilità che sembra clientelare. Perché? Altro punto. Molte associazioni, quelle viste di buon occhio dai poteri forti, non sembrano più associazioni, nel senso che i presidenti cominciano a comportarsi come dirigenti d’azienda. Assumono gli atteggiamenti arroganti e di sufficienza di chi appartiene al giro giusto, quello che ruota come un pavone intorno ai palazzi del comune, della Provincia e della Regione! Perché le istituzioni non premiano il lavoro di chi veramente lo merita? Sarebbe un servizio reso ai cittadini perché verrebbero davvero attuate quelle politiche d’intervento sociale di cui la città di Napoli ha tanto bisogno! Affidare il compito a un’associazione –azienda, presieduta da uno che sembra un dirigente, con collaboratori magari molto simili ai colletti bianchi, è un ulteriore opportunità persa per sanare le ferite di una società civile sempre più abbandonata a sé stessa. Fare un discorso serio attraverso le associazioni, potrebbe tra l’altro essere un’occasione per stabilire quella comunicazione tra politica e società civile, di cui si sente tanto il bisogno.
Paulette Ievoli

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