
L’iniziativa della Flotilla, nata in modo spontaneo, solidale e con finalità umanitarie, ha inteso lanciare un segnale chiaro: una parola di vicinanza ai civili palestinesi, estranei alle dinamiche riconducibili ad Hamas, al fine di generare un impatto significativo sul morale di una popolazione sottoposta a condizioni di vita disumane e a discriminazioni sistematiche. Un gesto non isolato, ma parte di un più ampio bisogno di riaffermare valori universali calpestati. Il dato nuovo è rappresentato dal risveglio della coscienza giovanile, simile a quanto avvenne durante la guerra in Vietnam, quando le nuove generazioni scelsero di non voltarsi dall’altra parte. Lo stesso vale per i parlamentari presenti nella missione, il cui impegno merita rispetto, pur nella consapevolezza che la sofferenza esige riservatezza e sobrietà. Il valore del gesto non viene meno, anche se resta il dubbio di un eccesso di visibilità rispetto a chi vive quotidianamente il conflitto: i bambini di Gaza, raccontati da oltre duecento giornalisti – soprattutto palestinesi – morti sotto le bombe nell’indifferenza generale. I fatti erano noti, così come le modalità d’intervento del governo israeliano, che esercita prepotentemente la propria forza economica e militare anche oltre i limiti delle acque internazionali. Più che ribadire questa realtà, sarebbe utile comprendere se le nuove partenze via mare costringeranno la marina israeliana a scelte ancora più violente. Se le barche aumentassero e i volontari si moltiplicassero, l’intento di mettere in difficoltà il governo Netanyahu potrebbe davvero compiersi, fino a contribuire alla sua caduta. Anche grazie alla crepa che potrebbe aprirsi nel tessuto interno della società israeliana, restituendo alla popolazione di Gaza un margine di speranza, nonostante le incertezze legate alle scelte di Hamas che non sarà facile sciogliere come vorrebbe Trump, nella convinzione di essere premiato con il Nobel per la Pace. In mezzo ai tanti rispettivi e legittimi interessi che ruotano intorno a Gaza, il rischio del vittimismo generalizzato è quello di svuotare ogni contenuto di significato, rendendo vana ogni presa di posizione autenticamente civile. Invece, alla mobilitazione via mare dovrebbe idealmente seguire soprattutto un’azione via terra, un movimento strutturato e collettivo che possa radicarsi nei territori. Accidenti, anche la sola preparazione sarebbe sufficiente a richiamare attenzione e spingere le autorità israeliane a non sottovalutare ulteriormente la forza del dissenso pacifico, capace di incrinare persino le strategie più blindate. Mahatma Gandhi fermava i treni nel silenzio, senza bisogno di proclami: la sua fermezza interiore parlava per lui. Non aveva nulla da dimostrare che le forze coloniali inglesi già non sapessero. Anche l’azione della Flotilla ha prodotto un effetto dirompente. Alla oceanica manifestazione pro-Palestina ciò che ha colpito di più è stato proprio il risveglio della coscienza giovanile, come accadde ai tempi del Vietnam, quando il futuro decise di prendere parola contro l’ingiustizia.
Angelo Santoro

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