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Amor di Patria…

La Festa della Liberazione, il 25 Aprile, più che negli anni passati, è stata occasione per retoriche di ogni tipo, piuttosto che riflessione sulla sconfitta del nazifascismo e nascita della nuova Italia. Fra qualche giorno ci sarà la Festa dei lavoratori, il 1 Maggio, e il 2 Giugno la Festa della Repubblica. E’ possibile che non assisteremo alle violenze e ai rigurgiti antisemiti dello scorso 25 Aprile, ma in quanto a retorica, incomprensione per i più, occasione solo di far festa (per chi la fa) a lavoro e scuola, non si preannunciano approcci diversi.

di Vincenzo Donvito | 29 Aprile 2026

La Festa della Liberazione, il 25 Aprile, più che negli anni passati, è stata occasione per retoriche di ogni tipo, piuttosto che riflessione sulla sconfitta del nazifascismo e nascita della nuova Italia. Fra qualche giorno ci sarà la Festa dei lavoratori, il 1 Maggio, e il 2 Giugno la Festa della Repubblica. E’ possibile che non assisteremo alle violenze e ai rigurgiti antisemiti dello scorso 25 Aprile, ma in quanto a retorica, incomprensione per i più, occasione solo di far festa (per chi la fa) a lavoro e scuola, non si preannunciano approcci diversi.

Mia figlia ventenne laureanda che si esprime in cinque lingue, dirigente di una radio universitaria, lavoratrice part time, giramondo curiosa e ben informata su fatti e misfatti di questo Pianeta, ha così commentato il 25 Aprile: “Diciamo che io non seguo queste manifestazioni/celebrazioni perché penso non dicano granché, o meglio niente di nuovo”. Insomma, una che potrebbe avere “amor di Patria”, ma che per la “Patria”, pur con le dovute differenze, non è dissimile da alcuni ragazzi grossomodo della medesima età che, intervistati per strada a margine del corteo milanese dell’altro giorno e a cui veniva chiesto cosa si festeggia il 25 aprile, tra diverse scene mute, alcuni hanno risposto: “l’arrivo della primavera”, “la festa del lavoro”, financo “la liberazione dagli ebrei”.

E’ evidente che tra disinteresse e ignoranza, il nodo principale è la scuola, seguita a ruota da un sistema mediatico che, pur con alcuni sforzi, non riesce a interessare i giovani cittadini e non solo.

Nella scuola, quando se ne parla in modo discorsivo e non accademico/didattico come se fosse parte di una noiosa pagina di un libro di storia, talvolta si assiste alla medesima faziosità che abbiamo riscontrato tra i partecipanti “attivi” al 25 Aprile.

Gli ottant’anni trascorsi da quegli eventi e la rarità di testimoni oculari, dovrebbero indurre ad una narrazione storica il più possibile attenta al contesto. Cos’è la liberazione per un popolo oppresso, cosa sono stati nazismo e fascismo e perché a questi nefasti regimi ci sono ancora oggi persone e regimi che vi si riferiscono?

Non è facile, soprattutto per l’Italia che non ha mai fatto questi conti con la storia, “regalando” questi festeggiamenti ad una sola, pur se importante ma parziale e minoritaria, componente dei liberatori (quella comunista italiana), nascondendo e ignorando che i nostri territori sono pieni di cimiteri di guerra degli Alleati.

Dovendo ricordare che nascita della Repubblica e promulgazione della Costituzione furono risultato di compromessi. Che l’Italia non vinse la guerra ma la perse ed era in rovina, e che la rinascita che poi seguì la guerra fu possibile solo grazie agli Alleati.

Una immersione nella realtà, al di fuori e contro retoriche ideologiche fini a se stesse e per le presunte fortune elettorali di più di qualcuno.

Vincenzo Donvito

Pubblicato in : Editoriale

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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