
Gli episodi sono ormai tanti. Si susseguono senza posa dall’arrivo di Rocco Commisso a Firenze come nuovo proprietario della Fiorentina.
Ma certo, quello occorso a Francesco Matteini, una lunga e prestigiosa carriera giornalistica cominciata quasi 50 anni fa a Radio Libera Firenze, proseguita a Telelibera, alla Città, alla Nazione e infine al Corriere Fiorentino, è stato ai limiti dell’immaginabile.
Chiesto l’accredito per la prima partita ufficiale al celebre Viola Park Rocco Commisso, se l’è sentito rifiutare, pare, “perché non c’era posto”: al che il giornalista si è comprato online il biglietto come un qualsiasi spettatore ed è andato a vedersi la partita (in campo squadre Primavera). Ebbene: è stato letteralmente accompagnato fuori (“buttato fuori”) perché “sgradito”, su indicazione esplicita e diretta del direttore generale della Fiorentina Joe Barone (“questa è casa nostra, qui entra solo chi ci pare”). Come se non bastasse, alle sue rimostranze pacate (“allora rendetemi i 12 euro del biglietto”), Barone ha reagito spregiativamente tentando di infilare una banconata da 50 euro nelle tasche di Matteini che naturalmente non l’ha accettata… prima di essere scortato fuori dal Viola Park.
Gli avvocati del giornalista sono all’opera: sono sicuro che avremo modo di divertirci e che Barone e c. avranno occasione di pagare questo gesto assai caro.
Già è discutibile che una società di calcio discrimini fra giornalisti: accredito A e non accredito B. E’ successo in più occasioni prima del caso Matteini. Per esempio, mi risulta che i giornalisti del “Corriere Fiorentino” non vengono accreditati da tempo per reato di “eccesso di critica” nei confronti delle scelte dei dirigenti della Fiorentina. Ma naturalmente una società sportiva ha un numero di posti stampa limitati e ci può stare che inviati di testate minori possano non trovare sempre posto. (Non sembra il caso del “Corriere”!).
Ma se una società mette in vendita i biglietti per una partita come fa poi a vietare l’accesso o peggio espellere il cittadino che se ne sia comprato uno? (Vi immaginate che succederebbe se questa prassi si imponesse non al campetto del Viola Park ma allo stadio?) E non è che il fatto che l’acquirente del biglietto sia lo stesso giornalista cui è stato negato l’accredito un buon motivo per… buttarlo fuori. A opinare diversamente si dovrebbe concludere che quel rifiuto di accredito non era dovuto a limitatezza di posti, ma proprio all’intenzione di impedire in tutti i modi al giornalista di assistere alla partita ed eventualmente scriverne. Se la Fiorentina non voleva che Matteini entrasse al Viola Park e vedesse quella partita aveva solo ed esclusivamente una soluzione: farla giocare a porte chiuse, senza pubblico.
Il vero guaio è che l’episodio Matteini s’inserisce in una lunga sequela di, chiamiamole, incomprensioni fra Rocco Commissio col suo management e Firenze: opinione pubblica, giornalisti, amministratori. Commisso e c. sono colpevolmente recidivi di totale incompetenza interculturale: in altre parole sembrano non aver idea di come ci si comporta quando si incontrano persone di cultura diversa. Il bello è che l’approccio interculturale è stato inventato sessant’anni fa proprio per conto dell’americanissima IBM da Geert Hofstede, antropologo e psicologo olandese. Da seria multinazionale la IBM s’era posta il problema di come agevolare le relazioni fra manager e quadri del suo personale sparso per mezzo mondo: avendo capito quanto è oggi ovvio a tutti (ma pare non ai dirigenti viola tanto meno a Rocco Commisso) e cioè che anche per fare affari (tanto più in un ambito molto specifico e radicato nella società, come il calcio in Italia) occorre tenere conto delle specificità culturali del contesto in cui opera.
E una cosa che Rocco Commisso non ha capito e che qualcuno dovrebbe pur aiutarlo a capire è che una squadra di calcio, in Europa e in Italia, non è mai solo di chi ne è il pur legittimo proprietario. Così come non ha capito che certe lentezze italiane non sono affatto solo inefficienza burocratica (cui reagire col suo “fast fast fast”) ma attenzione al consenso e rispetto di una molteplicità di interessi rilevanti.
Io sono un tifoso viola che si vanta di aver visto la prima partita nel lontanissimo 1956, anno del primo scudetto. E di non aver mai smesso. Sono grato a Commisso di aver investito e in parte rilanciato una squadra della quale la precedente proprietà s’era visibilmente stancata. Ammiro quel che ha realizzato a Bagno a Ripoli con la collaborazione ed anzi sulla base di un’idea del suo bravo sindaco. Ma si tolga dalla testa che col denaro può dettare legge, e che i fiorentini, tifosi e non, siano una specie di suoi sudditi. Prima se ne convincerà meglio sarà per tutti. Il caso Matteini, spero, gli sia presto da lezione.
