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Allarme droghe illegali? Certamente. Ma vallo a spiegare al ministro Fontana….

di Vincenzo Donvito | 18 Febbraio 2019

Con tutto il rispetto che ogni cittadino deve avere nei confronti di ogni rappresentante istituzionale, ministri tra questi, ci preme dire che il nostro ministro Lorenzo Fontana ci sembra un po’ spaesato nel condurre il proprio mandato esecutivo. Fontana, oltre che ministro della Famiglia è anche il responsabile della politiche sulle droghe illegali e, in quanto tale, non ha mai avuto problemi nel sostenere la propria posizione proibizionista, sostanzialmente per il rafforzamento delle attuali normative. E questa sua posizione ideologica è quello che lo guida.
In questi ultimi mesi si è ravvivato il dibattito sulla crescente diffusione di droghe pesanti, grazie anche ad alcune scelte editoriali di uno dei maggiori quotidiani italiani (1) che ha deciso di documentare ciò che accade, e di lanciare l’allarme sull’insufficienza e la non applicazione delle norme in vigore in materia di prevenzione e cura. Come spesso accade nella nostra politica, all’attenzione mediatica di una situazione, e solo allora, è seguita una qualche iniziativa istituzionale. Ed è quello che il nostro ministro ha indicato sempre dalle colonne mediatiche (1), sostanzialmente promettendo di fare quello che avevano fatto i suoi predecessori (repressione del desiderio e della domanda, repressione per chi sgarra); con l’aggiunta che, siccome in tutto il mondo sta prendendo piede il mercato della cannabis (THC dove è legale e solo CBD dove è legale solo quest’ultima), Fontana inserisce nella sua iniziativa anche questa erba/resina al pari di, per esempio,
eroina, cocaina e metamfetamine varie. Per il ministro Fontana il problema delle droghe illegali si limiterebbe a questo. Comprendiamo che si sia sentito stimolato ad intervenire in seguito a media che avevano parlato solo di questo fenomeno, ma non ci risulta che il suo dicastero debba svolgere, per quanto nobile, solo una funzione di reazione ai media. Purtroppo crediamo che questa sua reazione sia l’unica di un certo spessore da aggiungere a quelle di routine decise, tra l’altro, da un ministero diverso dal suo, quello dell’Interno con l’operazione “scuole sicure”.
Osservando queste “iniziative” istituzionali non possiamo che evidenziare un vuoto, che spieghiamo con una domanda: ma la politica sulle droghe illegali è questa, solo questa? Sembra proprio di sì: cercare di convincere, con le buone o con le cattive, i consumatori a non assumere droghe. Buone: famiglie state attente, centri di recupero da sviluppare. Cattive: galera per chi spaccia; segnalazione per chi consuma; modifiche legislative per abolire la modica quantità che per il fatto stesso di esistere sarebbe uno stimolo a non considerare criminale qualunque rapporto con queste droghe; provvedimenti contro il nascente e fiorente mercato della cannabis CBD.
Fin qui il naso, il cervello, lo sguardo, l’attenzione del nostro esecutivo e, vista l’inazione, anche del nostro legislativo.
Nel mondo, intanto, qualcosa sta accadendo. Da una parte ci sono Stati come Canada, Uruguay, California, Colorado, etc che legalizzano la cannabis THC e, visto che stiamo parlando del mondo ad economia cosiddetta libera, di conseguenza sta nascendo e proliferando in modo più che promettente il mercato, anche finanziario, connesso a questa sostanza. Dall’altra parte, quella della repressione, è proprio di questi giorni la prima grossa sentenza (a New York) contro uno dei maggiori cartelli della droga, il messicano di Sinaloa, e il suo boss/fondatore El Chapo; condanna che però, nonostante il suo clamore mediatico e giudiziario, sembra che non smuoverà di un millimetro il fiorente mercato della malavita internazionale e locale (2).
Quel che accade nel mondo, però, sembra non coinvolgere il nostro ministro che, invece, esegue solo “a valle” (consumo e risvolti) non valutando che “a monte” (produzione e mercato) ci sono situazioni determinanti anche per quello che accade “a valle”. Noi crediamo che il ministro Fontana, siccome ha un approccio puramente ideologico al fenomeno (la droga fa male e va proibita e punita), non sia in grado di fare altro: giocoforza, come accade per ogni approccio ideologico in qualunque ambito, considera il diverso come un nemico da abbattere e non come un soggetto da prendere in considerazione al fine di comprendere la sua diversità e, pur senza doverla necessariamente fare propria, ammetterla al proprio desco. Ragion per cui, alla fine, come accade per tutte le politiche in materia del ministro Fontana, quest’ultimo si ritrova in situazioni peggiori di quelle a cui aveva cercato di far attecchire la sua ideologica esecutiva. In buona compagnia, visto che il ministro
dell’Interno, con l’operazione “scuole sicure”, in termini pratici (arresti e sequestri) come in termini di affezione (gli studenti aumentano il proprio distacco da quel ministero e dalle istituzioni più in generale), sta facendo flop ovunque.
Per concludere, richiamandoci al rispetto innato che abbiamo verso le istituzioni, facciamo una domanda, da cui ne derivano altre due:
* – chi è convinto che tutte le droghe facciano male (3), non crede che potrebbe meglio agire, spiegare, convincere in un contesto di legalità, con dati e sostanze non affidati all’approssimazione ma alle certezze statistiche e sanitarie?
** – A maggior ragione se il fenomeno che si cerca di combattere, gestito dalla grande criminalità internazionale, ha risvolti tragici sugli individui e sulle istituzioni?
*** – Pensare che la legalità possa essere funzionale anche alle proprie politiche di dissuasione del consumo, non sarebbe una importante legione civica di democrazia e buon governo, nonché una forte iniezione di fiducia istituzionale?

1- Corriere della Sera
2 – qui un nostro articolo in materia: https://www.aduc.it/articolo/processo+narco+el+chapo+new+york+intanto+tutto_29093.php
Approfondimento che lo scrittore Roberto Savaino affronta anche in un suo articolo sul quotidiano La Repubblica del 16/02/2019
3 – con buona esenzione di alcool e tabacco, ovviamente… e questo purtroppo la dice lunga sulla candida purezza degli intenti esecutivi di certe politiche del governo…

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, colorado, consumatori, corriere della sera, democrazia, diversità, fa male, governo, la repubblica, mercato, mondo, processo, provvedimenti, repubblica, studenti

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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