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Alitalia: vendere tutto vendere subito

E la tentazione politica di non recidere il cordone ombelicale che la lega ad Alitalia

di Redazione Pensalibero.it | 7 Febbraio 2022

La notizia della possibile cessione di Ita Airways – la compagnia sorta dalle ceneri di Alitalia dopo averne scorporato l’ennesima bad company – va guardata con speranza e con sospetto. Con speranza perché, se davvero l’ex compagnia di bandiera entrasse nel perimetro di uno dei grandi colossi europei, forse potrebbe essere l’atto finale di una storia che si è trascinata fin troppo a lungo. Con sospetto perché, negli ultimi due decenni, Alitalia è già stata “privatizzata” due volte salvo poi rientrare, perdite alla mano, nel recinto pubblico.

Questa volta è diverso? Forse sì. Le esperienze passate di “privatizzazione” avevano sempre visto un grande lavorio della politica per imbastire cordate salvatrici tali da mantenere un legame, per quanto indiretto, col tricolore. Sia nel 2009 (quando venne acquistata da una cordata italiana), sia nel 2014 (quando si tentò il matrimonio con Etihad come partner industriale e la curiosa partecipazione delle Poste) l’ambizione era di garantire l’indipendenza di Alitalia. In entrambi i casi la compagnia accumulò debiti che finirono in capo al contribuente. In entrambi i casi, l’obiettivo era di impedire l’aggregazione con gli altri, più grandi vettori europei, per timore che la perdita dell’italianità potesse infliggere chissà quale umiliazione al nostro paese.

Adesso la situazione è cambiata. Come spiega Andrea Giuricin in un Focus dell’IBL , l’offerta di Lufthansa e MSC prevede l’integrazione di Alitalia all’interno di una logica di gruppo. Lo stesso accadrebbe se arrivasse un’offerta concorrente da parte di AirFrance. Non è un caso se il dissesto di Alitalia è diretta conseguenza proprio dell’ostinato rifiuto di queste due strade: nel 2009 si fece di tutto per far saltare l’accordo con AirFrance, e nel 2017 l’ipotesi di Lufthansa venne lasciata cadere. Le soluzioni più strampalate circolate in questi anni, come l’acquisto da parte delle Ferrovie dello Stato Italiane, sembrano per fortuna tramontate. Quindi non resta che vedere cosa deciderà il governo e a quali condizioni. 

Non sappiamo come andrà a finire: la tentazione di dire “ora o mai più” è forte. Ma è altrettanto forte la tentazione per la politica di non tagliare del tutto il cordone ombelicale che da decenni la lega ad Alitalia. Per questo, non solo è importante che l’operazione si faccia. E’ altrettanto importante che la privatizzazione sia completa e definitiva: se il governo mantenesse una partecipazione per quanto piccola nel capitale di Ita Airways, fosse anche una sola azione, sarebbe l’ennesimo segno di voler tenere aperta una porta che invece va irrimediabilmente chiusa.

Leggi sul sito dell’Istituto Bruno Leoni

Istituto Bruno Leoni

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, governo, integrazione, lega, notizia, speranza

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