La recessione si attenua ma la ripresa è ancora lontana. E’ ora di agire sui consumi e sull’offerta.

Non solo. Sempre l’istituto guidato dall’ottimo Giovannini ci dice che la spesa privata per consumi dovrebbe registrare quest’anno una contrazione del 3,2% (per Confcommercio è già -2,7% nei primi nove mesi) e dello 0,7% l’anno prossimo, cioè qualcosa in più della contrazione del pil. Il che conferma un’inversione di tendenza rispetto alla crisi del 2008-2009: in quella fase, probabilmente nella (infondata) ipotesi che si trattasse di qualcosa di passeggero, gli italiani reagirono con una maggiore tendenza a consumare (la contrazione fu nettamente più bassa di quella del pil) e una minore a risparmiare. Ora, invece, avviene il contrario, tanto che il tasso di risparmio è sceso all’8% e la quota di famiglie in difficoltà ha raggiunto il massimo storico. Dato leggibile anche con la curva della disoccupazione: fino a qualche mese fa la caduta dell’occupazione è stata minore di quella della produzione, adesso il trend si è invertito tanto che l’Istat prevede un “rilevante incremento” del tasso di disoccupazione sia per quest’anno, al 10,6%, sia per il 2013 (raggiungerebbe l’11,4%) nonostante che la recessione sia destinata ad attenuarsi.
Dunque, se il quadro congiunturale – ufficiale, peraltro – è questo, non si capisce come ci possa essere luce in fondo a questo stramaledetto tunnel. Sia chiaro, spero ardentemente di sbagliarmi. Ma vedo difficile, in un contesto del genere, che si possa evitare di considerare strutturale il problema della domanda interna – la cui caduta è misurabile dalla pesante contrazione delle importazioni – considerato che la quota di pil legata alle esportazioni (meno di un quarto) va comunque bene e che, a parità di struttura dell’offerta – e dunque con le caratteristiche che ha il nostro sistema produttivo – non può aumentare ulteriormente. Anzi, un minimo di ripresa non potrebbe che far aumentare l’import e quindi la domanda estera netta (data dalla differenza tra aumento di export e aumento di import) non potrà che risultare meno significativa.
Allora è del tutto evidente che per vedere davvero la luce – e riaccendere quella della fiducia, scesa sotto il lumicino – occorre agire sul doppio fronte dei consumi, sia finali che intermedi, e della ridefinizione dell’offerta. Ho già scritto in questa sede, qualche settimana fa, che quest’ultimo è per noi il problema dei problemi. Ed è riassumibile nella duplice necessità di aumentare il volume e la qualità degli investimenti produttivi e infrastrutturali, sospingendoli verso settori ed aree di nuovo sviluppo, e nello stesso tempo di salvaguardia del già molto depauperato patrimonio produttivo e terziario che abbiamo. Ora provo a rileggere quella riflessione alla luce di una polemica, davvero assurda, intorno al ruolo della Cassa depositi e Prestiti. Si dice: usa il denaro dei risparmiatori (postali) per diventare la nuova Iri. Magari, mi viene da rispondere.
È davvero singolare che quei media e quella parte di opinione pubblica pronti amanti della piazza e dei manifestanti che la frequentano s’indignino di fronte ad eventuali investimenti pubblici. Chi può fare scelte industriali tali da rinnovare il nostro vecchio e obsoleto apparato produttivo tutto rivolto al mercato interno e nello stesso rilanciare l’economia e generare posti di lavoro? Babbo Natale? Se Cdp finanzia Carnival che gira commesse a Fincantieri (la stessa società che se invece lascia gli operai a casa è oggetto degli strali mediatici di chi “ascolta” la piazza sindacalizzata) fa assistenzialismo? E se con il Fondo Strategico interviene su Ansaldo Energia, difende la vituperata italianità di un’azienda (e con essa una filiera) strategica? E se indirizza il credito alle Pmi e sostiene l’export, usa a sproposito il risparmio postale? Torneremo su questo argomento, ma sia chiara fin d’ora una cosa: Cdp è l’ultimo treno che abbiamo per creare le condizioni della ripresa, sia aiutando l’esistente che promuovendo il nuovo. Se lo perdiamo, questo treno, il capitalismo privato e il sistema bancario non ce la faranno, da soli. È bene esserne consapevoli.

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