A distanza di oltre cinquant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, vengono lentamente alla luce interessanti verità sugli eventi storici di quegli anni difficili che portarono alla definitiva disfatta del nazismo e del fascismo e che, fino a pochi anni fa, erano noti solo a ristretti gruppi di persone.
Il genocidio delle Foibe, compiuto dai partigiani di Tito nelle zone vicino a Trieste e nell’Istria, di cui si è recentemente celebrato il ricordo, rappresenta un esempio eclatante di eventi celati e cancellati dalla storia del nostro paese per volontà di coloro che volevano far brillare la stella della lotta partigiana contro il nazifascismo solo della luce del comunismo.
Eppure non solo i comunisti hanno lottato e dato la propria vita per difendere gli ideali di democrazia, libertà, i valori risorgimentali dell’unità e dell’identità nazionale e per affermare il patriottismo e l’amore per la patria.
Un esempio emblematico è rappresentato da Alfredo Pizzoni, partigiano fiero, orgoglioso, carismatico, nonché Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia, il cui impegno nella lotta partigiana viene ripercorso in una recente pubblicazione, scritta da Tommaso Piffer per la casa editrice Mondadori, dal titolo significativo: “Alfredo Pizzoni, leader ignorato della resistenza”, nella cui prefazione storico Renzo De Felice ribadisce la sua tesi più significativa sulla resistenza e, cioè che “la scelta resistenziale dei partiti anti fascisti era di carattere sostanzailmente ideologico”.
Proprio così. Alfredo Pizzoni è stato un leader della lotta di resistenza……ma ignorato! Piffer, a questo riguardo, parla di una vera e propria “damnatio memoriae”, cioè di una cancellazione dalla memoria storica degli italiani!
Così, come per le Foibe, anche di Alfredo Pizzoni si sono perse le tracce per decenni.
Perché? Ma perché non era esponente dell’area politica che, allora, aveva l’arrogante presunzione di detenere il monopolio tra le forze della resistenza, allo scopo di affermarsi come principale e determinante artefice della sconfitta del nazifascismo, a discapito degli importanti contributi dati alla lotta partigiana da parte delle altre forze politiche, quale fu quella liberale, cui apparteneva lo stesso Alfredo Pizzoni.
Il libro di Tommaso Piffer rende onore ad un personaggio importante della storia della resistenza italiana, restituendigli, almeno parzialmente, i giusti meriti per l’instancabile ed eroica attività svolta per la costituzione e l’affermazione della significativa presenza del movimento di liberazione nazionale nell’Italia del nord, del quale fu anche Presidente fino al 27 aprile 1945.
Per quei valori di unità nazionale, patriottismo e amore per la patria, che gli furono trasmessi dal padre, ufficiale di artiglieria, Alfredo Pizzoni ha sempre combattuto, con grande impegno e abnegazione, nella difesa degli interessi supremi della Patria e non per spirito di gloria o per cercare semplicemente un’affermazione personale.
Per questo motivo, in nome del supremo ideale dell’identità nazionale al quale, Alfredo Pizzoni, ha sempre ispirato ogni sua azione, sia nella normale vita quotidiana che nell’impegno della lotta alla resistenza, tutti noi gli dobbiamo assoluta riconoscenza e onore, perché è con lo spirito di uomini come lui che si può sperare di costruire una nazione forte e prospera.
by Picche

Sono il nipote di un partigiano socialista,ma sono un fermo sostenitore dell’idea liberale.Sostengo che l’eredità della lotta partigiana non debba essere solo monopolio della sinistra o dell’ala comunista ma anche di colocoloro che con idee diverse,ma con il medesimo eroismo si sono sacrificati per la libertà del nostro paese.
Condivido quello che dici caro/cara lettore/lettrice: Purtroppo l’idea dell’unità nazionale, dell’attaccamento alla patria e alla bandiera è sempre messo in secondo piano rispetto ai propri interessi, siano essi personali o di schieramento politico e la lotta contro il nazifascismo ne è esempio palese; ogni schieramento politico che l’ha combattuta, ha cercato primariamente di affermare i propri valori e la propria ideologia a discapito degli altri e delle altre nel meschino tentativo di acquisire maggiori meriti agli occhi dell’opinione pubblica; ma ciò che è peggio è che la genet si è fatta per troppo tempo strumentalòizzare da questi cosiddetti leaders, italiani e mondiali, che non hanno fatto altro (ma anche oggi è lo stesso) speculare sulla pelle delle persone cercavano di imporre la propria idea di stato, di governo e di nazione come la migliore possibile!
Leggendo l’articolo mi è venuta spontanea
una rilfessione: quando si parla di nazismo,
fascismo o comunismo, si cerca sempre di
far apparire una ideologia migliore dell’altra,
a seconda del proprio pensiero politco, esaltando i vari personaggi che ne hanno tracciato la strada e che magari, come in questo caso, sono stati più o meno dimenticati.
Personalmente, quando penso a questo doloroso periodo della nostra storia, non guardo i colori politici ma solo quello della bandiera e tutti coloro che hanno combattuto per la libertà e contro un regime assurdo e irresponsabile, ritengo siano degni della nostra riconoscenza e
della nostra stima incondizionata perchè, senza di loro, oggi non saremmo qui a parlarne liberamente.