
di Ennio Ricanelo, inviato speciale dal Brasile
SAN PAOLO – Gli 80 anni della Repubblica italiana sono più di un semplice segno del tempo: rappresentano il riconoscimento della memoria dei caduti, di coloro che volevano un’Italia libera e che, così facendo, hanno contribuito a liberare il mondo dalla crudeltà del fascismo. È un giorno per celebrare la memoria, che lentamente si affievolisce, e che a volte, in Italia, viene anche riscritta. Il riconoscimento della vergogna che fu il ventennio è anche un modo per dimostrare al mondo che il governo italiano è al fianco della democrazia, e che il Paese che ha portato al potere un uomo come Mussolini riconosce tutta l’orrore delle sue azioni e si vergogna di quanto accaduto.
Essere antifascisti non significa essere di sinistra: difendere la Repubblica italiana e la memoria dei partigiani significa difendere la democrazia e la Costituzione italiana. Per questo, essere antifascisti è un dovere, è il punto di partenza della politica. L’antifascismo non è una parte dello spettro politico, ma la sua garanzia.
La destra italiana deve fare i conti con la propria storia e assumersi le proprie responsabilità, e da anni perde l’opportunità di farlo. La presidente Meloni, che oltre ad aver dichiarato nel comunicato del 25 aprile che “l’Italia si è liberata dall’oppressione fascista”, qualche anno fa ha definito Mussolini un “grande statista”. Sembra che l’onorevole Meloni abbia dimenticato la Marcia su Roma, il delitto Matteotti, le leggi razziali, la strage di Marzabotto, l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, le Fosse Ardeatine e tante altre atrocità compiute dall’Italia durante il ventennio.
Ricordiamo anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che nel 2017 ha fatto il saluto romano in aula e che, la mattina del 25 aprile 2026, ha paragonato quelli che ha definito “repubblichini e partigiani”, quando avrebbe dovuto dire “fascisti e partigiani caduti”. Questa è una chiara dimostrazione di negazione della storia. Paragonare le morti è frutto di una mentalità molto limitata, però non esiste uguaglianza, come ha sostenuto Bobbio. Morire difendendo la libertà del proprio Paese è molto diverso dal cadere per difendere una dittatura sanguinaria.
Celebrare il Giorno della Liberazione è anche un modo per l’Italia di chiedere scusa all’umanità e ricordare la propria storia, sottolineando al mondo ciò che non deve essere fatto. In questi giorni dobbiamo ricordare: la democrazia non è un bene negoziabile, è un diritto da difendere.
Ennio Ricanelo
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