Stanze
Ho guardato
attraverso di me
con i miei occhi
sopra l’inferriata
tra croci di sbarre
il cielo, recintato
in una cravatta
d’aria sulla gronda
una rondine, impettita
La libertà
è una stanza
dell’anima
il me di nessuno
il me di nessuno
è lingua d’ortica
gabbia di fumo
ramo che frusta
di rabbia e dolore
rimane
solo e violento
come lo sputo
senza colore
il me di te
è profumo di mirtilli
sorriso di petali
soffio di coriandoli
docile
rimane
tra i prati e il cielo
e sopra
solo parole dolci
quattro aprile
Se provo ad ascoltarlo
Come un graffio
m’assale
il ruggito del dolore
sigillato in una cornice
coperto dal vetro
tutto il fragore
di quella risata
appeso
al silenzio
bianco del marmo.
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