C’è un bel libro di Giovanni Fasanella e Mario José Cereghino, uscito ormai 5 anni fa, che in questo periodo di quarantena potrebbe essere interessante leggere o rileggere.
“Colonia Italia” è il suo titolo e ripercorre un lungo tratto del ‘900 dove più o meno apertamente, la stampa italiana è stata istruita, instradata e perfino coccolata dall’IRD (Information Research Department) ovvero l’organismo di controllo, pianificazione e influenza della stampa straniera in favore degli interessi britannici nel mondo.
Una centrale tuttora in attività, magari con un cambio di generalità ma non di connotati.
Documenti alla mano, si comprende piuttosto chiaramente e senza ombra di alcun dubbio, come attraverso vari livelli di “affiliazione” i governi di Sua Maestà, abbiano controllato la stampa, la politica e perfino altissimi livelli della stessa Chiesa Cattolica, con l’obiettivo comune di impedire uno spostamento a sinistra, della politica italiana, in anni cruciali quali quelli del secondo dopoguerra. O di stroncarne le velleità di espansione economica internazionali…
Ecco che allora, oppositori eccellenti di questo disegno, da Alcide De Gasperi al suo braccio destro Attilio Piccioni, da Enrico Mattei ad Aldo Moro, cadranno ad uno ad uno, pur se in modalità diverse, in questa guerra segreta che gl’inglesi ci muovono fin da un minuto dopo la fine della II Guerra Mondiale.
E’ infatti attraverso il PWB (Psycological Warfare Branch, gli inglesi amano gli acronimi di 3 lettere) che controllano direttamente la stampa italiana fino alla proclamazione della Repubblica, ma continueranno indirettamente come ben si evince dall’affaire Piccioni-Montagna (che costerà la fine della carriera politica del già vice-presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Piccioni, e la stessa uscita di scena di De Gasperi).
Dal Corriere della Sera a La Stampa di Torino, dal Messaggero alle agenzia di stampa “indipendenti” fino a lambire la numerosa editoria cattolica e quella politica di diversi partiti, si comprende il costante lavoro svolto dalle “grey and black operations” tanto attraverso l’ambasciata britannica di Roma, che per altri canali, con certosina e chirurgica precisione.
Ben dettagliata la vicenda che coinvolse Giovannino Guareschi nella losca faccenda dei falsi documenti attribuiti a De Gasperi, sulla presunta richiesta agli alleati di bombardare Roma, che gli costò il carcere.
Nella lista dei “clienti” dell’IRD, ovvero dei principali destinatari delle veline (basic papers) con le notizie da diffondere e le direttive da adottare, ci sono i nomi che contano dell’informazione e della cultura nazionale, anche quella più insospettabile.
Gaetano Afeltra, Nino Badano, Gerolamo L. Bassani, Ettore Bernabei, Gilberto Bernabei, Enzo Biagi, Norberto Bobbio, Luigi Cavallo, Fabio Cavazza, Carlo Chiavazza, Ennio Di Nolfo, Guglielmo Emanuel, Giuseppe Galasso, Jader Jacobelli, Giovanni Marcora, Mario Missiroli, Graziano Motta, Flaminio Piccoli, Edilio Rusconi, Alfio Russo, Vittorio Zincone, solo per citarne alcuni.
Tra gli “attenzionati” gerarchicamente qualche livello più in basso, troviamo nomi di primissimo piano del giornalismo italiano come Arrigo Levi, Oriana Fallaci e il “nostro” Indro Montanelli, che proprio nell’attacco frontale scatenato dalla stampa nazionale (quella asservita a Londra, ovvero la maggioritaria) proprio contro Enrico Mattei, svolgerà un ruolo centrale, con 5 puntate di una inchiesta pubblicate nel 1962 sul Corriere della Sera contro il “tiranno dell’ENI”che aveva osato anche qualche anno prima stare dalla parte di Nasser e degli arabi, durante la crisi di Suez.
Si arriva fino al 1976 quasi lambendo il dramma del rapimento di Moro, che costituirà il punto di massimo attacco portato all’Italia fino alla caduta del Muro di Berlino.
Ma la storia dell’asservimento all’imperialismo britannico del nostro paese, come abbiamo avuto modo di constatare, continuerà anche dopo.
Altro che l’Europa e la Merkel.
Alessandro Silvestri

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