Un grande film , un grande attore, due attrici eccezionali un regista intelligente e umile allo stesso tempo che si è lasciato guidare da Trintignant per raccontarci una grande storia attorno ad una parola facile e abusata. Amour. Andate a vederlo e leggete il libro di Jean -Louis Trintignant.

Amour tutto ruota attorno a questa parola e il film, che ha tanto da raccontare, “ho ancora tante storie da raccontarti” dice Georges alla moglie qualche minuto prima della catastrofe che stravolgerà la loro vita, comincia dalla fine . Una stanza, una porta chiusa, una donna sdraiata sul letto circondata di fiori… c’è cattivo odore, per questo sono intervenuti i pompieri. Ed Haneke, pluripremiato a Cannes, dalla Palma d’Oro del 2009 al Premio speciale della giuria, racconta la storia di Georges e Anne, due ottantenni raffinati insegnanti di musica, con una precisione e un approfondimento che potrebbero sembrare crudeltà, ma sono solo completa, commossa, annientante partecipazione.
Sono uniti da un amore straziante e quindi vero, un amore che ancora oggi fa dire a Georges rivolto alla moglie: “Sei bellissima”.
Haneke si è affidato a due grandi attori per far sì che attraverso la loro storia e il loro dolore, anche nella vita reale, anche noi spettatori conosciamo i nostri limiti e assaporiamo quella parola Amour tanto abusata nella nostra società.
Amour una parola semplice dal significato e dalle sfaccettature profonde perché Amour parla ovviamente d’amore ma di quell’amour che è devozione. Si parla di un amore che sa dare senza limiti e confini, amore che non è solo fusione di corpi, di gesti giornalieri, di complicità ma anche profonda conoscenza, amore che non è più un io e un te ma è una fusione che trasforma l’altro in un prossimo che è il prossimo più prossimo che tu abbia.
Cosa resta dell’amore, cosa è l’amore quando alla decadenza del corpo, che tutti dovremo prima o poi affrontare, si unisce il decadimento della mente, si coglie l’impossibilità di avere il controllo del proprio corpo e quindi della propria vita?
Anne, durante la colazione smette di parlare, quando si riprende…un grande vuoto, un buco nero dove è sparito il ricordo di quanto successo.
Una sola promessa chiede a George. Mai in ospedale e per George attento, ancora innamorato, sensibile, inizia il calvario : assistere giorno per giorno alla decadenza di Anne ed ogni ulteriore carezza, ogni ulteriore sguardo fra i due feriscono e uccidono giorno per giorno la sua anima.
Tutto si svolge nel loro appartamento, accompagnati dalle musiche di Schubert e di Beethoven, nel crescendo di una sinfonia fatta di immagini fisse, tra campi e controcampi, entrambi si autoescludono dal rapporto con gli altri, anche con la figlia, una Isabelle Huppert, nella recitazione all’altezza dei suoi “genitori, a sua volta musicista, che ha paura di sapere per non caricarsi della paura della morte.
“Cambiamo discorso” risponde George alla domanda di un ex allievo, ormai concertista famoso, che è andato a trovarli ed è rimasto colpito dall’aspetto di Anne in sedia a rotelle semiparalizzata dopo l’ictus.
Nella casa ormai vuota e silenziosa si aggira l’algida Isabelle Huppert.
Un consiglio oltre all’invito di andare a vedere il film. Leggete l’autobiografia di Jean Louis Trintignant “Alla fine ho deciso di vivere”. Un libro grande come è grande il suo protagonista che a 80 anni continua a recitare in teatro, luogo dove rinasce ogni sera. Imperdibile.

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