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Alfano potrebbe allearsi con il PD o con il centrodestra: e non fa differenza!

I partiti della “prima repubblica” cominciarono a morire quando la gente li percepì tutti uguali. Ma questi nacquero tutti uguali e per continuare ad esserlo.

di Nicola Cariglia | 10 Agosto 2017

“Se Renzi e il centro destra cercano disperatamente Alfano per fare accordi elettorali in Sicilia significa che sono davvero alla canna del gas”. Questa frase di Luigi Di Maio, che secondo i 5 Stelle potremmo addirittura ritrovarci come Presidente del Consiglio dopo le elezioni di primavera, ci permette di fare qualche utile considerazione. Non sullo stato dei partiti, ma sullo stato e le prospettive del Paese, purtroppo non rosee.

Naturalmente, di Di Maio, sarà bene condividere solo le parole. Mentre è opportuno prendere le distanze dal significato che ad esse dà l’aspirante primo ministro. Perché il panorama siciliano (al pari di quello nazionale) non è quello che mostra alcuni partiti che scoppiano di salute ed altri “alla canna del gas”. E’ piuttosto quello di una regione e di un paese che sono essi stessi alla canna del gas, in tutt’uno con i vari partiti che si stanno agitando nelle due dimensioni.

Nessuno è in grado di capire cosa ci sia, nei programmi, alla base delle eventuali intese con Alfano da parte del PD o del centrodestra. Poco o niente, se non questioni di potere, visto che sono due alleanze, eventualmente, intercambiabili. Ma nessuno può nemmeno dire che i Cinque Stelle siano alternativi o anche solo diversi. Le loro proposte, spesso confuse, non ci fanno capire la differenze. E le loro prove, al governo di importanti comuni (Roma e Torino) fanno temere che, se differenze esistono, si tratta di differenze tutt’altro che migliorative per gli Enti governati.

I partiti della “prima repubblica”, si ispiravano alle loro ideologie per trarre spunto per i loro programmi che ci facevano capire dove volevano andare a parare sulle questioni importanti: fisco, lavoro, sanità, scuola, politica internazionale, etc. Le alleanze e le coalizioni si facevano mediando fra i diversi punti di vista. Quando la gente cominciò a non avvertire più le differenze e a percepire che i partiti erano diventati tutti uguali, i partiti cominciarono a perire. Ma questi partiti, della “seconda repubblica” non sono “diventati” tutti uguali. Essi nacquero per essere tutti uguali. E’ molto peggio. La gente se ne è accorta ed il solco che divide la classe politica dalla gente è oggi più profondo di prima. Era prevedibile, ma molti non lo capirono, altri fecero finta di non vedere, altri ancora ebbero timore persino di guardare.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Il punto del DirettoreTag: 5 stelle, centro destra, classe politica, elezioni, fisco, governo, lavoro, pd, presidente del consiglio, punti di vista, roma, sanità, scuola, sicilia

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Ricky Raider

    10 Agosto 2017 alle 17:55

    Concordo senz’altro su ciò che riguarda Di Maio. Tantopiù che ha dichiarato apertamente la volontà di restare nell’€uro, cosa di cui gli elettori 5stelle, abbagliati dall’illusione del falso bersaglio cricca-casta-corruzione, non se ne sono nemmeno accorti… altrettanto dicasi per la Lega, prima dichiaratamente anti-€uro, ora più malleabile pur di far carro(ccio) unico con Berlusconi, Renzi ed Alfano… In altre parole, gli schieramenti rimasti in lizza sono solo due e terribilmente simili… Mi preme domandare al direttore Nicola Cariglia cosa suggerirebbe di fare, visto che ci stiamo avviando verso una dittatura di tipo sovietico… anzi, decisamente peggiore, perché spersonalizzata nel contesto del potere finanziario… grazio

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