P.S. Naturalmente se Firenze e il suo mondo imprenditoriale fossero in grado di esprimere una proprietà locale dell’amata Fiorentina certi problemi non sorgerebbero neppure. Sta di fatto che non succede da decine e decine di anni. E non solo a Firenze.
Carlo Fusaro

L’ARTE DI ABBAIARE SENZA MORDERE I POTENTI. LA DIGNITA’ PROFESSIONALE SECONDO ORDINE E SINDACATI DEI GIORNALISTI
Sull’aggressione del direttore della Fiorentina al giornalista Matteini ordine e sindacati stampa toscani hanno prodotto uno dei loro soliti documenti indignat firmato dai soliti presidenti che non perdono occasione per farsi pubblicità personale. Stanno lì da prima di Putin grazie a una politica fatta di parole, parole, parole, come cantavano Mina e Alberto Lupo. Fatti? Zero assoluto.
Perciò chi immaginava scioperi immediati, anche con cortei e cartelli fuori dallo stadio Franchi, e black out totale e rumoroso sulle vicende della Fiorentina, li ha invece visti tutti ma proprio tutti, compresi nullafacenti e credo pure i presidenti (se sbalio mi corigerete), immancabili in tribuna stampa a rendicontare felici sulle partite successive alla faccia del collega oltraggiato.
Iniziative legali? Sì, certo. Però generiche, moniti per il futuro, guai al prossimo che sgarra. Ossia chiacchiere come usa al bar, tanto per dire che si farebbe sul serio qualora uno scemotto dovesse toccare il culo a un’amica degli amici messa lì a reggere un microfono. Ma che ordine e sindacati abbiano in concreto querelato il signor Barone aggressore del tapino Matteini questo no, vogliamo scherzare? Di denununce concrete il lamentoso comunicato congiunto non parla neppure di striscio. Ed è chiaro perché. Perché la corporazione non ha idea di come difendere da sola la propria dignità. Invece di chiedere giustizia oggettiva ai tribunali, invoca aiuto partigiano a istituzioni e politica, ossia offre le chiappe al potere. Così domani dovrà rendere il favore a colpi di lingua ben lubrificata, in modo che qualche ambizioso presidente possa anche lucrare pubbliche onoreficenze da bravo barboncino dei potenti. Il quarto potere chiamato a far la guardia alle libertà ha di nuovo mostrato il suo vero volto di connivente con i poteri autentici. Dice bene l’amico Cianciulli sulla diversità di reazione vista tre anni fa contro un poveraccio e quella recente contro il direttorone della Fiorentina. Nell’un caso, ordine e sindacato uniti nella lotta a chi siede per primo al ristorante, subito can can senza neanche sentire i consiglieri, ayatollah espressamente venuti da Roma a dirigere le operazioni, comunicati urbi et orbi, e tutto ciò a tutela di una non iscritta (primo caso al mondo). Invece nel caso Matteini, povero sfigato che oltre a essere uomo è ormai anche in pensione, ponderose assemblee plenarie per poi partorire un documentino esangue che abbaia senza mordere, non sia mai che la Fiorentina tagli il privilegio degli accrediti e la stampa debba pagarsi l’ingresso in tribuna stampa, potendo così fare finalmente il proprio lavoro senza dover niente a nessuno.
La Fiorentina ha fatto benissimo. Quando un giornalists non ha accrediti e non è gradito, non entra con un biglietto preso on line. Joe Barone è stato esemplare.
Nessun imprenditore fiorentino si prende la briga di investire settecento milioni di euro per rilevare la società che tra le altre cose è in solide mani grazie anche al centro sportivo tra i più grandi d’Europa.
Voi toglietevi dalla testa di dettar legge in Fiorentina. A voi sta solo il compito di scrivere, di avere una opinione, condivisibile non condivisibile. Nulla di più.
Lei sì che ha capito tutto. Ma ci può anche ricordare, ler favore, quanto le passa Commisso per scrivere tante scemenze. Badi che ce ne vuole per farsele venire in mente. La faccenda è così semplice che non sto neanche a perder tempo a spiegarle perché. Però suppongo che anche lei vada al cinema e capita magari che il film non le piaccia. Hanno speso 200 milioni per produrlo e invece a lei fa schifo. E lo racconta pure in giro. Ora cosa le dovrebbe fare il produttore? Proibirle di andare al cinema? Dica lei che ha tanta immaginaginazione padronale. Gliela canto meglio: la società è di Commisso, ma la Fiorentina appartiene ai tifosi, anche a quelli critici .
Infatti lei non ha capito nulla.
La Fiorentina, è un bel film una grande Società che ha dimostrato come si fanno le cose davanti ha trovato solo inetti. La proprietà proprietà ha dato valore alla società, altrimenti andrebbe a vederla, se la fanno entrare, col Compiobbi.. ahhh.
La società ha costruito, i vari Comuni non hanno fatto un nulla di buono, e alcuni scriba, hanno remato contro anche in modo ingiusto e pesante.
Brava Fiorentina. Lei vada a vedere il Compiobbi, e sene faccia una ragione… ahhhhhh