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Amour

di Maria Rita Monaco | 1 Novembre 2012

Un grande film , un grande attore, due attrici eccezionali un regista intelligente e umile allo stesso tempo che si è lasciato guidare da Trintignant per raccontarci una grande storia attorno ad una parola facile e abusata. Amour. Andate a vederlo e leggete il libro di Jean -Louis Trintignant.

Due grandi attori contaminati dal teatro, due mostri sacri del cinema internazionale, cresciuti nella e con la Nouvelle Vague  un film capolavoro, Palma d’Oro a Cannes 2012, rappresentante di quel cinema “alto” di cui tanto si sente la mancanza nelle sale e che una volta individuato ti sommerge  e ti affascina nel suo rigore.

Amour tutto ruota attorno a questa parola e il film, che ha tanto da raccontare, “ho ancora tante storie da raccontarti” dice Georges alla moglie qualche minuto prima della catastrofe che stravolgerà la loro vita, comincia dalla fine . Una stanza, una porta chiusa, una donna sdraiata sul letto circondata di fiori… c’è cattivo odore, per questo sono intervenuti i pompieri.  Ed Haneke, pluripremiato a Cannes, dalla Palma d’Oro del 2009 al Premio speciale della giuria, racconta la storia di Georges e Anne, due ottantenni raffinati insegnanti di musica, con una precisione e un approfondimento che potrebbero sembrare crudeltà, ma sono solo completa, commossa, annientante partecipazione.

Sono uniti da un  amore straziante e quindi vero, un amore che ancora oggi  fa dire a Georges rivolto alla moglie: “Sei bellissima”.

Haneke  si è affidato a due grandi attori per far sì che attraverso la loro storia e il loro dolore, anche nella vita reale, anche noi spettatori conosciamo i nostri limiti e assaporiamo quella parola Amour tanto abusata nella nostra società.

Amour una parola semplice dal significato e dalle sfaccettature profonde perché Amour parla ovviamente d’amore ma di quell’amour che è devozione. Si parla di un amore che sa dare senza limiti e confini, amore che non è solo fusione di corpi, di gesti giornalieri, di complicità ma anche profonda conoscenza, amore che non è più un io e un te ma è una fusione che trasforma l’altro in un prossimo che è il prossimo più prossimo che tu abbia.

Cosa resta dell’amore, cosa è l’amore quando alla decadenza del corpo, che tutti dovremo prima o poi affrontare, si unisce il decadimento della mente, si coglie l’impossibilità di avere il controllo del proprio corpo e quindi della propria vita?

Anne, durante la colazione smette di parlare, quando si riprende…un grande vuoto, un buco nero dove è sparito il ricordo di quanto successo.

Una sola promessa chiede a George. Mai in ospedale e per George attento, ancora innamorato, sensibile, inizia il calvario : assistere giorno per giorno alla decadenza di Anne ed ogni ulteriore carezza, ogni ulteriore sguardo fra i due feriscono e uccidono giorno per giorno la sua anima.

Tutto si svolge nel loro appartamento, accompagnati dalle musiche di Schubert e di Beethoven, nel crescendo di una sinfonia fatta di immagini fisse, tra campi e controcampi, entrambi si autoescludono dal rapporto con gli altri, anche con la figlia, una Isabelle Huppert, nella recitazione all’altezza dei suoi “genitori, a sua volta musicista, che ha paura di sapere per non caricarsi della paura della morte.

“Cambiamo discorso” risponde George alla domanda di un ex allievo, ormai concertista famoso, che è andato a trovarli ed è rimasto colpito dall’aspetto di Anne in sedia a rotelle semiparalizzata dopo l’ictus.

Nella casa ormai vuota e silenziosa si aggira l’algida Isabelle Huppert.

Un consiglio oltre all’invito di andare a vedere il film. Leggete l’autobiografia di Jean Louis Trintignant “Alla fine ho deciso di vivere”. Un libro grande come è grande il suo protagonista che a 80 anni continua a recitare in teatro, luogo dove rinasce ogni sera. Imperdibile.

Pubblicato in : Cinema

Info Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

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