Di una cosa si può essere sicuri. Quando si vuole fare una cosa obliqua, che va direttamente a favorire certi interessi a danno di altri, ci si mimetizza dietro le opinioni e le ragioni dei “tecnici”.
Più che un partito quello dei tecnici è uno spartito, ove è scritta una brutta musica che serve ad assordare la gente per impedirle di ascoltare le ragioni di chi si oppone a determinati disegni.
Sta avvenendo anche con la vicenda Alitalia che ormai è sempre più intrecciata con il destino (almeno a breve) dello scalo milanese di Malpensa.
Il primo a dare il via è stato Francesco Giavazzi, dalle colonne del Corriere della Sera: “mica si vorrà sostenere –ha più o meno scritto- che un chiassoso consiglio dei ministri sia in grado di valutare la questione Alitalia meglio di un competente consiglio di amministrazione?”.
Possiamo essere d’accordo sul consiglio dei ministri (non solo quello attuale). Ma dare per scontato che il consiglio d’amministrazione di Alitalia, il primo a pronunciarsi per l’opzione Air France, debba essere assecondato senza fiatare, nel nome di una superiore competenza tecnica, è cosa da mettere i brividi a tutti. C’è in questa affermazione un concentrato di arroganza che solo in un Paese come il nostro, dove il prestigio della politica è caduto tanto in basso, si può verificare. Tanto è vero che il governo Prodi si è subito allineato con le indicazioni del prof. Gavazzi.
Senza andare tanto lontano e tralasciando altrettanto significativi precedenti, nell’attuale governo si sono particolarmente distinti per i disastri provocati ministri e viceministri tecnici quali Tommaso Padoa Schioppa e Vincenzo Visco. Per altri disastri provocati da tecnici alla guida di aziende private e pubbliche, a cominciare proprio da Alitalia, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
La questione Malpensa non è secondaria. E sarebbe criminoso consentire di cancellare i più importanti collegamenti internazionali dalla capitale del nord. Siamo di fronte ad uno dei casi palesi nei quali c’è bisogno che le valutazioni dei tecnici lascino il posto a quelle dei politici.
Alcuni anni fa, munito di assoluta incompetenza tecnica, sono stato presidente dell’aeroporto di Firenze. All’epoca uno scalo non solo piccolo ma anche avversato da una parte importante dello schieramento politico. Contemporaneamente ricoprivo anche l’incarico di vice-Sindaco: insomma, nomina più politica non avrebbe potuto esserci. Presi le redini della società di gestione quando i passeggeri erano attorno a centomila l’anno e lasciai un aeroporto che aveva raggiunto il milione e trecentomila passeggeri ed era diventato il terzo scalo italiano per numero di città collegate. A Firenze non possono atterrare aerei grandi: per questo il terzo posto riguardava solo i collegamenti e non i passeggeri. Ebbene, in quei quattro anni ho potuto rendermi conto di alcune cose. La prima è che ci sono casi in cui la politica è più avanti rispetto alla realtà industriale ed economica: l’imprenditoria fiorentina si spese in accesissime difese verbali, ma non cacciò mai una lira per la crescita dello scalo, nemmeno in occasione del lancio di un prestito obbligazionario ripagato dal 12% di interessi.
La seconda, che l’Alitalia ha sempre sbagliato tutto e che la causa degli errori stava nel suo strapotere in Italia. Mise ogni sorta di ostacoli lungo la via della crescita del piccolo aeroporto, poi prese a snobbarlo. Intanto, quindici o venti collegamenti realizzati con altrettante città europee da compagnie più audaci e meglio gestite abituarono i fiorentini a fare a meno di Alitalia anche per i voli transcontinentali: perché andare a Roma o Milano quando si poteva partire da Firenze già in aereo e fare scalo a Francoforte, Parigi, Londra, Bruxelles, etc.?
Ma la terza cosa è forse quella che maggiormente si attaglia alle odierne vicende di Alitalia, Air France e Malpensa. Se la domanda crea il servizio, imparai che è vero anche il contrario. Tra Firenze e Bruxelles venne creato un collegamento con un piccolo aereo di 19 posti, perché un’indagine di mercato aveva evidenziato che c’era la sicurezza di dodici posti giornalieri occupati.
In capo a due anni, Firenze e Bruxelles erano collegate da tre voli giornalieri con aerei da 70-80 posti.
Credo che qualche utile considerazione possano trarla tutti coloro che per sanare disastri veri e presunti conoscono solo la via dei tagli e della cessione ad altri di quote di mercato. E che sia sacrosanta la mobilitazione a difesa di Malpensa (come lo fu, nel suo piccolo, quella per assicurare collegamenti aerei a Firenze).
Mi meraviglia, e nessuno me ne voglia, di non vedere abbastanza presenti, in questa mobilitazione, gli esponenti della tradizione laica liberale e socialista. Proprio non importa di essere stati cancellati quasi del tutto al nord?
Nicola Cariglia

Hai ragioni da vendere. Siccome qualcosa ne bazzico anch’io, anche se non sono in possesso di dati precisi e recenti. che però si possono sempre reperire. Perché non ne facciamo un convegno velocemente?